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Mondialità e globalità

Quello che inizia domani in Sud Africa sarà il mondiale che potrà contare sulla partecipazione delle sette nazionali vincenti nelle 18 edizioni precedenti.
Ai nastri di partenza si presentano il Brasile, 5 volte campione, vincitore definitivo della vecchia coppa rimet e vincente anche nelle edizioni giocate in continenti diversi dal proprio( USA 94, Svezia 58 e Corea-Giappone 2002).
L’Italia campione del mondo in carica e unica nazionale europea ad aver vinto il titolo per quattro volte e con due finali entrambe perse contro il Brasile( Messico 70 e USA 94).
La Germania campione in tre edizioni( Svizzera 54, Germania ovest 1974 e Italia 90)che riuscì a perdere due finali consecutive negli anni ottanta ( Spagna 82 e Messico 86).le sud americane Argentina e Uruguay,entrambe detentrici di due titoli mondiali(Argentina 78 e Messico 86 per la prima, Uruguay 30 e Brasile 50 per la seconda) e prime due squadre a sfidarsi nella storica finale della prima edizione del mondiale nel 1930.

A completare il quadro delle vincenti la nazionale inglese e francese entrambi vincenti di un mondiale organizzato in casa( Inghilterra 66 per la prima, Francia 98 per la seconda).
Oltre alle “storiche” nazionali arrivano per la prima volta ad un mondiale ben 6 nazionali africane: il Sud Africa come paese organizzatore, quindi, seguendo l’ordine dei gironi, Nigeria, Algeria, Ghana, Camerun e Costa d’avorio.
Esse non hanno una grande tradizione al mondiale e nessuna di quetse è riuscita a raggiungere le semifinali del torneo.

Per il continente asiatico si assiste al ritorno al mondiale della Corea del Nord dopo 44 anni e, contrariamente al’66, questa nazionale sembra in grado di non poter ripetere le imprese di quella nazionale che riuscì a battere l’ Italia e ad arrendenrsi al Portogallo dopo un combattuto quarto di finale.

Il continente oceanico è rappresentato da due nazionali. Per la prima volta nella storia dei mondiali Australia e Nuova Zelanda partecipano al mondiale entrambe grazie al fatto che l’Australia ha ottenuto l’affiliazione alla federazione asiatica e ha giocato contro squadre asiatiche il proprio girone di qualificazione, mentre la Nuova Zelanda si è qualificata battendo le abbordabili nazionali oceaniche e ha vinto lo spareggio contro la quinta squadra classificata della zona asiatica ossia il Bahrein.

Unica nazionale debuttante è la Slovacchia che, quando si presentava come Cecoslovacchia, riuscì ad arrivare in finale nel 1934 e nel 1962, perdendo rispettivamente contro Italia prima e Brasile poi.
Un mondiale a 32 squadre dopo la riforma avvenuta per l’edizione del 1998, con  nazionali rappresentanti tutti i 5 continenti e che per la prima volta si svolgerà in uno stato africano.
Da semplice tifoso appassionato di mondiali, ho visto ed assistito nel giro di otto anni ad un cambiamento epocale iniziato a partire dall’edizione di USA 94.
Aumentare il numero delle partecipanti significò aumentare il giro d’affari in tutto il mondo.
Conseguente all’aumento delle nazionali, si è assistito al fenomeno dei giocatori naturalizzati per giocare nelle nazionali d’adozione e se ai giocatori veniva data l’opportunità di giocare in altre nazionali, anche gli allenatori possono decidere di allenare altre nazionali indipedentemente dalla loro nazionalità.

Dal 2002 in poi, ho assistito a quello che supponevo potesse essere una pratica diffusa nei mondiali, ma che non avevo avuto modo di constare durante il mondiale del 90 o nel mondiale scorso, l’aiuto arbitrale alla nazionale organizzatrice.
Nel 2002, una buona squadra che meritava di essere eliminata dalla Spagna ai quarti di finale( se non dall’Italia agli Ottavi) arrivò tra le prime quattro grazie ad un abitraggio scandaloso. A rendere parziale giustizia al calcio giocato ci pensò la Turchia, vera sorpresa di quel mondiale, che espresse un ottimo calcio e venne premiata da uno storico 3 posto finale.
Quindi non mi stupirei che la FIFA, desiderosa e smaniosa, come tutte le multinazionali, di allargare il proprio mercato di riferimento in tutte le nazioni possibili, premi una nazionale africana, se non il Sud Africa stesso, portando una squadra africana ad uno storico piazzamento tra le prime quattro con arbitraggi poco professionali.

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