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Terza parte di delirio festante

Eccomi a voi, gentile pubblico virtuale,
a raccontar d’un azzardo professionale
d’una serata emozionale
e quanto segue nel bene e nel male.

Trovandomi in un palazzo decisionale
dove omini di poter decidono sorti di governo
chiesi lor di parlar al popolo dei  novi progetti
traverso una camera digitale e un fono audio.
Essi furon assai felici e assai entusiasti,
mille idee pel retto governo esternarono
e mille impegni presero
ai concittadini sta valutar lor operato

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Al fine, io, i miei compagnon della gazzetta locale
e omini, anche donne nevvero, di poter
ci ritrovammo in locanda a discorrere assai lietamente
del governo locale e consumar bevande sul futuro dell’amministrare.
Chi mi dicea: “veni, t’offro da ber” chi altri “veni, t’offro da mangiar”
chi semplicemente: “Viri zoccu t’a pijari, paju io!”

Confuso e appesantito dai vari deschi frugali e bevande tropicali stimolanti
noti come caffei, mi recai in ben nota locanda d’Accia,
ch’assai lieti pel mei deliri e incontri è famosa.

Stavolta Vidi li miei compagnon intenti a esercitarsi in giuoco
di frecce , volti a tirar loro ischerzi azzerandosivi contro lo punteggio final.
V’era lo Duca, la garzona indaffarata( o meglio la discreta custode tanto cara a noi altri),

lo lieto elfo e il garzon festante.
Lazi, slazzi e alberi di cuccagna
Nonché lo ben noto bere smodato e gaudioso.

Tal armonia difficile è da riportare
sta di fatto che decidemmo di partir e affrontare
viaggio alla volta della città panormitana
“Grazie a lo mio robusto carro
il viaggio non sarà periglioso,
su, compagnon, dirigiamoci prontamente pe la città panormitana!”
“Attendi, nobil  prosator, urge raggiunger gentil dame ch’attendon
noi tra la bagaria e lo figaraziono viale”

Ah, qual gradita sorpresa!
due graziose donzelle allieteran nostro viaggio
e ingetiliranno le volgari loquele dell’elfo, del duca e del nobil
prosator io medesimo scrivente.

L’elfo s’ingetilì la fanciulla recandole una profumosa petunia
lo duca aveva la sua morosa
e me stesso confuso per offerte descali e bevande varie,
riconobbi nella dama d’una locanda la mia amata
che malamente mi cacciò
“Villano! Mio consorte mi sorveglia!
e sussurando lietemente
Vien più tardi, troverai mio cuor e mio fior solo per te!”

Arrivati tra la panormitana gente
ivi vi riconobbi tanti genti de borghi confinanti
tutti ad attender li lieti sonator noti como Calibri
maestri virtuosi d’archi, percussion e tasti.

la narrazione continua prossimamente

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Dello smarrimento festante, parte seconda.

 

Arrivammo in un’impervia strada che portava in sommità di monte.
Numerosi pericoli ci aspettavan, carri meccanici sfreccianti, strade a strapiombo
e scudieri meccanici guidati da senza cervello che chiamian scuteri.

In un largo spiazzo oscurato si fermavan i carri,
e le loro signorie festanti assai poco badavan all’ordine di sosta dei carri
molti d’ essi stavan posteggianti in mezzo a radura e tra alberi
e i lor signor discutevan ferocemente tra loro “Crasti, cuinnuti e becchi!”

Io seguitavo ad avventurarmi per selva oscura che menava a picciola casa assai piena.
Innumerevoli gli invitati e soni assordanti che uscivan da potenti casse, m’impedirono di
salutar il festeggiante che stava in mezzo a donzelle e signor discinti.

Subito notai in tal festa era uso sfoggiar bluse e abiti formali e di sposalizi
me ne curai poco dacche lo duca mio dissemi: ” non badar a loro ma tosto dirigiti in
ispazio per bevande allestito di sotto lo piano nobile”.

Ancora bevande e anime erranti ma felici di tal bevute,
prodigi artifiziali apparivano e scomparivano come minuscoli soli
ballanti e colorati che movenansi come danzanti alla musica infernal.

Non parea inferno, manco lo paradiso.
Bizzarro purgatorio ove l’anime ballan al ritmo d’infernali soli
balzanti e ove donne discinte slinguazzano con omini matti.

Notai che gli avventori tutti mi conoscean e a dir loro che stavo Apposto
mi lasciavan andar senza profferire verbo.
Una discinta fanciulla volse ballar con lo sottoscritto danza infernal
e, tosto, mi trovai circondato d’altri gaudenti che la molestavan.
Sicchè dichiarai: “lasciate la beneamata a mie premurose cure, o vil marrani, se
no, per lo suo onor mi appresto a battermi!” e loro a me:” ma va scassaci a minchia!”
che in gergo volgar significa: ” Cortese messer non vi scaldate! Lo vostro onore mai verrà toccato!”
anche se venne accompagnato da sonora legnata in faccia.

L’om venuto dal futuro con iscritto verbo anglofono “Back to the future
dissemi:  “Non val la pena di menar mani e discorsi in siffatta specie.
Dileguatevi nell’ibosco e ritornate tra tante lune sicchè tutto più chiaro vi apparrà”

Orinai e mi persi nel citato bosco.
Quando mi risvagliai non ero che nel mio carro meccanico
che adesso era una banalissima 600 mal posteggiata.
Lo parlar fino cedette il passo ad un volgare vomito interiore accompagnato
da parecchie bestemmie.

Presi lo “duca mio”  e ci rissi
“Ora nini putiamu iri, ca mi scassavu a minchia!!??!!”

Prontamente comprese e, nonostante una l’avesse sedotto e abbandonato,
mi seguì per la campagna fino in macchina dicendomi:” Maestro, che accade a la vostra loquela?
Si volgarmente v’esprimete adessso?
Qual strano arcano, qual male prodigio?”
E io a lui:” Don’t worry, it’s only rock’n’roll!!!”

Continuammo a rockeggiare finchè non uscimmo a riveder le stelle.

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Dello smarrimento festante

O musa virtuale eccoti lo mio resoconto del peregrinare errabondo del giorno ante festivo.
Quando sommerso e intrappolato in strana locanda infernale del territorio D’Accia mi ritrovai
con lo duca mio e giovini anime erranti.

Assistetti a uno strano prodigio di tempi moderni:
un prato verde con numero ventidue giocatori della palla
conciati con colori appariscenti e calzari strani.

Posto questo strano artifizio era in una lavagna luminosa che emetteva soni e colori
e tutt’intorno s’accalcavano degli omini che levavano gran lamenti se il giocatore mancava o
centrava il bersaglio chiamato porta.
Un omo assai iroso, d’un tratto affermò: “Buttana ru nfiarnu !! signatilu stu gol!!!”


Poscia intesi d’essere finito in un giron infernal ove  l’anime
speran di veder la propria squadra marcare punto
ma il loro désio vien costantemente insoddisfatto.
E per dimenticar tal mancanza, s’aggradano di bere strane bevande straniere chiamate “Rum, Vodka o tequila”
ad altri vini locali  o ispece di vini d’importazione straniera chiamati “birre”.

Le quali birre assai gradite eran a lo duca mio che dissemi: ” Ora ci recheremo in festa sita in loco di montagna chiamato SPERONE D’altavilla. Buona norma impone di portar seco la bottiglia del principe di Branciforti e di suo prodotto di gioconda vite. Ante d’abbandonar tal loco, buona creanza c’impone di salutar l’oste e i nostri servitori.”

L’oste era un diavol vessatore ch’era assai scontento di nostra dipartita e seguitava a scoter vigorosamente lo mio duca dicendogli: “M’a pajiari i birri!!”.
Risolta question di danari, salutammo l’oste che par non esser soddisfatto di danari, della partita e degli avventori, giovani anime errabonde, di strano capiglio e d’abiti, che portavan fanciulle assai belle e fresche ma corrotte dal bere.

Magicamente, la lavagna disparì  e con essa i giuocatori della palla.
In tanti eran scontenti, altri seguitavano a bere incuranti.
Lo diavolon incassava e  discorreva con le mani e li gesti intimando minacce e percosse.
A tal punto fui convinto a lasciar tal loco di perdizione, montare su mio carro elettronico e recarmi
in loco sperone dove, a detta de lo duca: “Altre graziose fanciulle c’aspettan e altre bevande inebrianti potrem surgere senza uscir un sol soldo di danaro!!”
Presto dunque, raggiungiam questo loco di letizie e non prestiamo orecchio alle volgari minacce delle anime che accompagnan la nostre uscite con alcuni “suca” che, in gergo volgare, significan:”buona fortuna!”
da quanto mi riferiscono certuni.

Caro lettore, vuoi leggere la continuazione??
Aspetta alcuni giorni e vedrai premiata la tua attenzione.

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Dalla parte di Lucio

PAFF…..BUM!” se n’è andato così, d’improvviso.

Viveva in piazza grande ma aveva la casa in riva al mare.
Nato il 4-3-43, si faceva chiamare Caruso da Anna e Marco.
Aveva una canzone per tutti, era un disperato erotico stomp e
pensava sempre all’anno che verrà .

Amava la vita soprattutto quella di Nuvolari e Ayrton.
Un giorno lo prese la malinconia d’ottobre e mi disse: “Telefonami tra vent’anni. Io rimango qui a osservare le rondini e a vedere com’è profondo il mare”.

Cara Sylvie ti saluto “CIAO” e lei gli disse :“Ciao a te”.
Basta, lasciamoci così senza pensare troppo a cosa sarà .
Era la sera dei miracoli e mi apparve madonna disperazione che m’invitava ad andare a Washington.
Già, partire, ma con quale allegria?
Partire di notte come uno stronzo ecco perché ti amo.

Cara futura.
Chissà se lo sai ma tu non mi basti mai
Se io fossi un’angelo ti regalerei una stella di mare.
Con te ballerei sempre, basta che tu mi dica ” Balla balla ballerino”.
Ma adesso devo andare.

Ci vediamo domani a Milano per l’ultima luna.