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Dello smarrimento festante, parte seconda.

 

Arrivammo in un’impervia strada che portava in sommità di monte.
Numerosi pericoli ci aspettavan, carri meccanici sfreccianti, strade a strapiombo
e scudieri meccanici guidati da senza cervello che chiamian scuteri.

In un largo spiazzo oscurato si fermavan i carri,
e le loro signorie festanti assai poco badavan all’ordine di sosta dei carri
molti d’ essi stavan posteggianti in mezzo a radura e tra alberi
e i lor signor discutevan ferocemente tra loro “Crasti, cuinnuti e becchi!”

Io seguitavo ad avventurarmi per selva oscura che menava a picciola casa assai piena.
Innumerevoli gli invitati e soni assordanti che uscivan da potenti casse, m’impedirono di
salutar il festeggiante che stava in mezzo a donzelle e signor discinti.

Subito notai in tal festa era uso sfoggiar bluse e abiti formali e di sposalizi
me ne curai poco dacche lo duca mio dissemi: ” non badar a loro ma tosto dirigiti in
ispazio per bevande allestito di sotto lo piano nobile”.

Ancora bevande e anime erranti ma felici di tal bevute,
prodigi artifiziali apparivano e scomparivano come minuscoli soli
ballanti e colorati che movenansi come danzanti alla musica infernal.

Non parea inferno, manco lo paradiso.
Bizzarro purgatorio ove l’anime ballan al ritmo d’infernali soli
balzanti e ove donne discinte slinguazzano con omini matti.

Notai che gli avventori tutti mi conoscean e a dir loro che stavo Apposto
mi lasciavan andar senza profferire verbo.
Una discinta fanciulla volse ballar con lo sottoscritto danza infernal
e, tosto, mi trovai circondato d’altri gaudenti che la molestavan.
Sicchè dichiarai: “lasciate la beneamata a mie premurose cure, o vil marrani, se
no, per lo suo onor mi appresto a battermi!” e loro a me:” ma va scassaci a minchia!”
che in gergo volgar significa: ” Cortese messer non vi scaldate! Lo vostro onore mai verrà toccato!”
anche se venne accompagnato da sonora legnata in faccia.

L’om venuto dal futuro con iscritto verbo anglofono “Back to the future
dissemi:  “Non val la pena di menar mani e discorsi in siffatta specie.
Dileguatevi nell’ibosco e ritornate tra tante lune sicchè tutto più chiaro vi apparrà”

Orinai e mi persi nel citato bosco.
Quando mi risvagliai non ero che nel mio carro meccanico
che adesso era una banalissima 600 mal posteggiata.
Lo parlar fino cedette il passo ad un volgare vomito interiore accompagnato
da parecchie bestemmie.

Presi lo “duca mio”  e ci rissi
“Ora nini putiamu iri, ca mi scassavu a minchia!!??!!”

Prontamente comprese e, nonostante una l’avesse sedotto e abbandonato,
mi seguì per la campagna fino in macchina dicendomi:” Maestro, che accade a la vostra loquela?
Si volgarmente v’esprimete adessso?
Qual strano arcano, qual male prodigio?”
E io a lui:” Don’t worry, it’s only rock’n’roll!!!”

Continuammo a rockeggiare finchè non uscimmo a riveder le stelle.

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