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Affamati di cultura

La cultura non dà da mangiare, neanche da bere se per questo, ma sicuramente aggrada e coinvolge gli spiriti e le anime inquiete e sensibili.
Succede che in una realtà locale malata di mattone e assistenzialismo clientelare la smania di seguire l’élite culturale si mischia a un bisogno di capire e recepire nuovi stimoli e speranze di rinascita culturale.
Insomma, nell’impossibilità di essere diretti protagonisti del processo culturale, si diventa fruitori del bello e del culturale.

Un tempo tutto questo veniva visto come servizio accessorio e secondario ma gli schemi sono fatti per essere superati.
La cultura, il turismo, i cellulari e i computer fanno parte dei beni economici individuali e collettivi che portano da un status symbol.
Sei qualcuno se hai fatto il viaggio in Turchia e ti sei perso a Pamukkale o in Cappadocia e poi racconti le tue esperienze al pubblico delle inaugurazioni culturali come faccio io.
Oppure se hai il nuovo cellulare touch screen col quale ti connetti a FB o TWitter anche se non c’è motivo.

In poche parole siamo drogati da servizi accessori che compriamo con la poca liquidità residua che non sono necessari ma ci fanno stare meglio.
In un contesto del genere,  cosa siamo disposti  a rinunciare o a non volere?
LA colazione al bar, la birra con gli amici a piazza garraffaelo ascoltando musica improbabile e spacca-cervello magari assumendo strane sostanze.
Chi pensa a cercare un lavoro, farsi una famiglia e risparmiare per la pensione? Nessuno, tanto queste cose non esistono e , nonostante siano raggiungibili, non sono appaganti!!

Allora meglio darsi all’individualismo, al dandismo e all’alcolismo con tanto di nomina.
Il futuro non esiste, c’è solo l’hic et nunc, ora e adessso.

Ecco perché siamo affamati di cultura, perché ce ne siamo cibati con tanta voracità credendo e pensando in un futuro migliore che, nonostante le premesse, risponde a logiche di sfruttamento giovanile legalizzato.

Ben vengano le mostre, gli avvenimenti culturali e i corsi di formazione, ci fanno da narcotico e da specchietto per la nostra smania di apparire o sembrare diversi e migliori.
Cosa abbiamo perso? L’impegno politico, tanto i politici  sono tutti dei ladri, troppo comodo dirlo e sbandierarlo.
Il saper vivere con quel poco che abbiamo, possiamo avere di più e a prezzo di mercato.
Essere umili, tutti sono qualcuno e il loro account Facebook parla per loro.

Quando in Turchia mi chiedevano perché non fossi sposato dato che ero, e sono, in età da matrimonio rispondevo che non ci pensavo e quando una simpatica coppia di genitori mi ha chiesto perché non ero sposato, non ho provato a dare una risposta ma loro hanno risposto per me dicendomi ” le ragazze non pensano più a queste cose e neanche i ragazzi”.
Non è più un bene economico primario ossia bisogni economici che riguardano esigenze IRRINUNCIABILI dell’individuo. Cos’è un Bisogno economico?
Il desiderio di disporre di beni limitati e scambiabili  che siano in grado di soddisfare determinate esigenze.
Infine, la domanda è indotta dai bisogni cioè stati di insoddisfazione che spingono le persone a ricercare i mezzi per poterli ottenere.
Paradossale che questo lo spieghi chiaramente un libro sul turismo che più avanti scrive:

Il bisogno di turismo diventa una componente fondamentale della realizzazione culturale, psicologica e anche relazionale, di immagine di una persona 

 

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