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Pre-partenza

L’attesa spasmodica è giunta al termine.
Solo 3 giorni.
3 giorni di preparativi,3 giorni per gli ultimi acquisti per il viaggio
prima d’infilare tutto in due valigie e ritirarle in quel di Istanbul.

Sto vivendo queste ultime ore siciliane con una frenesia calma di chi è sul punto d’imbarcarsi
ma ancora mancano un paio d’ore all’imbarco.
Ore interminabili, in cui vedi passare tante persone.
Turisti che tornano da un viaggio di piacere e che si rituffano nella quotidianità lavorativa.
Secondo gli studiosi inglesi, questo è il giorno più triste dell’anno.
Triste per chi lavora dopo una settimana di spasso in qualche isola tropicale.
Triste perchè era meglio restare a letto con quella massaggiatrice orientale.
Tristemente, attendi l’aereo per casa.

Nel periodo più triste, ritrovo una felicità inaspettata.
Vado a lavorare o, meglio, a fare uno stage in una scuola di lingue.
Così, parto felicemente per il lavoro al contrario del tizio che, ritornando a casa per il lavoro,
si porta la sua bella serie di foto e abbronzature/scottature dal paradiso tropicale.

Io ritrovo il mondo, la voglia di fare, il confronto con 30 ragazzi da tutto il mondo a cui dovrò spiegare
cosa vuol dire essere italiani e siciliani, un compito apparentemente facile.

Nella mia borsa di suovenir e stereotipi da esportazione, lascerò un pò di posto per qualcosa di tipico.
Dolci secchi, carte siciliane,magliette del palermo calcio.
In più gli metto la mia voglia di allontanarmi da questo inferno dorato palermitano
dove tutti si lamentano ma nessuno rinuncerebbe alle sue quattro comodità casalinghe;
All’aperitivo/caffè con l’amico, alle feste open bar tutto a 10 euro ubriacatura compresa e
al cazzeggio studioso della facoltà di Lettere.

Un pò di vita e un confronto con i vari anglofoni di turno a capire quanto basti poco per non capirsi.
Eppure, se non ci fosse l’inglese da collante linguistico standard, come faremmo?
Come faremmo a conoscerci, sputtanarci e aprirci al mondo?

Resteremmo con una cultura rinascimentale spettacolare in declino e senza finanziamenti.
Con un sistema politico e non, fatto di arrivisti, affaristi e opportunisti d’ogni genere pronti a
farla da padrone sempre e comunque.

Così ripenso agli aneddoti di quesi ultimi giorni,aneddoti tipicamente locali da far ridere e imprecare al tempo stesso

Un signore in fila per prendere il turno alle poste.
Il signore si spazientisce dell’attesa fatta di riferimento vaghi di un tizio vestito così o colì che sta prima di me,
prende un figlio e  scrive il turno
1. Io( riferito a se stesso)
Quindi lascia il foglio agli altri avventori che scrivono il proprio cognome.

Sempre alle poste, un freddo mattino di gennaio.
Le persone sono in fila ad attendere il turno quando, discretamente, entra dentro l’ufficio un cane che, appurata la differenza di temperatura tra dentro e fuori, decide di sdraiarsi nel pavimento vicino agli sportelli e di restare in quella posizione fino a chiusura dell’ufficio.
Le persone guardano divertite e i commessi dell’ufficio sono troppo impegnati a dare spiegazioni ai pescatori del luogo che inveiscono e minacciano il commesso reo di non poter erogare la pensione quel giorno per rispetto di un calendario alfabetico da seguire.

Un tizio sta guidando il motore.
Da un incrocio un automibilista sta svoltando a sinistra quando investe il tizio sul motore.
Il tizio sul motore si alza prontamente e, in seguito alle proteste dell’automobilista che si lamentava per la sua velocità
eccessiva, risponde “MA IO NON HO CORRUTO!!”

Mio fratello mi racconta di uno spettacolo inquietante verificatosi alcuni giorni fa sullo spiazzo del lungomare:
Una dozzina di topi morti spiaccicati sull’asfalto.
A quanto pare, dopo gli uccelli e i pesci morti nell’Arkansas, questo episodio completa una serie inquietante di morti sospette.

Installati nuovi sistemi di protezione stradale per le vie di Bagheria.
Si tratta di sacchetti d‘immondizia indifferenziata debitamente predisposta per limitare gli incidenti automobilistici derivanti dalle voragini sull’asfalto causate dalle piogge degli ultimi giorni.

La Sicilia chiede di fare parte del nuovo stato tunisino.
L’Italia propone: “ve la vendiamo per i prossimi 150 anni”