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Senza un titolo

Come un dolore costante, un idea fissa che svilisce ogni azione,
che ogni volta fa emergere solo gli aspetti negativi.
Questa malinconia che mi attanaglia
ogni volta che passo dalla facoltà
Gli anni d’oro sono finiti adesso bisogna fare sul serio.
No, non è necessario.
Pensa di vedere il mondo con un nuovo paio di occhiali.
Oggi è una bella giornata, il sole splende e non ci sono nuvole all’orizzonte.
Piove? Pazienza! Cercati un posto riparato e ascolta la pioggia cadere.
Diventa parte di essa. Bagnati e poi asciugati se questo ti fa sentire ancora vivo.
Andare a Palermo? Si, se s’incontrano persone interessanti e magari vai in un posto dove c’è il wi fi
e così diventi social o asociale.

Negatività indotta dagli altri.
A volte penso come Sartre:
“L’inferno sono gli altri”
A volte lo supero
“Meno male che esistono gli altri”

Fare all’antica
sapienza manuale
perduta
in un mondo virtuale
poesia che racconti?
Cosa sei ora?
Mucchi di bit
compongono la parola
amore

questa poesia in un pezzo di carta accartocciata
buttato per terra da qualcuno che l’ha abbandonata.
Per poi leggere, impresso in un monitor in una sala d’attesa:

Il testo si è frammentato, ovunque. Il testo tende a frammentarsi in tante piccole parti, fatte per incontrare il tempo e il favore di lettori sempre più frettolosi e distratti. Sul web l’unità di misura non è più la pagina, ma il paragrafo, cioè la porzione di testo che si riesce a visualizzare sullo schermo di un computer, di uno smartphone, di un tablet.
Neanche il libro, il prodotto editoriale più chiuso e compiuto, sfugge alla frammentazione. Gli ebook possono essere di poche decine di pagine, qualcosa a metà tra un articolo lungo e un libro breve.
Quinto: cambiano i luoghi e le condizioni della lettura. Leggiamo sempre meno alla scrivania, nella calma di un ufficio, sempre più in luoghi rumorosi e affollati, dal treno al bar, dalla strada all’aeroporto. Sempre meno sulla carta, sempre più da uno schermo, cioè da una finestra che ci mostra solo una porzione di testo alla volta. La finestra può essere quella di uno schermo grande e comodo, quella media di un tablet, quella minuscola di uno smartphone. Più piccola la finestra, più difficile la lettura. Il problema è che quando scriviamo non sempre sappiamo dove e su quale schermo appariranno le parole che abbiamo sotto gli occhi. Possiamo fare delle ipotesi, anche molto plausibili, ma senza dimenticare che spetta a noi togliere fatica cognitiva al lettore creando testi chiari e leggibili comunque.
o: il testo vive con le immagini, diventa esso stesso immagine. Un testo può oggi staccarsi completamente dal contesto, e ritrovarsi nudo e crudo, come accade negli aggregatori di feed. Altre volte, invece, gli sarà chiesto di ritrarsi, di fare spazio alle immagini, alle tabelle, alla grafica – o al vuoto, tanto necessario perché le parole risaltino e si leggano al meglio “
citazione necessaria
preso da lavorodunquescrivo cap 1.
E così continua il mio lavorio interiore che servirà a poco.

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In morte del capodoglio spiaggiato

capodogliospiaggiato
Era un sereno pomeriggio caldo di metà ottobre.
Niente sembrava sconvolgere la monotonia di un pomeriggio qualunque
se non il ritrovamento di un cetaceo nella spiaggia della frazione marinara.
Un evento del genere invita i curiosi a vedere un cetaceo del genere che di solito
si può ammirare in un museo acquatico. Invece il cetaceo era lì sotto gli occchi di tutti
ormai esanime, ucciso da una grossa ferita provocata da una nave o un grosso natante
come si legge in questi articoli
http://www.bagherianews.com/cronaca/17642-carcassa-di-capodoglio-spiaggiato-sulla-litoranea-di-aspra-foto-e-video.html
http://www.lavocedibagheria.it/2016/10/aspra-ritrovato-morto-un-capodoglio-lungo-8-metri-nella-spiaggia-la-playa/La folla di curiosi era lì a fotografare e a curiosare.
Cosa poi? Un animale morto anche se insolito.
Eppure la folla non ha notato lo strato di sporcizia della spiaggia o meglio
i vari strati compositi di rifiuti di ogni genere che infestano quella che una volta era una spiaggia, La playa, dove il detto popolare identifica un cimitero di vecchi asini
cotti dalla stanchezza e che i padroni piangono con molta tristezza:
si dice infatti “Chi si siddiatu, ti muriu u sceccu a playa?” fonte vox populi.
Bene, di asini, scecchi, in questa spiaggia non ne ho visti, ma, in compenso,
c’è uno strato mutliforme di rifiuti vari e pericolosi che abbonda.
Nessuno ha evidenziato il pattume della spiaggia ma tutti hanno pianto per il capodoglio,
che in molti hanno chiamato “balena” come se fosse un asino-sceccu che commuove  e intristisce tutti.
Che lo spiaggiamento sia un episodio singolare è fuori dubbio.
Come è evidente che anche i curiosi siano spiaggiati dall’immondizia che abbonda nella spiaggia e ai lati della strada. Il capodoglio per me è un ammonimento alla folla di curiosi,
se vogliamo dargli sto significato, che in quella spiaggia muiono le speranza di una frazione marinara che non sa che farsene di una gran bella spiaggia spaziosa e la usa come cimitero e discarica a cielo aperto di tutto ciò che vogliamo abbandonare.

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U futuru di Ignazio Buttitta

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non è chiu sicura.

Caro Poeta
Ti leggo  dopo tempo ne “i quaderni d’arenaria” e
rileggendo il tuo siciliano de i tempi,  mi fa ricordare di quando imparai a memoria una tua poesia che recitavo con orgoglio a tutti. Già allora stavi dall’altra parte della vita, probabile,ma per me eri vivo esempio di poesia e passione.
Crescendo ho notato che eri diventato un esempio per tanti, troppi, che qui dove hai vissuto ti hanno prima ignorato e poi rivalutato come spesso accade.
Tanti acculturati della prima ora abusavano di te, eri memoria viva e lo sei ancora.
Ebbene,  solo nelle notti calme e fredde del nord Europa ti ho rivalutato.
Quando ero qui eri il solito “esempio illustre”, il tanto citato “cittadino illustre”
vanto pubblico di governanti e intellettuali locali.
Nei tuoi tempi la cultura era riservata per pochi, da alcuni anni è per tutti, basta pagare!
Nei tuoi tempi la poesia era riservata per pochi, oggi basta pagare e scribacchiare!
A te preferisco Giardina e Civello che sembrano quasi oscurati dal tuo nome.
Perchè mai poi non so.
Credo sia per la solita questione del dialetto e della lingua, il tuo siciliano era la lingua.
Per me il siciliano è un sentimento, un modo di vivere la vita con franca rassegnazione.
Ho imparato ad emanciparmi dal siciliano perchè, lo sai, non ha futuro solo condizionale.
Mi sono perso per l’Europa grazie all’Inglese e alla giovane età.
E se fossi rimasto qui, non avrei preso il treno perchè non parlava la tua lingua.
I tempi cambiano e bisogna stare attenti ai cambiamenti perchè hanno la forza di un treno diretto senza fermate. Travolge tutto, ma ad illuminare la strada rimangono sempre i grandi personaggi della storia che hanno coraggio e intelligenza come le grandi personalità e come i grandi poeti che illuminano la strada e la via alla gente semplice o agli ignoranti che vogliono fermare il treno o spingerlo indietro.
Di tanto in tanto, il treno si ferma e allora si riscopre il passato, giusto per qualche attimo
prima di condurti alla stazione dove prenderai un diretto più veloce come l’aereo
e, se ti pare troppo veloce, non pensare quanto velocemente viaggiano i nostri messaggi
su qualunque telefono, meglio smartphone, ma chi significa?
Significa telefono ‘ntilligenti pi genti stupita
cha ammuttanu n’arreri insultannu tutti
e u paesi “viittuali” ne è chinu chinu!
Picchi “viittuali”? picchi a reattà arristò n’arreri e sti nummari 0 e 1 vannu comu a luci
e i messaggi su fatti di 0 e 1, tanti 0 e 1, ca sti telefoni, sti caiccolatori alettronici
su fiammi ma viaggianu cchiù fotti da luci. Megghiu ddu trenu!