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Maturità

Anno 2002.
Mi apprestavo a fare l’esame di maturità nell’anno dei mondiali di calcio nippo-coreani,
simbolo del calcio globalizzato e macchina da business senza confini.
Vivevo l’esame di maturità ripassando la mia mappa concettuale sul marxismo e sugli effetti nel vecchio continente.
Tra una parte e l’altra della barricata decisi di parlare della Russia ormai scomparsa e di quel sistema che mi  affascinava.
Ricordo che, come ogni anno per i mondiali di calcio, quell’anno comprai la guida ai mondiali della Gazzetta dello sport.
In prima pagina quella palla di biliardo di Barthez se la rideva da campione del mondo in carica alla faccia dei tifosi italiani.
Il Brasile poteva contare ancora su un Ronaldo in forma smagliante e fenomeno calcistico, ronaldinho era un giovane dentone che si preparava a diventare fenomeno e Kakà si faceva conoscere agli occhi del mondo non solo per il suo curioso nome.
Le pagine di quella guida parlavano di tutte le nazionali arrivate alla fase finale con un titolo riassuntivo posto prima della breve  presentazione della rosa delle nazionali e lo schema di gioco.
Per la Turchia il giornale scrisse: ” Un vero esame di maturità”.
Fu facile per me identificarmi nella Turchia e pensare la mia avventura all’esame di stato simile al mondiale che avrebbe affrontato la Turchia.
La Turchia quell’anno arrivò terza alle spalle di Brasile e Germania e prima della Corea del Sud che eliminò l’italia quindi l’esame di maturità fu superato brillantemente.
Meno brillante ma allo stesso modo soddisfacente fu il mio esame di maturità.
Al primo turno superai la poesia di Salvatore Quasimodo ” Uomo del mio tempo” descrivendola minuziosamente anche se non studiai Quasimodo durante l’anno.
la seconda gara fu un compito di matematica in cui bisognava  descrivere ogni passaggio nel dettaglio e risolvere dei quesiti di matematici in più.
Ricordo che uno di essi lo risolsi ” istintivamente” ma non riusci a dare una spiegazione esauriente.
Se la prima gara mi valse una vittoria, la seconda fu una sconfitta ma la terza prova si rilevò una passeggiata.
Mi imposi sul quizzone della terza prova con un rotondo 12 a 0 ossia i punti che, sommati ai 12 precedenti della prima prova e ai miseri sei della seconda mi fecero passare il turno e approdare alla fase ad eliminazione diretta o meglio l’orale.
Lì ostentai una sicurezza e una scioltezza d’espressione paragonabile al gioco in campo del Brasile.
Discutevo di Marx e Engels come se fossero miei parenti stretti.
il prof di filosofia doveva fermarmi se no toglievo tempo alle altre materie, stesso discorso per l’italiano e il francese.
caddi sulla parte matematica e chimica, come mi aspettavo, alla fine un mediocre 64 mi fece passare la paura rimpiangendo di non aver concretizzato sotto porta il bel gioco figurato e le verticalizzazioni che aprivano la difesa avversaria francese e italiana.
Ripenso al mio esame quest’anno perché in Turchia  ci ho vissuto fino a 10 giorni fa  affrontando un altro esame di maturità determinante ma stavolta dalla altra parte della cattedra e cioè come insegnante di lingue.
La nazionale turca quest’anno mi ha deluso dopo il pareggio esterno contro il Belgio( altra nazione dove ho vissuto)
e la mancata qualificazione al mondiale 2010.
Rimarrà la memoria dell’impresa turca del 2002 e della mia impresa in terra turca di nove anni dopo.
Intanto, un protagonista di quell’impresa, Hakan Sukur, ha deciso di reinventarsi come deputato al parlamento turco nel AK parti ossia il partito del presidente Erdogan.
Un ‘altra prova di maturità.

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Fine ciclo

Giugno appena cominciato e ciclo appena terminato.
Ebbene si, anche questo ciclo come insegnate in Turchia sta per concludersi.
Soltanto altri 4 giorni.
Altre tre lezioni speciali d’italiano:
un solo studente in classe che non capisce inglese e che, meno male,
ha sempre con sè il dizionario italiano-turco, turco italiano
altre due lezioni d’inglese a studenti con livello base d’inglese
( con questi capirsi diventa una sfida difficile supportata dall’insegnate di sostegno turco
che, la maggior parte delle volte, conduce le lezioni da solo)
Eppure i primi mesi, nonostante le difficoltà, tutto ciò era una sfida esaltante, ma ora che sento
e so quando finisce questa ennesima avventura all’estero
sento una stanchezza paragonabile a quella degli ultimi giorni di scuola del liceo.
All’epoca Giugno rappresentava il mese degli esami finali e dei verdetti finali.
Promossi, bocciati o promossi con debiti formativi.
da questi tre giudizi, di cui il terzo una specie di salvagente dalla bocciatura
per tanti studenti, venivano dati a fine anno dai professori che avevano il potere decisionale.
Da parte mia, ho provato questo potere decisionale per la prima volta quest’anno.
durante le correzioni degli esami mi sentivo come i prof dell’ epoca.
Credo di aver bocciato pochissimi studenti
( seguendo le direttive della scuola ossia ‘evita di bocciare se no devi rifare il corso solo per loro’)
Questo dannato potere decisionale mi ha fatto stare meglio o peggio
nè mi ha fatto provare l’ebrezza del potere.
E ora che anch’io sotto esame da parte dell’azienda, che prima intende continuare a lavorare con me e
poi mi dà il ben servito dicendomi che il corso d’italiano dopo questo esame è finito e riprenderà a settembre
ma senza di me, mi sento frustrato al pari di quei studenti bocciati all’esame.

Non è una fine definitiva ma solo un nuovo inizio.
adesso penso solo alle vacanze a Pamukkale e in Cappadocia del dopo 5 Giugno.