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2012 in review

Ecco un estratto:

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Cari lettori
Quest’anno mi ha visto cambiare e cambiando ho riscoperto la vita.

Avevo iniziato l’anno scappando precipitosamente da Milano perché la realtà
era troppo cattiva e poco gratificante.
Ritornando a Bagheria mi sono rimesso in discussione:
studiando per la grande illusione dell’esame di abilitazione per guida turistica sospeso
per ragioni di casta e politiche.
Ho ripreso un’ambizione che avevo da un po di tempo, fare il giornalista o almeno provarci.
Ho seguito il corso di giornalismo come riempitivo alle giornate troppo vuote e insensate.
Ma dentro di me sentivo, sapevo e intuivo che non era la mia strada.
Troppa strada da fare e i calci in culo e le pacche sulle spalle
non bastavano a farti guardare avanti con speranza.
Da praticante facevo gli articoli con brevità e semplicità 
ma senza cattiveria, limitandomi a raccontare brevi news.

Intorno a me la gente diventava sempre più stanca, arrabbiata e senza speranza.
Tutti mi suggerivano di lasciarli per fare qualcosa di sensato.
Io facevo spallucce, mi baloccavo scrivendo in vulgare  storie
quasi vere ma non veramente false.
Le bevute e le nottate si moltiplicavano e i giorni seguenti erano vuoti.
Dopo un’estate passata nuotando in acque calme e chiacchierando di tutto con tutti,
presi il primo aereo per la Polonia deciso a cambiare vita.
Cominciai a fare il volontario, fare un po di tutto ma niente in particolare.
Giorni pieni e ricchi di avvenimenti si alternavano, le prospettive cambiavano
quotidianamente e in modo imprevedibile o quasi.
Ho fatto pic nic in mezzo al fiume, feste in mezzo al bosco, conferenze con
direttori di scuole e giocate a biliardo.

Il tutto ritrovando una nuova tranquillità e non sentendomi già vecchio a 30 anni.
Sono arrivati i 30 anni un giorno uggioso di settembre mentre ero a Poznan.
L’ho festeggiato al solito modo, bevendo, ma con una nuova consapevolezza.
Lo stesso giorno arrivò Ana e dopo qualche giorno Vika.
Due amiche importanti e due coinquiline con cui ho diviso tanti momenti belli.
Poi ci siamo integrati nella nuova realtà con una facilità incredibile.
Le feste si alternavano nella nostra casa e tante persone venivano e andavano.
Ero tornato felice o quasi, almeno non mi struggevo a casa incapace
di programmare il futuro e chiudendomi nel passato.
Una nuova vita si apriva e nuove sfide arrivavano.

Questo, in breve, è stato il mio 2012.
Un anno che difficilmente scorderò almeno per gli ultimi mesi.
Ieri ritornando a Bologna per l’ultima volta quest’anno 
la guardai con un sorriso.

Mio cugino mi parlava della sua vita laggiù
delle difficoltà, dei bei momenti che sembravano lontani nel tempo.
Era evidente che non riusciva ad essere ottimista.
Chi ha lavorato con umiltà e dedizione senza pretendere troppo
si ritrova esattamente come chi è ambizioso; senza speranza e con tanta rabbia.
Cosa è successo al nostro, così detto, BEL PAESE?
Lo abbiamo perso, adesso la cattiveria della crisi si è scatenata su di noi.
MA finirà? Ce la faremo a venirne fuori più umani e giusti?
Le banche ci indebiteranno e le tasse ci strozzeranno ancora?
Chi lo sa.

Io ho deciso di non capire, di non sapere, di non lottare.
Sarò un codardo ma me ne vado.
Intanto per la prima volta, passerò un capodanno con tanti stranieri
in una città straniera e parlando un0 strano inglese standard.
E, soprattutto, con più ottimismo e fregandomene altamente di tutto.
Nessun discorso di capodanno del presidente, solo vuota retorica.
Niente petardi o botti illegali, spero.
Chiuderò l’anno con tanta allegria immotivata.
A voi che mi leggete, vi auguro un 2013 meno cattivo, meno in crisi
più tranquillo, più facile con più vita reale oltre FB, twitter o altri social stupid network.

Buona vita e buon 2013!

 

 

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