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Al camposanto

Nella città dei morti
i vivi gettano rifiuti
rifiutano il ricordo

le tombe obliate
cadute,cancellate
dal tempo
marciscono nell’incuria.

Ho pianto tante lacrime
per voi che ci avete lasciato
ma adesso piango per i vivi
che non sanno, non vogliono vedere
si lamentano e inquinano

Fra tutte queste mute pietre
Tu sei lì che sorridi sornione
Nella foto delle nozze
eri felice, la vita ti dava
uno sposalizio sperato
il figlio maritato
poi te ne saresti andato
e la bottega si copriva
muta restava non più operosa

Adesso è passato del tempo
Sono partito e ritornato
ancora cerco la mia strada.
Ho lavorato, sperato
e faticato, tu alla mia età eri
già padre e i tempi sorridevano.

Si lavorava per quattro soldi
e per tirare la cinghia
Ora ho l’iphone senza lavorare
Non vedo niente di manuale
siamo schiavi del virtuale

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Ode al quaderno arancione

Al quaderno arancione
Così finisce questo quaderno
dalla metà, non dalla fine,
tra appunti di storia
frasi prese dai libri
e disegni fantasiosi.
Con te ho passato l’inverno
Adesso la primavera è alle porte
e tu ti riempi definitivamente
forse completamente
Pronto sul banco il sostituto
più minuto
lì sul banco aspetto il turno
e intanto tu hai ancora
il campionato
non terminato di pes
Il programma di studio
Gli appunti sul progetto
e poi basta

solo nell’archivio del cassetto.
Silenzio fra le pagine bianche

Tu finisci
come il salame in frigo
c’è l’altro che ho comprato
e i crackers nella credenza
gli altri dell’altra marca.
Ma tu ancora vivi
ancora cose da terminare
su di te, su di me.

Il tuo testamento
sconnesso
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