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Partenza


Preparo le valigie per un’altra avventura.
Stavolta la perfida Albione mi attende
con tutto il suo carico di promesse e ricchezza ostentata.
Non mi convincono questi posti
per gente ricca e annoiata
o per poveri cristi in cerca d’occupazione.

Benvenuto nell’eccesso dopo un anno di
vita compassata di provincia.
Benvenuto nella malinconica capitale piovosa
da qui partirai con 30 gradi e un autunno appena accennato.

Cara vita e caro vita.
Niente più cibo di strada a prezzi stracciati
o fresca aria di mare.
Mercato del pesce, la gente urla la bellezza del pescato.
Stanchezza per la solita vitaccia e ruberie varie.

Parto e riparto per non pensare.
Domani non lavorerò come voglio io
ma forse non avrò più la solita insonnia notturna.
Via, di corsa a lavorare e produrre, mi ricorda la vitaccia
della vita milanese compresa l’indifferenza metropolitana.

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L’indifferenza fa la raccolta

Non sentirmi lamentare è sintomatico di questi tempi bastardi.
Tanti avventori, con le loro idee precise, sanno cosa dirti e vengono da te
a darti i giusti consigli, con fare fraterno:
“Ma cosa fai qui, vattene via, qui non c’è niente!”
Cosa vuoi da me?
Io ero venuto qui per farmi due tuffi e ora passeggio per ammazzare la noia.
Non ho chiesto la tua opinione
e non è vero che andandosene da qui, per un inspiegabile prodigio, tutto cambi
e tu, da povero spiantato, diventi ricco possidente terriero sposato
con una ricca stronza vogliosa desiderosa di maschi latini e paesaggi calorosi.
A me basta andare in giro a declamare poesie denudandomi, fisicamente e metaforicamente,
di bisogni consumistici indotti dai porci capitalisti.
Si, ho detto PORCI, non quelli volanti dei pink floyd,
ma quelli che governano e lasciano proliferare il pattume.

Viva l’immondizia, tanta ricchezza sparsa a larghe mani a lasciare
come pesante tributo all’inurbazione selvaggia.
La tipa stronza fa parte di questa ricca schiera
e si stupisce e si indigna se dico “fottuto” durante un comizio improvvisato
con il megafono di architettura di 5 anni fa.
Eravamo con le nostre bici e la gente non capiva perchè abbiamo piantato l’auto.
I bambini si erano uniti a noi portando un passeggino malconcio trovato chissà dove e abbandonato
al’incuria del tempo.
Ora io ritorno a casa, George dammi un passaggio fischiettando un motivetto allegro seduto sul sellino della tua bici.
“Gocce di pioggia su di me, mentre pedalo rischio di cadere con te
chi se ne frega se, la pista ciclabile non c’è.”
Ci dirigiamo verso piazza cavalli commerciali a consumare pezzi di tavola calda, di caffè, di discorsi
e di fumo malridotto.
Tutto questo non ha senso e “la dove c’erano i cavalli ora c’è, la piazza commerciale”
O meglio la pazza commerciale che ha lasciato un solo albero solitario fra tanto cemento
dove salgo gridando
“Voglio una donna!” come faceva Ciccio in quel Amarcord di una volta.
Guglielmo è contro tutto e tutti
Si farà un format televisivo tipo Forum in cui insulta tutti mentre gioca a poker on line ascoltando
“Oh lord, want you buy me a color tv”

Adesso vorrei qualcosa di più di un televisore full hd 3d smart tv
cioè un lavoro ben retribuito e una casa di proprietà.
Mi manca qualcosa, una cosa che prima trovavi ad ogni angolo di campagna
e che adesso compri al supermercato più del dovuto.
Oro giallo-verde, limone di Sicilia, qui nella cosiddetta “conca d’oro”
compro dei limoni spagnoli a soli 85 centesimi al supermercato.
Il tizio glabro li guarda stupiti ed esclama
“Ma comu, na vuata i cugghiava in campagna ora l’accattari”
Replica un altro cliente che dice
“Io i livavu ca pala meccanica i limiuna ni mia”
Poi, constatando la scarsa qualità del prodotto chiede alla cassiera
“Mi canciu ca sunnu ammuffuti”.

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Acquazzone


Un cielo grigio minaccioso
“Arriva u mari cu tutti i pisci”
dicono i pescatori
Si preannuncia una bufera
Piove
sulle auto ferme al semaforo
Piove
ci si ripara sotto i balconi
Piove
Il manto stradale divelto
salta via
Le fognature scoppiano
una vecchia storia ripetuta.
Tutti sanno e nessuno fa niente
poco importa
Perchè?
Voglio che la pioggia sommerga tutti
i responsabili
La natura ci uccida lentamente
come facciamo noi con essa

Di nubi grigie a un tratto il cielo fu sporco;

e il tuono brontolò con voce d’orco.

Si cacciò avanti, lungo lo stradone,

carta foglie ed uccelli il polverone.

Si udirono richiami disperati,

tonfi d’ imposte e d’usci sbatacchiati.

Si vider donne lottare in un prato

Con gli angeli impauriti del bucato.

Poi seminò la pioggia a piene mani

Tetti e vie di danzanti tulipani;

tagliò il paesaggio, illividì ogni cosa

in un polverio d’acqua luminosa.

Covoni-Acquazzone