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Caldi sollazzi cittadini

 

La calda estate incombe sulla città addormentata
I turisti si aggirano spaesati e io mi confondo tra loro

Così riscopro certi luoghi incantevoli detti solatium
unici testimoni di una passata gloria quasi obliata

La cuba di corso calatafimi dove Boccaccio ambientò una novella del Decameron, la cubula integrata nella quasi abbandonata Villa Napoli , la splendida Zisa e per finire con i solatium regi, il castello di Maredolce “inglobato” da costruzioni abusive nel quartiere Brancaccio.
Questi posti bisogna visitarli ad occhi chiusi, immaginandoseli immersi nella campagna placida, allora la visione viene completata da tanti particolari dimenticati: il lago che un tempo circondava le costruzioni, le muqarnas: esempi raffinati di architettura araba, e la campagna lussureggiante, una macchia mediterranea che circondava questi posti e che invitava alla calma e al rapimento estatico dei sensi.
Poi ti svegli e vedi il transito scellerato e caotico della città, le costruzioni insensate che strangolano i vecchi edifici in rovina, le scritte vandaliche con pennarelli e guardiani distratti se non indifferenti a tutto e tutti.

Ritorni a sognare un tempo che fu, un tempo che riesci a ricostruire pezzo per pezzo anche grazie alle mitiche traduzioni dell’Amari in quella che un tempo era la Favara di Palermo: un luogo di letizie immerso nella rigogliosa natura incontaminata descrittoci da un certo Abd ar Rahman ibn al abbas, segretario di corte di origini trapanesi;

“Favara dal duplice lago, ogni desiderio in te assommi:
vista soave e spettacol mirabile.

Le tue acque si spartiscono in nove rivi; oh bellissime
diramate correnti!

Dove i tuoi laghi si incontrano, ivi l’amore si accampa,
e sul tuo canale la passione pianta le tende.

Oh splendido lago dalle tue palme, e ostello sovrano
circondato dal lago!

L’acqua limpida delle tue sorgenti sembra liquide perle,
e la distesa intorno un mare.

I rami dei giardini sembran protendersi a guardare i pesci
delle acque, e sorridere.

Il grosso pesce nuota nelle limpide onde del parco, gli
uccelli cinguettano nei suoi verzieri.

Gli aranci superbi dell’isoletta sembran fuoco ardente su
rami di smeraldo. Il limone pare avere il pallor d’un

amante, che ha passato la notte dolendosi per l’angoscia
della lontananza.

E le due palme paion due amanti che per paura dei nemici
si siano eletto un forte castello.

Palme dei due laghi di Palermo, possiate essere abbeverate
da continuo flusso di pioggia!

Possiate godere sorte felice e attingere ogni desiderio, e
dormano le avverse vicende.

Prosperate, e offrite riparo agli amanti; alle sicure ombre
vostre vige inviolato l’amore.”

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