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Tatà, Sasà e Mamà


Baldracche, Musica  strimpellante e ubriaconi dappertutto.
eccola quella malmessa locanda dove mangiavi, bevevi e fottevi per pochi quattrini.
Don Carro parlava con il povero Tatà, un vicino di casa ubriacone e con un passato controverso.
I due non badavano troppo  alle ragazze e bevevano con cattiveria, sputando e imprecando a ogni
nota stonata.

Sasà osservava con cura la mercanzia e si passava le dita fra le labbra come
a pregustarsi una sana e salutare scopata che lo ripagava di tante fatiche.
I tre quasi non si sentivano e dovevano essere piuttosto stanchi perché avevano poco o niente da dirsi.
D’improvviso nel Saloon  entrarono i tre pazzi Fratelli Abbate.
I tre rispondevano al nome di Calmo, Tranquillo e Sereno e, nonostante i loro nomi, erano i primi a fare
baldoria e uccidevano facilmente.

D’improvviso, il saloon diventò silenzioso come un cimitero abbandonato e i tre cominciarono
a terrorizzare tutti con le loro minacce e con i loro sguardi torvi.
Calmo prese un doppio whisky, Tranquillo un bourbon invecchiato di dieci anni e Sereno un Thè freddo al limone perché aveva l’arsura.

All’ultima richiesta il barista soffocò a stento una risata sapendo che avrebbe rischiato la vita per questo.
I tre erano armati fino alle gengive e non erano certo dei pisciasotto.
A rompere il silenzio intervenne Sasà che disse: “troppo caldo per superalcolici, vero?”
I tre lo fulminarono con lo sguardo: “Chi diavolo sei tu?”disse Calmo.
“Sicuramente un uomo morto” rispose tranquillo che, non fece in tempo ad estrarre la pistola,  che si ritrovò il cappello per aria, Calmo si ritrovò con il bicchiere rotto e a Sereno arrivò una pallottola sulla scapola.

I tre erano rimasti di ghiaccio. Tatà, Sasà e Mamà, il nomignolo di don Carro, avevano tutti i tre delle pistole fumanti e
il guaio e che sapevano usarle egregiamente.
“Vi conviene alzare i tacchi” disse Tatà che, contrariamente alla sua dipendenza dall’alcol, dimostrava una precisione chirurgica nel colpire bicchieri, pistole e piccoli oggetti in generale.
I tre stavano per restituire la provocazione quando sentirono il freddo bacio delle pallottole  penetrargli la carne
immobilizzando i  loro bracci armati.

“Alzate i tacchi, carogne!” disse Tatà ancora più cattivo e inferocito di prima.
I tre si trascinarono fuori accompagnati dalle sonore risate degli avventori che, stranamente, adesso li canzonarono
chiamandoli signorine, pivelli o femminucce.

“Strano come la gente ha bisogno di eroi per sentirsi forte- si chiese Sasà che aggiunse- Non vi ho detto che sono bravo a fare anche tombe su misura per tutti”
I tre furono salutati come eroi e liberatori dalla marmaglia e dalle baldracche del posto che adesso circondavano Sasà ordinando da bere al loro spietato killer sconosciuto.
Da quel momento i tre furono chiamati Tatà, Sasà e Mamà e furono le persone più rispettate nel raggio di 50 km.
Mamà, ossia il caro Don Carro, adesso poteva contare sul aiuto di due validi aiutanti.
Tutto sembrava sereno e sarebbe rimasto così per almeno dieci settimane ancora.

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