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Sonnolenza sonnolenta

Passato aprile con il suo dolce dormire,
il nostro Sigismondo si apprestava a continuare la sua scuola di lingue di utilità sociale
(così l’aveva pensata e intendeva portarla avanti) senza un soldo in tasca ma con tanta passione.
Nel mondo disgraziato e sfigato nel quale viveva, mondo fatto di compromessi al ribasso e gente disoccupata che aspettava la manna dal cielo o il solito politico truffaldino che li impiegasse alla
regione grazie al fatto che ognuno di essi poteva vantare una collezione di certificati e lauree da fare invidia ad un docente universitario, i suoi collaboratori/colleghi/amici si erano inventati un’associazione con scopo di lucro benefico e fine a se stessa che però formiva un servizio di pubblica utilità. Nell’ufficietto in via pamara n44 dell’immediata provincia panormita, c’era questo magazzino sfitto ammobiliato con materiale di riciclo in cui c’erano sistemati quattro tavoli, alcune sedie, alcune poltrone/divani usati e usurati, delle lampade luminose anch’esse usurate, una connessione a medio/bassa velocità ad internet usaticcia anch’essa, un cucinino con delle piastrelle di un colore verde acceso terrificantemente usurate, un frigorifero che scorreggiava e sospirava rumori metallici piuttosto usati, e una macchinetta del caffè naturalmente usurata e usata.
Lì dentro tutto aveva l’impressione dell’usurata stanchezza e anche la gente non era da meno.
Avevano un programma da rispettare purtroppo la gente non rispettava i loro orari e veniva quando gli pareva. Dal lunedì al Venerdì si facevano lezioni private e pubbliche di francese, inglese, spagnolo, matematica, chimica,fisica e tanto altro.
In mezzo vi erano gli scacchi che riempivano le loro serate e i libri di filosofia e narrativa aperti a casaccio su pagine interessanti.
Il centro era vissuto quasi quotidianamente, gente andava e veniva, vi era uno scambio costante di idee e progetti per il futuro e a volte, pareva che questo bastasse a riempire le giornate di tutti.
“Ora però ho necessità di andare”Disse improvvisamente in un caldo pomeriggio di Maggio il nostro”Qui la situazione si può autogestire e voi siete grandi abbastanza per farlo”.
“Ma dove, come e quando? “gli chiese la Benedetta con il suo fare materno tanto caro a tutta la componente maschile del gruppo
“Come sarebbe a dire? Non ve l’ho detto? Vado in Germania a lavorare in un call center.
Si,lo so che è un lavoro del cavolo ma devo farlo, non ho scelta e non posso nè voglio aspettare l’inevitabile nulla qui.”
“Ma dai che qualcosa si sbloccherà”
“No, non è vero! Qui è tutto immobile e a noi piace questa dannata immobilità.
Perciò preferisco la mobilità e spero che qualcosa si smuova da questa mobilità.
La mia vita ha atteso troppo, adesso è tempo di andare, di agire.”
“E questa storia continuerà?” gli chiese la suddetta
“Continuerà se ne avrete voglia. Io vi osservo da fuori.”

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