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Crisi di sistema

La nostra è una società stanca e in crisi da ormai troppo tempo.

Quelle che sento quotidianamente sono le storie di tanti giovani angosciati e non più
speranzosi né fiduciosi verso il futuro, ma di ragazzi già vecchi e stanchi, persone che
cercano una dignità guadagnando un misero stipendio nei tanti, troppi, call center che non
sanno più come rifilare i loro servizi non richiesti ai tanti pensionati.

Non voglio essere pessimista, ma andando in giro per l’Italia ho imparato a essere realista.
Leggevo oggi, e purtroppo continuo a leggere, di neolaureati/e che si suicidano come gesto estremo perchè vedono i loro sforzi e i loro studi vanificati e umiliati da un mercato del lavoro immobile o fermo ma soprattutto drogato da tanti lavori sottopagati o non pagati.

Collaboratori part-time, procacciatori d’affari, venditori porta a porta, etc…
Non rappresentano nemmeno un’alternativa momentanea ad un lavoro, perché questi lavori
succhiano ogni energia utile ai collaboratori a beneficio delle aziende sfruttatrici
che cercano ogni tipo possibile di flessibilità e che hanno, come unico obiettivo, l’allargamento del loro campo d’utenza.

Una cosa che un giorno qualcuno deve spiegarmi bene è perchè sono scomparsi gli operai?
Perchè le aziende che offrono lavoro non cercano operai metalmeccanici, edili o portuali?
Bisogna riabilitare e nobilitare il lavoro operaio, perchè ne avremo bisogno.
Non possiamo illuderci di continuare a vendere servizi non richiesti se non ci sono soldi.
Il governo deve capire che bisogna investire nei primi due campi dell’economia; il primario ossia agricoltura, la pesca e l’industria mineraria, in poche parole l’economia di base, e il secondario; l’industria, l’edilizia e l’artigianato.

I giovani devono lasciar perdere, se possibile, il terziario perchè non si può fondare tutta un’economia sui servizi. Non possiamo aspirare a trovare il concorso giusto che ci faccia diventare bidelli, insegnanti, impiegati della regione o al comune. Illusione che, fino a qualche anno fa, ci induceva a rivolgerci al politico di turno che poteva avere il potere, attraverso qualche amico mafioso, di sistemare questo o quel tale con una lettera di raccomandazione; ecco cosa ha distrutto l’economia nazionale e regionale.

Non esiste una sola soluzione a questo andazzo, neanche si può affermare che la crisi passerà perché non è sicuro.

Nel mio piccolo, cerco di sfruttare al massimo i miei studi e le mie conoscenze nel locale, dove gli studi universitari hanno
ancora una dignità e non vengono avviliti da pratiche di lavoro atipiche, fornendo servizi solo a chi ne ha bisogno e a basso costo.

Posso dire di essere fortunato perchè non ho un mutuo sulla casa, non ho figli e non fumo nè bevo troppo.
Ma non posso restare indifferente a una situazione così difficile.

Inviterei tutti i giovani a ribellarsi e a organizzarsi in gruppi attivi e vivi sul territorio e non solo sui social network, per gridare la nostra insoffferenza e fare capire che un altro mondo e un altro sistema è possibile.
Che non dovrà essere un lusso farsi una famglia o un lavoro stabile.
Non possiamo pensare di risolvere tutti i nostri problemi andando ad arrichire un economia straniera già ricca e competitiva, come quella tedesca o inglese, ma cercare di fare sistema e pensionare i vecchi maneggioni politici.

Perchè quell’utopia del ’68 è sempre attuale, con tutti i limiti insiti.
Se i giovani del ’68 chiedevano delle cose irrealizzabili e impossibili, i giovani oggi chiedono dignità e speranza, cose che i vecchi sessantottini al potere, ci ostinano a farci credere impossibile.
Nonostante la loro rivoluzione sia sostanzialmente fallita, è riuscita a produrre un’utopia inimmagianbile ma reale:
La cancellazione della classe borghese.

Vi sembra troppo? A me sembra, purtroppo, la realtà.
http://www.serviziopubblico.it/fatti_e_persone/2012/05/15/news/alexis_tsipras_leader_di_syriza.html?cat_id=8

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