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Fuga dal collasso

Oggi è una giornata di pioggia in Polonia.
Fino a ieri un sole brillantemente estivo splendeva sulle nostre teste
mentre ci recavamo in un albergo esclusivo in mezzo ai boschi.
In un atmosfera formale ci siamo presentati.
Direttori di scuole, politici importanti, addetti ai lavori e noi volontari,
gli unici fuori dal circolo che conta.
La prima parte ci riguardava; era sul sistema educativo polacco che, nonostante la crisi,
rimane eccellente, perchè qui i politici scommettono sul futuro dei giovani e non li abbandonano
in mezzo ad aule malmesse, doppi turni e professori che mancano.

A sera, qunado l’atmosfera si è fatta più informale ho raccontato, grazie alla traduzione in simultanea
del mio tutor, come vanno le cose in Italia.
La prima parte sulla scuola dell’obbligo è uguale, non ci sono particolari differenze se non decideranno di peggiorarle.
Alla fine, quando descrivendo l’università descrissi, sommariamente, i vari stage, master e titoli specialistici
che è possibile, spendendo tanto, prendere post laurea, dissi che rimanevano carta quasi inutile e non garantivano un lavoro decente e gratificante.

In molti non capivano il mio scoramento, il fatto che anche con master e varie specialistiche, i nuovi professori fossero
costretti a fare delle supplenze o ad accettare contratti precari.
In poche parole, spiegai che il sistema era pieno e non supportava nuovi laureati.
E che i nuovi laureati, nonostante le varie opportunità di fare esperienza all’estero, restavano in Italia
perchè il sistema non ha fornito loro una buona preparazione in inglese e forse, perchè no, siamo stati sempre troppo
abituati a stare a casa dei nostri genitori o a pagare degli affitti tra i più cari d’Europa per la gioia  di chi ci specula su.

Forse ho detto troppo o troppo poco, sta di fatto che il presidente della contea,
non spiegandosi la mia sfiducia e dicendomi che
il sistema dei laureati che possono insegnare è sbagliato anche da loro
( puoi insegnare soltanto una materia e solo in piccole realtà)
m’invito ad affrontare la realtà bevendoci su, vodka naturalmente,

e a pensare che in fondo essere scappato da un sistema in collasso
prima di collassare con esso, cercando fuori dai confini
nazionali un inserimento nel mondo dell’insegnamento fosse un rischio perchè, diciamoci la verità, noi professori o presunti tali, non guadagneremo mai tanto, non avremo mai macchine lussuose o attici in pieno centro, ma avremo la soddisfazione di aver cercato di cambiare le menti delle nuove generazioni
insegnando loro che questi beni materiali lasciano il tempo che trovano ma quello che sai, con l’esperienza e con i libri, fa l’uomo che sarai.
Beviamoci su, cerchiamo nuovi “divertissement” pascaliani a un esistenza precaria.

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