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Sofia e il tedio domenicale

Ascoltando Aghia Sophia dei CCCP

Ripenso

“La domenica è stanca per definizione” lessi una volta in un libro che tu avevo definito”stronzo ma bello”.

Ti scrivo adesso dopo che ho chiuso la penna nel portapenne colorato e variopinto del liceo

Ce lo dicevamo in faccia quanto era stancante sopportare il tedio domenicale. Soffia Sofia, sussurra una altra volta, vivi, io vivrò. Pian piano le cose si sono evolute e cambiate e la domenica è diventata sempre più breve e stanca, non ci ricordiamo quasi più di essa e di quanta droga consumavamo.

Ebbene, lo dico, cittadini e cittadine! Sono laureato con la lode e me ne vanto. Ma la vita ci ha detto che dovevamo vivere e non più aspettare e studiare stancamente. Così sono diventato un lavoratore della terra e ho cavalcato il verbo del food e drink d’origine protetta che allieta i nostri aperitivi. E intanto Sofia ha cercato e trovato fortuna altrove sposando un ricco capitano d’industria che ha delocalizzato in medio oriente. Brava Sofia, ti sei emancipata da tutto e tutti e guarda la vita che vola via altro che tedio domenicale del benamato sud del mondo.

Mi manchi cara. Ti voglio ricordare di come facevi la pizza a Pozzuoli e a burina a Roma, e mo tu fai a’ svizzera, abiti a Nuova York. Sofia, bella Sofia, Sofia dell’altrui brame.

Quant’è bello, in progress, sto cazzo di reame!!

Domani sveglia alle 5.

Ti saluto, buona vita.

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Fallimento ecologico

Qui non esiste bellezza di nessun tipo. Qui non esiste speranza di un futuro migliore. Questa foto dimostra il definitivo fallimento delle amministrazioni pubbliche al meridione e in Sicilia in particolare.

Una stradina di campagna, fino ad alcuni anni fa percorribile a piedi, ormai adibita a discarica a cielo aperto.

Da oltre 20 anni la situazione si ripete stancamente senza possibilità di soluzione definitiva. Oggi si è raggiunto l’apice del disastro che condanna la generazione precedente e quella prossima ventura. Buon marketing territoriale se ci riuscite e buona vita nel vostro web delle meraviglie.

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Il marketing territoriale ed il festival delle buone intenzioni

considerazioni sullo sfincione festival e sulla disorganizzazione cronica

Un evento enogastronomico di una certa importanza ha animato il precedente week end.
Questo evento èstato sponsorizzato in lungo e in largo come capita a molti “eventi”eno gastronomici sparsi un po dovunque sfruttando la mania per il buon cibo che è diventata un’ossessione di questi tempi di crisi e perdita di ogni tipo di riferimento culturale e non.
Nello specifico, visitando il comunicato sul sito del comune, si evidenziano le ricadute positive che questo evento avrebbe potuto

portare alla città in quanto la competizione per il migliore sfincioneè portatrice di una nuova mania che si diffonde di questi tempi ossia il “marketing territoriale”.

In base a questa definizione, si applica il concetto del marketing ad un territorio, quello di Bagheria appunto, e questo dovrebbe portare benifici economici in quanto il marchio Bagheria territorio ne giova come simbolo di eccellenza gastronomica dello sfincione.
Tutto corretto e giusto, sfortunatamente, come spesso accade, le buone pratiche hanno scarsa applicazione sul reale e , i buoni propositi si arenano in una folle corsa ad accapararsi quanto più prelibatezze possibili scatenando l’ingordigia e la lussuria del palato.
Ho visto gente accalcarsi e spingersi per portarsi a casa quanti più pezzi di sfincione possibile,
ho visto ua folla che aveva come unico obiettivo prendere quanto più possibile e allontanarsi dal posto diventato una bolgia di umanità varia. Inoltre, ho visto la solita lunga e scomposta filiera di automobili in preda alla folle ricerca del posteggio più vicino possibile all’evento evitando di fare troppa fastidiosa strada a piedi. Allora mi chiedo, è questo il valido strumento di marketing territoriale? E questo modello che la città promuove?
Una corsa sfrenata ad accapararsi le leccornie in una bolgia di persone, di auto e di posteggi improvvisati volti a soddisfare il proprio desiderio individuale piuttosto che una più regolata convivenza civile?
Siamo troppo abituati a pensare e soddisfare il nostro io e lo facciamo in una estenuante gara alla sopravvivenza civile e prevaricazione sull’altro.
In questo sconfortante scenario di battaglia e competizione sull’altro (che spesso diventa una guerra tra poveri) ci mettiamo anche l’assoluta incapacità di fornire un servizio navetta aggiuntivo che agevoli la circolazione e riduca il traffico veicolare, utopia irrealizzabile dato che il cittadino comune non conosce altro mezzo di locomozione che non sia la sua automobile e che l’amministrazione non ha soldi per le navette cittadine. Mezze verità di comodo. Le navette esistono ma non vengono utilizzate. Anche se non esistessero le navette o gli autobus, si possono utilizzare i furgoncini delle associazioni di volontariato. Ciò non è possibile. La spasmodica voglia di fare venire gente e di vendere una qualunque attrazione culinaria ha la sua priorità e la viabilità diventa un problema secondario tanto il posteggio s’inventa al pari del modo di campare.
Niente da fare. Il marketing territoriale rimane una bella parola priva di significato qui dove non esistono i principali servizi di una qualunque città di media grandezza italiana ed europea che possa chiamarsi tale. I servizi sociali sono un utopia in una città ormai in bancarotta conclamata quindi smettetela di vendere mezze realtà abusando dei termini più in voga del momento e dedicatevi a rendere la città quanto meno vivibile e civile. In nome di quella tanta abusata vostra “onestà” vi chiedo inoltre di non abbattere interi quartieri (vedi caso della via Vasco de Gama di Aspra)
e cercare di fare di quel poco che c’è una città quantomeno vivibile. Vi chiedo di riprendere i servizi di pulizia urbana e mettere un semaforo in via Rammacca incrocio con corso Baldassare Scaduto dove regna il più assoluto caos.
Fatelo, se siete veramente onesti o se solo ve lo ha detto il grillo parlante di turno.

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Lontananze

Ho viaggiato per dimenticare afflizioni e scontentezze varie.

Il cambio mi ha fatto rivivere la realtà senza filtri

Siamo in un seminario sulla tematica più odiata di questi tempi precari, il volontariato europeo e l’ imprenditorialità

Siamo seduti in cerchio e ci parliamo di esperienze, aspettative e 

In generale della nostra vita.

Parliamo una lingua non nostra ma ci capiamo dalle emozioni

Nei lavori di gruppo ci testiamo e sappiamo cosa fare

La serietà del giorno viene superata dal divertimento notturno

Di notte ci scateniamo nella danza del corpo, nell’inebriamento dei sensi

Io sto a parte, per una volta, stanco di tanti festini deliranti

Il freddo vento notturno mi ha svegliato il malore del corpo

adesso sono inebetito, sospeso tra il sonno e la veglia

Gli occhi si chiudono stanchi e la mente mi porta visioni confuse. 

Arriva la bella Sofia dagli occhi orientali e dal viso serafico

Si accomoda al mio lato preoccupata dal mio calo di energie e dalla mia tristezza

Mi rincuora carezzandomi l’anima di parole confortanti quasi sussurrate a bassa voce

Le sue parole diventano un caldo bacio per le mie orecchie

Rimango incantato ad ascoltarla ripensando alla nostra vorticosa danza della sera prima 

Ci prendiamo e ci fissiamo, ci tocchiamo e ci abbracciamo finché ci fanno accomodare fuori per chiudere il locale

Svanisce l’illusione, lei ritorna in stanza lasciandomi del vino bevuto a metà

Fisso quell’amaro calice sorseggiandolo nella spiaggia del laghetto

Adesso è tempo di andare, di tornare alle nostre dannate preoccupazioni quotidiane

Non ho più tempo per questi sentimenti di contrabbando 

Tu sei già lontana migliaia di chilometri e io devo capire se amarti o perderti per sempre


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Estinti 

 Arriva Novembre che inizia con l’omaggio ai cari estinti trapassati.

Necessario ricordarvi, voi cari che foste, 

E così riprendo questa poesia di un altro caro estinto 

IL GIORNO DEI MORTI Io vedo (come è questo giorno, oscuro!), vedo nel cuore, vedo un camposanto con un fosco cipresso alto sul muro. E quel cipresso fumido si scaglia allo scirocco: a ora a ora in pianto sciogliesi l’infinita nuvolaglia. O casa di mia gente, unica e mesta, o casa di mio padre, unica e muta, dove l’inonda e muove la tempesta

Pascoli così scrisse nelle sue “myricae” fragili poesie

E oggi, dopo la tempesta impetuosa del maltempo,

che tanto danno ha provocato a noi comuni mortali,

Vengo a ritrovarvi per dirvi come, passata anche questa 

Prova dell’esistenza, guardiamo come anche il cimitero 

Sia inondato dalla furia degli elementi.

Tante colpe hanno i mortali

Troppo a lungo hanno giocato 

Rovinando la terra 

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Nobile ciarpame

Qui un tempo sedevano nobili di alto lignaggio.

Cavalieri, dame, conti e marchesi usavano sostare e ammirare la rigogliosa natura dei dintorni.

Oggi piccoli uomini, di bassezza morale e civica e di volgari natali, non hanno altro posto dove lasciare i loro miserevoli scarti quotidiani.

Le panche conservano ancora integro i loro ricordi della gente che fu. Costoro, con le loro miserie nobiliari da nascondere, non avrebbero mai potuto pensare che gli uomini del futuro avrebbero potuto arrivare a tanta bassezza morale davanti ad un nobile posto.

Continua la decadenza della fu nobile città delle ville

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Le foto di un tempo

Nascoste in un cassetto chiuso o in una credenza piena di ragnatele
ho trovato queste foto di un tempo.
Testimoni di un tempo lontano, testimoni di ricordi ormai scomparsi.
Rappresentazioni di realtà, di un altra epoca.
Immobili nella loro storicità e nel loro valore.
Adesso sono state digitalizzate in pixel
e non hanno più il supporto carteceo.

Qualcuno si commuove a rivedere lo zio morto con gli amici sorridente
o con la zia scomparsa prematuramente, a baciarsi e amarsi felicemente.
Poi arriva il Nonno da giovane ufficiale in posa statuaria che guarda nel futuro della sua vecchiaia e ai nipoti che arriveranno.
Le foto sono rimaste sul tavolo a riempire i ricordi
a commuoverci con la loro materialità scomparsa.
Adesso spieghiamoci come la foto di oggi non sia più un rituale
ma un quotidiano vezzo da mostrare nel mondo immateriale.
Nessuna materialità, nessuno spazio da riempire.
Tutto e il niente insieme che si abbracciano
nel giro di alcuni megabyte