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Dolci asperità

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Qui dove il mare s’infrange su scogli solcati dal tempo e le onde cullano
un vecchio lamento portato dal vento, la gente va via indifferente
presa solo dal suoi affari quotidiani.
Eppure stasera si riscopre il senso di comunità.
La borgata si rianima, la gente collabora, lavora, si aiuta per fare qualcosa.
C’è una frizzante frenesia da evento e la gente accorre per fare la passeggiata domenicale.
Nel vecchio spazio del ristorante, dove un tempo si mangiava e si passavano serene serate d’estate cullate della brezza marina,
oggi c’è solo una terrazza, in parte malconcia in parte curata.
Qui stanno sistemando delle panche e dei cuscini per dei salottini da aperitivo casereccio.
Il gusto del vino che si accompagna alla leggera brezza marina inebria i corpi e le menti.

Passeggiando si riscopre con piacere la mancanza di auto e la presenza di bici elettriche
e monopattini cittadini innovativi e pratici.
Sigis è seduto con i suoi vecchi amici che aspetta il resto del gruppo per passare un po di tempo insieme e darsi al bere.
Si parla col buon vecchio Mauro di come la gente, nonostante tutta la campagna di sensibilizzazione, continua a insozzare e lasciare immondizia per terra.
“Diamine, questi idioti non impareranno mai!”
“No, credo siano semplicemente terribilmente pigri”
“Non solo questo, ho visto paesi dell’entroterra curati come un salotto di casa.
Dove i pochi abitanti non vanno in giro con maledetti macchinoni inquinanti e ha l’umiltà
di vivere con quello che ha. Scusami ma io non vado soluzione alcuna qui!”
“Eppure stasera abbiamo avuto una prova dello spirito d’iniziativa e di volontariato costruttivo. Come vedi, la situazione non è così disastrosa.”

“Ecco che arriva il sindaco, hai qualcosa da dirgli?”
“Cos’altro se non buon lavoro? Non ho bisogno di fare la solita beota e chiassosa opposizione da talk show”
“Eppure ti stai candidando alla guida del paese, dovresti fare qualcosa”
” Ne parleremo a bocce ferme”
Ecco che arriva il gruppo che chiede al nostro come è andata la giornata.
“Positivamente, la gente mi da speranza e crede nel cambiamento.”
Nel lungomare il nostro avanzava come una star consumata e in molti lo salutano
contenti pure il sindaco che tuttavia mostra insofferenza nei suoi confronti.
“Cosa hai da dirci per questa nuova avventura Sigismondo?
che contributo puoi dare per fermare questo declino?”

Gli chiede una ragazza conosciuta da poco che lui chiama
-la mia segretaria particolare-
“Mia cara, io posso ben poco, sono realista, ma posso dare il mio contributo
se gli altri mi aiutano”.
“Quindi cosa hai in mente di fare?” Lo incalzava lei con fare giornalistico
professionale o pseudo tale.
Improvvisamente, si mise in piedi una specie di farsa
che sapeva d’intervista al candidato politico per le elezioni.
Altrettanto improvvisamente, realizzò che la magia di quell’incontro
virava malamente verso la solita solfa mediatica e da polemiche da bar.
Di lei era innamorato ma non voleva ammetterlo,
certi sentimenti sono scomodi per queste occasioni.

Continuava a fissarle quei bei occhi chiari pieni di vita e vibranti di bellezza
che offuscavano il resto del suo viso perfino quel naso pronunciato che tanto gli piaceva.
Doveva prendere tutto con leggerezza e noncuranza, evitando di identificarsi come
appartenente ad una classe sociale di cui doveva rispondere e dimenticando le facce
dei suoi sostenitori che lo guardavano screditandolo o comunque con poca stima.
“Non ho niente da dire, a dopo”
Si allontanò dalla folla di curiosi e lasciò un bigliettino nella borsa della segretaria.
Di questo biglietto la ragazza si accorse alcune ore dopo rientrando a casa.
Un misto di stupore e di contentezza si dipinse sulla sua faccia quando lesse queste parole:

“Adesso che sono tornato alle mie vecchie comodità casalinghe,
ripenso a quella notte bavarese quando
dormii un vecchio sonno disordinato
ridendo di un riso sinistro per la mia sorte avversa
e piansi di un pianto amaro per quella condizione precaria.
Arriverà il tempo in cui saremo finalmente da soli,
allora io mi prenderò i tuoi occhi e affonderò il mio amore sul tuo petto.
Mi bruci l’anima e la notte non mi fai dormire
ma odio il tuo mestiere e la tua vita.
Vediamoci quanto prima, ti rilascerò un intervista privata
solo per la tua bocca desiderosa.
Il tuo adorante ”

 

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