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La squisitezza perduta

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Quando il sistema ti prende per le palle e ti dice, direttamente o indirettamente, che non sei adatto, cominci a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in te o nel sistema. Dato che tutti sono buoni per fare una rivoluzione ma nessuno sa come farla,allora è meglio pensare al modo migliore per sopravvivere.

Ed era questo il sunto di Peter dopo l’esperienza (fallimentare) della dissociazione culturale Aiposteri. Avevano cercato di sopravvive in un mondo in cui le buone intenzioni hanno dei lati cattivi e imprevedibili e dove i simboli sono svenduti e perdono valore.

Preparando la valigia, carica di disperanza e sogni traditi, si era trovato a lavorare per la multinazionale ALTEADRESFEEA che aveva sempre criticato per linea di principio. Naturalmente, il sogno proibito del lavoro era impensabile nella sua terra d’origine che criticava e amava ferocemente. Troppe amicizie da rispettare e troppi tornaconti personali per scendere a compromessi e non risalirne più.

Ora un altra vita lo aspettava nel paradiso dorato del Belgio. Ma il paradiso dorato non sempre è la migliore delle ipotesi. Si trovò il primo giorno tra signori imbellettati che parlavano di valori e guadagni commisurati al proprio lavoro, di etica da rispettare,di lavoro di squadra, etc, etc. Il problema è che tutto questo ha una bellissima patina di irrealtà che trova terreno fertile in ragazzi con tanta voglia di fare e di lavorare ma poco abituati alla critica e molto propensi alla figa. Voi dateci il nostro e noi ripagheremo senza fare domande. Così, per i primi mesi non ci furono domande né obiezioni di alcun tipo. Andava tutto bene nel migliore dei mondi possibili?

Non proprio. Gli mancava la spinta in più. Mancava quel gusto pieno della vita fatta di irregolarità e sotterfugi per sopravvivere. Mancava il gusto tondo pieno e confortevole di una cena luculliana in campagna, di un calzone grondante di olio alle 11 del mattino dopo due ore di economia aziendale. Mancava il polpo alla Vucciria alle 3 del mattino e lo stigliolo alle 4 del pomeriggio in un anonimo pomeriggio palermitano di fine inverno. Mancava la lenta disperazione della provincia. In compenso, aveva la frenesia della vita moderna, attraversare i semafori di corsa, andare al lavoro e capire la routine come parte rassicurante di una vita.

Che la vita è piena di problemi e tu ti complichi la vita se te la vuoi complicare e, sai cosa? Ti riesce bene. Poi arriva un cliente e ti chiede una cosa che sai ma a cui non sai rispondere. Allora tu lo mandi elegantemente a fare in culo e fai perdere alla tua azienda introiti importanti. Ti richiamano all’ordine, ti dicono con fare paterno: “cos’è che non va? Ci sono problemi?” Sai cosa? I problemi sono a scuola, e te ne vai sbattendo la porta e non rientrando più. Ti ritrovi per strada sotto la pioggia battente a goderti il momento. Vai dal primo kebapparo a ordinare la cosa più oleosa e ipercalorica di questo mondo solo per ritrovare quella squisitezza oleosa dei tempi che furono.

Adesso sei fiero di te. Passi le tue giornate a sparare cazzate ad un pubblico troppo occupato per ascoltarti ma va bene così. Tutto risulta sbagliato in questi tempi precari e lo racconti in una sera d’estate ai tuoi amici del circolo. Alcuni ti ascoltano complici, altri non capiscono e non vogliono capire perché sei tornato in questa terra tormentata. Adesso come ti senti con la tua piena oleosità pensosa? Adesso come lo spieghi ai tuoi che il futuro è da ricostruire? Meglio mangiarci su. Meglio l’ennesimo calzone fritto piuttosto che un lavoro ben retribuito? A voi l’ardua sentenza. Io non mi ritiro per deliberare ma delibero che i pezzi del Ganci facilmente verranno commercializzati da uno che come me, sconosce il piacere di cucinare sano.