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da bruxelles

Rieccomi di nuovo a voi, popolo del web.
Non so da  dove iniziare elencando le novità che ci sono state da un mese a questa parte.
Cercherò di fare un pò di ordine,
Una mattina come le altre, mentre ero intento a fare la spesa con mia madre e un pò morivo dentro, mi
arriva la telefonata più importante da 2 anni a questa parte.
“Signor cirello? unione degli assessorati, la informo che  ha vinto la  borsa di studio per Bruxelles”
in quel momento avevo soltanto voglia di gridare la mia felicità a tutti i passanti e mandare tutti al diavolo
” vi saluto, vado a bruxelles!”
3 ottobre: parto per Bruxelles.
Mio nipote fa il compleanno, 6 anni, e mi dispiace partire proprio oggi.
Mio fratello gli spiega;”saluta lo zio Fabio perchè lo rivedrai par Natale”
niente più partite al pc per un bel pò di tempo, avremo tempo di recuperare.
Così mi ritrovo a Bruxelles a fare lo stagista:
ho trovato ed ottenuto ciò che cercavo, un periodo lavorativo da trascorrere all’estero lavorando,
per dare un senso alla mia laurea triennale in lingue.
Le novità non sarebbero finite, al momento non riesco a descriverle, quanto meno non ne ho voglia,dato che mi sento sempre coinvolto nell’esplorazione di Bruxelles.
L’ho fatto in metro,a piedi, in tram ed in macchina.
L’impressione è di una città piccola e concentrata, cosmopolita, oltre che centro decisionale d’Europa.
Vi è un’intera zona dedicata agli uffici amministrativi europei, rue de la lois, via della legge appunto.
Una via frenetica, popolata e lunghissima che nel week end diventa vuota ed inquietante.
Si puà trovare di tutto in questa città, dai night club agli uffici del consiglio europeo, il tutto nel raggio di pochi chilometri.
Bruxelles è popolata più da stranieri che da fiamminghi, lo si vede le feste Erasmus o universitarie,dove diventa impossibile parlare in francese data la netta prevalenza di studenti spagnoli ed italiani, in più, questa città sembra essere un mondo aparte rispetto alle altre città del Belgio.
Se c’è una linea invisibile che separa la Vallonia dalle Fiandre, Bruxelles si trova in mezzo a questa linea.
uno spartiacque dove ogni cosa, dalle fermate della metro ai ristoranti, parla almeno due lingue.
I fiamminghi sembrano la minoranza silenziosa ma da non sottovalutare, i francesi-valloni dovrebbero essere in maggioranza ma sono sempre pronti a venirti incontro parlando in inglese,siano essi semplici bottegai o finanzieri, non palesando quel tipico sciovinismo lignuistico dei francesi.
Qui sembra che tutti si santano a casa, ho visto più italiani qui che a Parigi, per non parlare della zona immediatamente retrostante place Schumann dove si concentrano la maggior parte dei ristoranti e delle pizzerie italiane.
Bruxelles riesce a far convivere architetture tipicamente nordiche e moderni palazzoni di vetro, in certi posti questo contrasto e più armonico in altri le strutture sembrano accatastate le une sulle altre.
Nonostante tutto, una cosa che non capisco e alla quale non riesco ad abituarmi, sono.
A. Le piastre dei fornelli della cucina, non c’è bisogno di accendigas e si surriscaldano da soli girando le manopole provocando, ai più sprovveduti, scottature evitabili e rendendo la cottura del cibo più lenta del normale.
B. Il cesso separato rispetto al lavandino, tipicamente francese, così da non permetterti di lavarti le mani dopo una cagata.
C. L’assenza del bidet; come può mancare una cosa che porta un nome francese in una zona in cui si parla francese?

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