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Stambecchi e scritte varie

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Una calda giornata di Settembre il nostro Sigismondo si trovava  a vagare per le campagne del sapere
in compagnia dei suoi vecchi compari di studi.
Tutto sembrava immobile da almeno un lustro ma in realtà, nella mente e nella vita del nostro
eroe, tante cose erano cambiate. Non starei qui ad elencarle, per evitare di ripercorrere ricordi non troppo passati.

Di sicuro, per il nostro Sigismondo che si preparava a ripartire nuovamente, tutto sembrava fin troppo statico e immobile.
Partiva stavolta con più incognite e nessuna certezza ma consapevole di aver dato poco e ricevuto altrettanto.
Si sragionava di come fosse diventato difficile rivedere il circolo filologico dopo la sua rinuncia
ad uno studio velleitario e fine a se stesso:
” Ascolta Ponzio, io non ho fatto la specialistica ma mi sono specializzato in lingue varie
vagando per l’Europa. Non è difficile, basta saper rinunciare e saper rischiare.”
Disse Sigismondo mentre beveva l’ennesimo caffè della giornata
“E vero” rispose Ponzio “Lo farei anch’io ma ormai sono un praticante medico e, con molto sacrificio, riuscirò a dare il mio contributo
e lavorare in ospedale come ho sempre sognato di fare.
Caro vecchio Ponzio, sincero e mai banale!
Dopo questa breve parentesi riprende la sua visione politica dicendo
“Del resto questa è ancora l’Italia di Belluscone dove è tutto apparenza e inganno.
Tutto votato allo spettacolicchio neomelodico di periferia per noi insulani che abbiamo
dato ogni voto mafioso e non all’uomo della Provvidenza Mediatica.

Le selezioni per i nuovi mattacchioni comici e le veline decerebrate vanno sempre alla grande
nonostante, o forse proprio perché, le fabbriche sono andate via e il lavoro è una merce da comprare.”
“Non c’è speranza né dentro né fuori dalle mura accademiche quindi che fare?”
“Forse troveremo la risposta al centro stampa” disse Porso che da quando era diventato dottorando
aveva avuto l’onore di tanti libri e tante pacche sulle spalle d’incoraggiamento ma nessuna borsa di studio.
” Io lotto per la Borsa e per la vita tra biblioteche-musei con carenze di personale e carenze strutturali.
Sono diventato carente e decadente ma devo lottare contro tutto questo vuoto esistenziale.”
Marta ci aspettava davanti il Centro sparando parole a raffica e consigli buoni per tutti.
” Da quando mi sono laureata alla specialistica non dormo più la notte cercando la migliore occasione per un lavoro mal retribuito
il più lontano possibile da qui. Meno male che oggi ci siete voi così posso ripensare di essere universitaria scazzata e impegnata.”

Era sempre molto bella e simpatica la nostra Marta come  la prima volta che entrò nel circolo dei filologi.
Quel mattino di pioggia invernale che  sorprese tutti gli studenti davanti
la scalinata di Lettere dove la solita matta di Lettere moderne chiedeva a casaccio a persone che non conosceva:
“Hai un mezzo di locomozione diverso dai piedi posteggiato non lontano da qui?”
A fare quella domanda contorta era la sua amica Matta Flavi con la quale si vedevano per studiare e scambiarsi messagini insensati.
“La conosco da una vita, è sempre stata così da quando era alle medie con me, di certo adesso è peggiorata ma non si può dire che sia una pazza,
ha solo bisogno di attenzioni.”
Attenzioni che all’epoca dei fatti arrivarono dal nostro Sigismondo in cerca di compassione e di lingue diverse da quelle di paese.
Tra i due non poteva funzionare ma era divertente vederli assieme battibeccarsi.
Avevano un amico in comune che sarebbe entrato a far parte del circolo filolofigico, tale Miccelievi
meglio noto come il “dandy misterioso” per le sue sparizioni nei vortici letterari e nelle stradine della città vecchia.
E adesso, rieccolo il Miccelievi giusto davanti il Centro stampa.

Meno capelli di prima, più chili e più sale in zucca sicuramente.
Stava con la sua nuova fiamma e con la sua amica, la nostra amata Zia Clara.
La zia era una figura quasi mitica, ai tempi portava il buonumore e aiutava chiunque si trovasse in difficoltà
grazie alla sua affabilità e alla sua poca voglia di fidarsi delle apparenze.
Era ben voluta da tutti, soprattutto dal mago Walter, illusionista e tombeur de femme più famoso di Facoltà.
Un tipo in gamba che se l’era cavata nel deserto del Nevada e aveva imparato i trucchi del mestiere girando per gli States
da quando aveva 14-15 anni mentre tutti gli altri erano ancora dei brufolosi impacciati.
Chissà che fine avesse fatto il Mago Walter, probabilmente aveva ripreso a girare per gli States campando di espedienti
e di trucchi illusionistici buoni per tutti.

“Ragazzi, dire che sono emozionato è riduttivo, finalmente ci rivediamo dopo 5 anni di avventure”
disse Sigismondo mentre comprava un quadernetto da 50 centesimi con degli stambecchi del parco del Gran Paradiso in copertina.
“il tempo è gentiluomo e tiranno allo stesso tempo, voglio che mi lasciate una dedica su questo quadernetto incredibilmente vintage data la copertina molto anni 90. Leggerò le vostre dediche a tempo dovuto quando sarò in Deutschland a fare il gastarbeiter per qualche fabbrica efficientissima. Forza scrivete qualcosa e avanti con i ricordi che questa giornata è appena cominciata”

Il vero motivo di quella raccolta di pensieri e parole sparse era anche in qualche modo anti-social.
Sigismondo, come Pozio, Porso, il Miccelievi e la zia, vivevano i social come gabbie autoreferenziali.
Ora che era nata la pagina FB e whatsapp si erano rivisti virtualmente ma non realmente  come durante il compleanno del Miccelievi.
Adesso avrebbero potuto rivedersi di presenza e tornare a scriversi messaggi criptici durante le ore di studio come era consuetudine
del tempo del circolo.
Il primo a scrivere per gli stambecchi  fu Porso con il racconto ” La squisitezza perduta”

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