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Amore e morte insensati

“Ci stanno ammazzando lentamente, e noi ne siamo consapevoli”
Vladimiro era sempre più convinto di questa massima ascoltata per caso una sera alla tavernetta.
“Ormai è inutile cercare un lavoro: se non hai le competenze non le avrai mai. Non è un male, se poi sei costretto a lavorare a 10 centisimi all’ora come se fossi un operaio del Taiwan che produce gli iphone dei ricchi occidentali.
Il lavoro intellettuale? Non va pagato, è una menzogna travestita bene presentabile agli incopetenti come occupazione salutaria diversamente retribuita e tu, che sei un apprendista scribbacchino, dovresti saperlo”
Lo sapeva bene Vladimiro.
Aveva lavorato nella Milano marcia per poco più di 500 euro al mese come collaboratore-stagista-schiavo per circa tre mesi, dopo aveva deciso di ritornare a vivere.

Aveva deciso di ritornare a Palermo, lì avrebbe potuto ritrovare la sua voglia di vita di strada, la natura viva e morta, gli universitari schiantati, i suoi amici.
La cosa più importante erano le sue amichette con benefici che lo allietavano a slinguazzate e amplessi vari come segno di stima e amicizia imperitura.
Così, ogni sera, comprava diversi bicchierini di zibibbo e sangue per amarsi e farsi amare dalle giovani ammiratrici.
Questo sentimento scostante lo portava a ritrovare l’anima perduta in tutti.

Finchè, una di quelle sere, il nostro caro scribacchino decise di andare a casa di una sua ammiratrice.
La suddetta non aveva una particolare inclinazione alla vita mondana.
Restia al gossip e alle mode effimere, consumava gran parte delle sue giornate scroccando sigarette e succhiando ogni verità supposta dai libri.
Un tale esemplare non poteva sfuggire alla passione incondizionata del nostro eroe.
L’unico problema era riuscire a capire quale ciurma frequentasse la suddetta e doveva passasse le tiepide serate primaverili.
Problema di poco conto, ben presto riprendendo la routine universitaria aveva scoperto che nutrivano gli stessi gusti letterari e le stesse compagnie.
Tutto semplice, bastava avvicinarla e citarle una qualunque massima estirpata da un grande classico.
Viola, così si chiamava, lo mise sul fatto compiuto dicendogli quel pomeriggio: “accompagnami a casa, devo mostrarti una cosa”.
I due mantenevano una certa compostezza e un certo silenzio mentre si dirigevano verso uno dei tanti palazzoni di via Libertà che tanto poco dicevano della città.
A destinazione, i due salirono fino al settimo piano ed entrarono in un salotto buono della borghesia illuminata palermitana.
L’aria di composto decoro alto-borghese ispirava istinti omicidi nei due che, improvvisamente, crollarono a terra con il cranio fracassato.

“Ma cosa è successo?” Disse Viola “Chi è stato? La morte non può averci colpito alle spalle così violentemente!”
“Non è la morte ma la pericolosa mente contorta dell’autore che ha deciso di farci ammazzare perchè non sa come far finire la nostra storia” rispose Vladimiro indicando un punto indefinito sul muro.
” Grazie per la morte indecorosa autore dei miei stivali!”
” Prego” risposi terminando la storia.

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