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Il tiro della fune


Agosto volge al termine.
é  tempo di ritornare alla vita lavorativa e a  programmare viaggi lavorativi  per dare un senso
ai curricula spediti in giro per l’Italia e rimasti dimenticati dalle aziende che riprenderanno la routine lavorativa settembrina.

Tre giovani laureati disoccupati percorrono e rinnovano i loro progetti in previsione della stagione che verrà.
Cassio pensa di lasciare l’Italia, riciclarsi come croupier( quindi fare il simpaticone accogliente per ricchi deficenti scialacquatori)  sfruttando così la voglia di gioco e di soldi facili che percorre tutti i tempi di crisi.
Tonio e Nando si preparano a fare i giornalisti d’assalto in quel di Milano pronti a riciclarsi anche come camerieri perchè la Sicilia li ha stancati e con essa le sue squallide prospettive lavorative.

Si procede lungo il tranquillo lungomare parlando di bellissime teorie morte ancor prima di nascere e di flirt mai iniziati.
Cassio ascolta placidamente i troppi discorsi insensati e si stupisce della sua calma travestita da indifferenza quando, improvvisamente o quasi, comincia uno dei suoi soliti monologhi incazzosi.
” Avete rotto tutti quanti. Voi con il vostro sconforto, le donne con le loro farfalle preziose solo per me e Haspr’ah con le sue barche e le sue falsità di fondo.Mi fate schifo tutti quanti e vi sputo in faccia.”
Parte uno sputo liberatorio accompagnato dal grido ” Paese di merda!!!”

Un marinaio che spunta dalle tenebre marittime ascolta e conferma:”A Raggiuni ha!  è  un Paisi i miadda!!”
“Aiutatini a acchianari a vaicca ca un ca faciamu”
Ad invocare l’aiuto dei tre sono due stanchi pescatori  che ritornano dal giro in barca con due todari buoni solo per il pranzo dei due dell’indomani, è stata una serata propizia e l’unico fastidio rimane la sistemazione della “lancitiadda”.
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San lorenzo dei miei pensieri

La verità è che abbiamo troppo poco tempo.
Siamo abituati alla velocità e ogni cosa che richiede tempo ci sembra una perdita di tempo.

Non abbiamo la pazienza di scrutare il cielo in cerca di stelle cadenti, tanto i desideri non si realizzano.
Quest’anno, complice la crisi, hanno ridotto il numero di stelle cadenti per risparmiare.
Ma la magia rimane inalterata.
Un cielo stellato fuori città, in una villetta immersa nel verde.
Una serie di amici che conosci da tempo che partono, ritornano, si fermano quindi ripartono.
Del beveraggio alcolico che quello, si sa, rende più allegri i pensieri e le persone.
In lontananza le luci della città, fra quelle luci noi non ci siamo.
Ci bastano le luci delle sigarette che, come spie luminose, ci identificano nell’oscurità.

L’indomani tutti al mare a popolare il mare.
Non riesco a sentire i momenti di relax tanto è pieno di persone.
No riesci a concederti un tuffo tranquilo o un placido galleggiare sull’acqua.
Immancabile arriva il bambino che si tuffa a bomba e ti fa annegare.
Stai per riprenderti e dalle profondità marine riemerge un sub della domenica che deve riprendere fiato.
Ora la situazione è più tranquilla, se non fosse per le disperate voci che si sentono dalla spiaggia.
Le famigliole felici che vanno a mare non sanno tacere.
La mamma urla apprensiva contro il figlio
” Esci dall’acqua che dobbiamo andare”
” Altri cinque minuti”
“No, è tardi.”
Il padre che si unisce alle urla della moglie e
il figlio che non li ascolta  continua a buttarsi a bomba sopra le persone.

Mi fermo un attimo a riprendere fiato su uno scoglio e vorrei restarci finchè non tramonta il sole.
Poi, di sera, ritorno con la pelle tirata e inzuppato.
Vago per la spiaggia deserta quadagnando l’uscita.
Ma il cancello d’uscita è chiuso e i passaggi a mare, nonostante le buone intenzioni e le notifiche conunali, restano in mano a privati e alla loro cortesia.
Suono i citofoni cercando di farmi aprire, ma nessuno risponde.
Eppure  intravedo persone che cenano e parlano a gran voce.
Riesco persino a sentirli parlare di progetti di costruzioni, di sanatorie e regolarizzazioni varie
nonchè delle scorciate amministrative.
Tutte cose poco legali, penso, ma il cancello si è magicamente aperto e pare invitarmi
ad abbandonare quel posto e a farmi i cazzi miei.