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Sonnolenza prefestiva

Sleep-disorders-5

Serenata giornata di Dicembre.
Niente sembra alterare l’inerzia delle prossime vacanze natalizie e la città è già tutta preparata
e apparata per le vacanze.
Al centro va tutto come dovrebbe andare, La benemerita apre e chiude e dentro la gente studia, legge e organizza aperitivi, apericena e quanto possibile per portare liquidità per questo progetto che tutti vogliono vedere innovativo.
Ecco che alle 10 del mattino arriva il postino con una lettera da Monaco di Baviera firmata da Sigismondo:
“Cara Benedetta, benedetta cara.
La vita qui procede in modo prevedibile, si lavora tutte le mattine e alla sera si va a casa a condividere l’appartamento con dei perfetti sconosciuti che fanno della loro vita un mistero ma pagano le spese.
Da un paio di giorni non riesco a dormire, mi sveglio alle 5 del mattino e comincio con la mia solita routine lavorativa: doccia, colazione, lavoro, simpatia da call center, pranzo, lavoro da macdonald e ritorno a casa.
Sono talmente stanco che vado a dormire alle 11 di sera, incredibile pensando alle serate alcoliche passate al centro, comoda alcova protettiva dei nostri sogni.
C’è che non uso più i social per fare pubblicità di me stesso e di quello che faccio, mi basta la patetica realtà. Sabato scorso ero libero da impegni lavorativi e mi sono ritrovato a vagare per il centro.
Era una fredda serata di novembre e la nebbia copriva tutto.
Io sono rimasto seduto in una panca per più di un ora a buttare giù pensieri e parole su quelo che volevo fare e pensavo di fare in questa città.
Ad un certo punto ho pianto lacrime amare, non era così che intendevo cambiare la realtà.
Vivere in una città spersonalizzante ma bella, tutto funziona bene e tutti lavorano,
sembrerebbe la migliore situazione possibile.
Ma alla sera questa bella gente diventa scatenata e pazza.
Ci si ubriaca per dimenticare che al lunedì si lavora e fuori sarà una brutta giornata senza fine nè inizio.
Ho provato a contattare centri culturali o scuole di lingue qui ma non ci sono posti liberi per insegnare e, del resto, chi lo vuole un certo signor qualunque che per vivere lavora al call center e da mac donald?
Così, giusto per pazzia e mancanza di stimoli, mi sono licenziato dal Mac Donalda e, sai cosa?
Domani mi licenzio dal call center che tanto se non lo faccio io provvederanno loro a causa della mia scarsa produttività.
No, non sono un automa e mi emoziono ascoltando un povero cristo che ha perso il volo per uno sciopero all’aeroporto e non riesco a vandergli un rimborso o altri servizi accessori.
Bene, viste queste premesse, ti auguro un felice e sereno Natale e un nuovo inizio d’anno
che, non dirlo troppo in giro, ma forse potrebbe rivedermi da quelle parti a ritornare a lottare contro l’apatia e la rassegnazione.
Si, ritornerò a farmi male, ma devo farlo.
Si, voglio riprendere quello che penso sia una battaglia infinita anche perchè l’ultima insonnia me lo ha fatto capire quando ho ascoltato nel buio una voce femminile che urlava qualcosa d’incomprensibile.
Non so a chi apparteneva ma credo sia collegata alle condizioni non buone di mia madre.
Voglio tornare per aiutarla e poi forse ripartire oppure restare e armarmi di pazienza.
Ti voglio un mondo di bene e ti abbraccio.
Il tuo affezionatissimo Sigis
P.s. sono un romantico inguaribile, per questo preferisco scriverti delle lettere di carta perchè la rete
ci spia e ci rovina e io non voglio affidarle nulla di originale.
Rimase perplessa e emozionata.
Andò a farsi un caffè per riprendersi e le parse di vederlo di nuovo davanti seduto sulla poltrona scricchiolante che bonfonchiava scrivendo una lettera di protesta al sindaco o all’opposizione.
Prese uno fra i suoi libri preferiti e dalle pagine interne scivolò per terra una foto dei vecchi tempi andati in cui si vedevano loro due a mare intenti a tirarsi l’acqua in faccia.
Con il magone e la gola stretta, ricopiò l’indirizzo della cartolina e gli spedì quella foto scrivendo sul retro:
“Non vale la pena se non ti sporchi le dita di vita, ricordi?
Cona affetto la tua benemerita
Benedetta
Subito dopo ebbe un improvviso attacco di sonno
e si addormentò sul divano aspettando il caro vecchio Sigis

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