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immensità relativa

Solo il 5% dell’universo è costituito da materia ordinaria ossia quella che costituisce le stelle, i pianti e noi stessi.Solo il 5 % del web è fatto da siti indicizzati, mentre il 95%( e anche più)
sta nella parte peggiore; nel darkweb
dove si possono comprare droghe, assoldare killer e vedere torture.
Questa strana correlazione ho messo insieme leggendo della materia oscura e dell’energia oscura.
Internet è un universo in espansione, come il nostro,
dove ognuno vede e tocca una realtà.
Ma quante realtà esistono?
Se cercare di capire il mistero dell’universo sconosciuto è una sfida stimolante e una nuova frontiera per la scienza, lo stesso non si può dire
del darkweb dove è meglio non conoscere e non sapere cosa accade
nel regno della depravazione umana.
Eppure, siamo una minima percentuale di quel 5% visibile e tangibile.
E se anche nella nostra realtà quotidiana esistono, è sicuramente esiste, la materia e l’energia oscura, chissà quanta ce n’è qui
in questo esemplare di mondo delle nostre strade.Sarà pure oscura la materia che li compone ma è chiara la schifezza umana che l’ha generata.

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La festa

Arriva Settembre e arriva la festa di paese.

Arrivano automobili e genti di ogni dove che popolano la borgata

Non si trova uno spazio libero; marciapiedi occupati, strade intasate e traffico congestionato.

Questa è la festa e la voglia di festeggiare?

Sembra la solita storia abitudinaria completa di immondizia ordinaria

Appena fuori dal centro abitato si sente già l’odore di mosto e uva lavorata.

Ecco una festa che in tanti hanno dimenticato: la festa divina dell’uva lavorata. Uno nuovo vino ci inebrierà e riempira le nostre tavole.

Un nuovo odoroso nettare ci farà dimenticare immondizie e soldi che scarseggiano.

Ma il sindaco sta provvedendo, lo sciopero finirà, la raccolta porta a porta continuerà. Riprende la solita litania dell’ amministratore bello, bravo e competente che vive nel palazzo dell’iperuranio dove tutto va bene e il web è la risposta a tutti i mali.

Si scommetterà sul marketing territoriale e sul turismo e sulle coste e sull’arte e la cultura…

E se volete lamentarvi fatelo su internet è gratuito

Poi andate al bar ad aspettare la chiamata per un lavoretto mal pagato e ringraziate Iddio di vivere in questa bella Sicilia che ha un solo difetto:

I siciliani

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Al finale di una tesi

La mediocrità e la violenza comunicativa come punto fondamentale di una nuova involuzione politica e semplificazione allarmante del discorso politico sono quindi il vero problema che impedisce una convivenza pacifica e serena tra i nuovi e vecchi stranieri delle società attuali. Una delle possibili soluzioni per superare questa continua caccia all’estraneo e la sua criminalizzazione ci viene offerta di recenta dal filosofo contemporaneo francese Edgar Morin il quale, consapevole di questa “direzione spaventosamente regressiva” che il mondo ha imboccato da alcuni anni vuole darci una direzione da seguire affermando come <

Bisogna creare delle oasi di resistenza fondate sulla fraternità, sulla solidarietà umana, sul rifiuto dell’egoismo trionfante (…)
Il destino dell’Europa e del mondo non può essere lasciato in mano ai fondamentalisti religiosi, ai nazionalismi, agli “imprenditori della paura” che vincono le elezioni, agli spregiudicati interessi economici delle superpotenze

La sua soluzione a questo troppo diffuso imbarbarimento culturale deve far leva su di un nuovo senso civico da risvegliare e infondere dalle scuole poiché

Soltanto un universalismo fondato sulla solidarietà e sulla fratellanza potrà far fronte a questa deriva.
Bisogna ripartire dalle scuole, dall’educazione dei giovani. C’è bisogno di una classe insegnante che abbia una coscienza civile: non si va a scuola per imparare un mestiere, ma per diventare cittadini colti e solidali

Articolo preso da “la lettura” del 29/07/2018 di Nuccio Ordine, In Europa serve una nuova resistenza.

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Amore perduto al concerto

Sfuggire dalla realtà per ritrovarsi ad un concerto qualunque a ricordarsi di come,
prima dei social, era bello contaminarsi con tanta gente.
L’aria della baldoria è la stessa di anni fa, quando andavamo insieme ai concerti
dei grandi gruppi e delle grande adunate ai cancelli.
Giusto a te pensavo, cara Amanda.
Ti ricordi di me? Del nostro amore finito e andato a male
quando una domenica buttai nel cesso una fotografia
in cui ci stringevamo forte per baciarci di sfuggita.
Si,l’errore fu una colpa mia se quest’anno ti hanno visto
vomitare gli occhi e l’anima ad un concerto rock,
abbracciata ad una testa di cazzo che di certo la sapeva lunga.
Stare qui a ricapitolare le colpe nostre si fa notte,
anche perchè niente dura per sempre e neanche la musica.
Vorrei sapere come stai, se come scrivi è tutto ok,
intanto balliamo e avvinghiamoci ancora l’uno all’altro,
sentiamo il nostro respiro farsi vicino,
le nostre labbra agganciarsi nella presa dell’amore,
per poi liberarsi in cerca di altro, effetto dei desideri impulsivi e momentanei,
tu continui a dimenarti cercando la complicità di qualcun’altro,
io sono già andato all’uscita di un concerto rock
a pomiciare con una troietta qualunque,
alla faccia del tuo pessimismo da quattro soldi
che chiaramente aveva fatto proseliti.
Ti avrò di nuovo per il tempo di un LP,
il lato A e il lato B,
che niente dura per sempre figurati io e te.

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Ferragosto

l’aria è intensamente calda. la città si sveglia gradualmente del torpore di una notte estiva molto calda.
Come ogni ferragosto, ci si prepara all’invasione delle spiagge dove passare una notte di bevute e bagni improvvisati. C’è il solito scenario di gente che si porta tutto da casa e c’è pure la solita tradizionale immondizia già sapientemente posizionata daventi l’ingresso delle spiagge per portarsi avanti con il lavoro.

Nonostante le strisce blu a pagamento non mancano i posteggi selvaggi e improvvisati
come, nell’altra realtà un po meno reale, non mancano i commenti indignati dei cittadini comuni sulla situazione ambientale e sulla sporcizia. Ma che importa? Tanto finchè potremo farci un selfie con il tramonto
alle spalle gustandosi un aperitivo un po tutti si sentiranno a capocabana o giù di lì.

Fa caldi, i rifuti emanano un inteso odore di rancido ma soltanto i pochi pedoni avranno la fortuna di assaporarlo, la maggior parte dei turisti mordi e fuggi passano con l’aria condizionata a palla e hanno come unica preoccupazione trovare un posteggio, possibilemente in terza fila non troppo lontano da quel localino dove fanno una apericena sfiziosa a soli 5 euro.
Non ci sono servizi pubblici funzionanti, le navette e gli autobus fanno orari ridotti o nulli per facilitare il traffico ferragostano.

A ferragosto tutti al mare a formare delle baraccopoli spartane a pochi passi dalla battigia occupando gran parte della spiaggia disponibile e formando un intelligente sistema accumula-rifiuti formato da bidoni vari trovati in loco dove scrivere: indifferenziata, umido, plastica e carta per scaricare il contenuto di tutti questi bidoni in uno enorme che non ha scritta ma ha la sabbia della spiaggia.

Si sente che TUTTI VOGLIONO UNA GRANDE FESTA, Un’estate TRIDIMENSIONALE, una bomba nuclerare e noi che ce ne andiamo al mare e allora io
TI MANDO UN VOCALE DI 10 MINUTI SOLTANTO PER DIRTI QUANTO SONO FELICE,
MA QUANTO è PUTTANA QUESTA FELICITà?
Non lo so, ma pure la tipa accanto non scherza.
Mi avvicino e le dico:
PORTAMI GIù DOVE NON SI TOCCA, DOVE LA VIDA è LOCA,
SU UNA RUOTA, QUESTA NOTTE è NOSTRA
FAREMO COME IL VENTO: DA ZERO A CENTO
E ADESSO CHE MI PRENDI PER LA MANO
VACCI PIANO CHE SE MI STRINGI COSì
IO SENTO IL CUORE A MILLE.

Improvvisamente, arriva l’ennesimo acquazzone estivo che spazza via tutte le illusioni, le baracche estive,le strisce blu e pure tutta l’immondizia…

Si ricomincia daccapo, non è più estate ma si suda lo stesso.
Ed ecco l’ennesimo fuoco d’artificio che si confonde con i fulmini del maltempo.
La festa è finita; tornate a casa a lamentarvi sui social

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Come un materasso in una aiuola

Come un qualunque rifiuto urbano sto in questa aiuola
appoggiato incurante della pioggia estiva come della canicola.
Giusto di fronte il supermercato a fare spese
la gente passa e non mi guarda nemmeno, troppo impegnata a fare altro.
Mi viene in mente la canzone di battiato:
Vivo come un cammello in una grondaia
in questa illustre e onorata società!
sento lo stesso peso ingombrante del cammello in una grondaia
e forse non solo la grondaia sta per cedere, ma tutta l’illustre società
dei consumi e dei rifuti.
E ancora, sto aspettando, un ottima occasione
per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta.
Fosse così semplice abbandonare questo marciapiede prima
e il pianeta poi.
Ma sento che, stanotte, quando tutti saranno andati via,
altri materassi abbandonati arriveranno a riempire gli spazi
e un giorno copriremo e conquisteremo tutta la città.
La città dei morti dormienti nei materassi
o la città dei materassi dormienti.

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La seconda parte dell’addio

la stanza delle torture era in un anonimo magazzino sito in una anonima via di Palermo.
Siamo arrivati lì nel bel mezzo di un afoso pomeriggio estivo. Intorno non c’era inizialmente nessuno poi sono arrivati nell’ordine; una signora di passaggio, la proprietaria di un panificio che sapeva cosa stavamo cercando, il collega di Joseph affacciato al balcone che ci spiegava il posto, una 600 blu con dentro il celebrato con un berretto invernale traspirante che lo faceva sudare dalla testa in giù, il fratello del celebrato con gli amici della vittima celebrata pronti a fare baldoria e a risolvere enigmi e intrighi della particolare stanza.

Io ero già in trance agonistica e in uno stato mentale molto confuso ma ugualmente pronto a fare parte della partita. Entrati nel posto ci viene chiesto di lasciare cellulari, disppsitivi elettronici, portafogli, effetti e affetti personali e una quota di 18 euro che mi rifiuto categoricamente di pagare.
Vengo, prontamente, tranquillizzato e calmato quando anticipano la mia quota spiegandomi che mi verrà rimborsata “un giorno”.

L’addetto alla camera è un tizio che parla con cognizione di causa e dovizia di particolari.
Ascolta pazientemente le mie obiezioni dettate dal alcol e mi spiega il funzionamento della “stanza”
mentre Josph ascolta senza battere ciglio e chiedendosi perchè mai si trova qui.
Alla fine della spiegazione, il tizio indossa un berretto da secondino con tanto di manganello sfollagente e ci invita ad entrare in una stanza-prigione dove almeno c’è l’aria condizionata.

La sola presenza dell’aria confezionata mi porta a preferire questo posto senza obiezioni anche se è al buio, c’è un finto cesso finto-sporco e ci sono finte scritte sul vero muro in parte vere e in parte no. Veniamo ammanettati e costretti a guardare un video con protagonista V per vendetta che spiega come  dovremmo evadere. Gli enigmi sono disseminati dovunque come i lucchetti con le combinazioni numeriche. Ci liberiamo delle manette ed esploriamo la stanza cercando indizi e altro.

C’è la brandina che ci aveva promesso la cameriera della focacceria ma lei non c’è.
C’è un cesso accomodante, dei cassetti fissati male, delle scritte inquietanti e da decifrare
ma la più grande cosrtesia che ci viene data sono le pantofole ai piedi della branda che però non ha cuscini nè lenzuola. Intorno ci sono armadietti chiusi da lucchetti, cassetti chiusi da lucchetti e lucchetti chiusi da lucchetti.

Pian piano risolviamo gli enigmi nonostante le mie intuizioni sbagliate e grazie allo spirito di gruppo.
Jospeh è ancora inebetito e non ha nessuna voglia di collaborare ma ci guarda con partecipazione.
Ad un certo punto troviamo una bottiglia di spumante per festeggiare la permanenza nel posto e lo spirito di gruppo. Oltre la bottiglia ,che finisce in pochi istanti, troviamo uno stereo con messaggi satanici o quasi, un codice morse, dei numeri diffusi e dei simpatici disegni fatti da altri prigionieri.

Improvvisamente, salta fuori una cartina con del profumo che sniffo con piacere e mi provoca, senza un motivo preciso, grandi risate e grandi visioni dimenticate. Gli altri risolvono quasi tutti gli enigmi incoraggiandosi a vicenda mentre io e Joseph continuiamo a guardarci in faccia e ridere per alcuni oscuri motivi.

Veniamo introdotti in altre stanze buie fino ad arrivare al gabinetto di un medico psicopatico ma li finisce il tempo e il secondino ci viene a prelevare per portarci fuori tra le mie proteste perchè avevo cominciato ad apprezzare l’aria condizionata e lo spirito di gruppo.
Niente da fare, siamo stati eliminati dalla casa del grande recluso e adesso ci tocca andare a festeggiare in centro tra fiumi di birre e senza aria condizionata.

Decido di lasciare il gruppo e farmi accompagnare da Joseph a casa sua per farmi mettere una borsa di ghiaccio in testa per allevviare il dolore.

Joseph mi accompagna a casa sua e mi lascia la macchina dopo avergli pagato un riscatto simbolico di duemila euro in gettoni di piombo per avere la nuda proprietà della mia auto in cambio della sua stanza ammobiliata.

L’avventura finisce qui ma non l’addio al celebrato che continua altrove.

Intanto oggi il nostro celebrato si sposa e si va a festeggiarlo tutti insieme allegramente nella stanza della tortura.