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Al mercatino

Giornata grigia e uggiosa, non proprio estiva ma ancora umida. Il cielo minaccia la pioggia mentre le poche bancarelle rimaste dal fuggi fuggi generale espongono le solite robe a buon mercato.

Fra  le tante bancarelle con materiale vario ecco le solite del signor Franco esperto mercataro dal 1988.

L unico che può permettersi una zona d influenza che va oltre il canonico spazio 3X3 metri delimitato dalle strisce gialle disegnate per terra. Con la sua esperienza e la sua mole, il signor Franco detiene da anni una zona che include ben 5 spazi. Non è seduto ma adagiato in equilibrio precario tra una corda non molto stabile che lega l ombrellone alla struttura a tavolo d acciaio dove trova posto la massa informe di abiti e un nugolo di sacchetti di plastica che fungono da pilastro alla struttura. Ha un solo aiutante, probabilmente il figlio, che non ha la stessa mole ma in quanto a panza non scherza! I due non hanno bisogno di comunicare, parlano attraverso un difficile sistema di fischi, peti e occhiatacce di rimprovero.

Quelle bancarelle contengono vestiti vari e dai colori sgargianti, magliette di squadre sudamericane, frac usati e nuovi, grembiuli con su stampati calendari del 1982 e divise militari dell esercito americano.
L’insieme che costituisce le bancarelle è stato dichiarato stato autonomo con tanto di bandiera e moneta locale: si dice che una volta entrati nel territorio e presentati i documenti di circolazione al figlio, non si può uscire se non dopo aver comprato almeno 3-4 pantaloncini per uomo, 2 gonne per donna e almeno 1 gilet fuori moda.

Oggi ad aiutare il signore delle vesti varie ci sono due tizi smilzi e tarchiati che controllano che nessuno rubi la merce e sorridono in modo inquietante ai clienti che chiedono se si può avere la misura più grande di un qualsiasi indumento.

D’improvviso la tragedia!
Il tavolo d’acciaio con la massa d’indumenti, comincia ad oscillare pericolosamente forse perché fissato male dai due loschi figuri.
La gente si accalca troppo vicina alla base cominciando a spingere eccitata da tanta mercanzia e dalla ricerca infruttuosa per trovare l’abito giusto.

Il signor franco è preoccupato da tanto accalcarsi e comincia ad oscillare pericolosamente ammonendo i presenti:” Piano! FATE PIANO!”
Non finisce di dire la frase che si ritrova travolto dalla massa informe dei vestiti, dai sacchetti portanti e dall’ombrellone fissato malamente.
Il figlio disperato corre in soccorso del padre sepolto da almeno 10 tovaglie da tavolo, 5 vesti larghe XXXL e 3 giubbotti usati demodè.
I due tizi loschi cominciano ad incassare sparando cifre casuali ai vestiti da pagare.
Dopo 10 minuti di marasma, il signor Franco riemerge aiutato dal figlio e da due massaie che emettevano suoni acuti e lancinanti esclamando ripetutamente: “QUANTO PAGO? SEEENTAAAAAAAAA!!!!””
I due tizi loschi abbandonano il signor Franco fuggendo grazie alla complicità del venditore di bibite fresche, panini e gelati intrufolandosi dentro il suo carretto frigo.Il contratto di lavoro che avevano firmato il giorno prima in una friggitoria delle vicinanze viene rinvenuto magicamente sotto uno dei tavoli d’acciaio con su scritto frasi ingiuriose e sputi.
I due avevano firmato per 3 ore di lavoro pagate 2 euro l’ora con la possibilità di proroga per mezz’ora. i due avevano accettato e preso come anticipo di pagamento una birra fredda e due panini con milza.
Adesso i due sono fuggiti portandosi dietro l’incasso della giornata, alcune tovaglie da tavolo, 2 abiti da sera e un paio di jeans malconci.

Un vero e proprio colpo di stato ai danni del signor Franco che rimette in sesto le bancarelle in 345 semplici mosse mentre il figlio continua a dare la caccia ai due fuggiaschi.Le massaie sono andate via senza pagare dicendo :” è una vergogna, non si capisce niente!”

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