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Riepilogando l’anno

Che anno è stato, o meglio, che anno abbiamo vissuto?
So che David si era stancato e se ne era andato agli inizi, dopo di lui il chitarrista degli eagles(Glenn Frey), il cantante di wonderful life(Colin Vearncombe), il chitarrista dei Jefferson airplane (Paul Kantner) e Maurice White degli Earth wind and fire non dimenticandouno dei simboli del progressive, Keith Emerson.
A supplire a queste dipartite chi arrivano?
Dei lamenti musicali e musicanti dai titoli ammiccanti di pseudocantanti, che hanno il nome di “Andiamo a comandare” e “Vorrei ma non posto”.
Ci fosse stato Bud Spencer li avrebbe presi a pugni ma anche lui e andato via forse perchè
Severus Piton, mentre se ne andava, lo aveva scambiato per Agrid e portato da Voldemort?
Ancora Terrore. La Russia risponde bombardando Aleppo. Intanto Nizza e Monaco piangono vittime della follia globale del terrore
Qui in Italia rispondiamo con l’hashtag escile per fare capire come le università siano sexy e appetibili quasi più delle tette delle zoccole malate di social.
Visto l’andazzo europeo, la Gran Bretagna va via ed esce dall’unione e dall’europeo.
Lascia la gloria al Portogallo del glittoso Ronaldo e dello spartano Eder cha annichilisce i galletti transalpini a casa loro, adieu granduer!
Ma arriva la grandeur del miliardario populista che vince le elezioni e promette il muro delle libertà. Vox Populi Urbe Romana Raggi mala amicitia facit, ob dimissiones
causa fidex collaburatores requirent movimentum penta stellarum!
Arrivano le Olimpiadi e la parata di olimpionici a dimenticarci le beghe nazionali.
Un referendum trivellato dall’astensione e un NO secco contro Il presidente social.
Manco l’allegro irriverente Nobel che FO avrebbe immaginato e manco il menestrello dell’america che fu vuole saperne, meglio farsi una mangiata con lo chef burbero
che giudica i programmi di cucina come tanti e ci prepara un pranzo di Natale con
il cantante del Natale passato al suo ultimo last christmas.

Di tutto questo qui vedo solo dei riflessi confusi dal social e dalla socialità ottusa.
Automobilisti troppo impegnati a scrivere sul telefono mentre guidano
e buttare cartacce pubblicitarie lamentandosi dell’inquinamento mentre guidano pesanti SUV eco-incompatibili all’entrata del nuova pinacoteca.

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Lamento del Natale della Cultura

Si narra che per la vigilia di Natale di tempo addietro, al supermercato più conveniente e famoso del circondario di una cittadina siciliana, si era verificato un evento che sapeva di straordinario. Due belle ragazzuole vestite con un munuto vestitino di Babbo Natale- che lasciava le gambe scoperte evidenziate da dei bei collant trasparenti- stavano accogliendo  i cari clienti del supermercato spargendo sorrisi e caramelline. D’improvviso, un piccolo grande SUV di colore bianco Natale si ferma -ovviamente in doppia fila e accostato alla meno peggio, nel rispetto delle tradizioni locali- all’entrata del supermercato bloccando la circolazione e il transito delle altre auto.

Tutti sono inviperiti e alterati, lo è pure il posteggiatore abusivo che va a lamentarsi con il guidatore invitandolo almeno a spostarsi. Ma, sorpresa delle sorprese, dal finestrino fa capolino il sorriso sornione e allegro di Babbo Natale che vedendo il giovinotto esclama:
“Buon Natale caro posteggiatore! Prendi questi utili sacchetti dell’indefferenziata e distribuiscili agli automobilisti. Oh,oh,oh!”.
Il traffico si paralizza, ma la gente invece di lamentarsi comincia a differenziarsi e abbbracciarsi cantando canzoni di SantoStefano e ballando in cerchio intorno al mucchio
di sacchetti che è diventato un albero addobbato d’immondizia profumato di limoni e arance andate a male.Il nostro caro Babbo esce dal supermercato con le nataline-rennine sotto braccio dicendo a tutti:”Che lo spirito dei consumi sia con voi! Ci vediamo più tardi alla pinacoteca-villa per la 12esima riapertura della villa della Cultura! “

Intanto alla villa della Cultura fervono i preparativi. Ci sono gli operai, le autorità, gente comune, il comune rappresentato, gente non-comune, amici dei politici che odiano i politici, politici che odiano gli amici e la gente, quadri del grande maestro, e i vip che tutti amano e apprezzano. Fra di essi c’è il noto showman-giornalista-attore-regista Fippo noto per essere di Palermo e per i suoi film, c’è il noto regista che tutti conoscono e hanno conosciuto quando ancora non era famoso e che incoraggiavano a seguire le sue aspirazioni con pernacchie e insulti vari, c’è il valoroso sindaco che scommette sulla cultura non vincendo ma almeno partecipando. Tutto questo bel mondo va in giro rigorosamente in auto inquinanti da posteggiare a casaccio e sotto l’attenta guida degli steward-posteggiatori abusivi che indicano posteggi improvvisati
in mezzo a simpatiche discariche abusive.
Si scatenano i giornalisti che intervistano il sindaco:”Questo è un grande evento di grande importanza per la nostra cittadina. Da oggi diventiamo la capitale morale della cultura e dei posteggi abusivi. Grazie all’aiuto di Babbo Natale abbiamo sconfitto definitivamente la spazzatura grazie ai sacchetti che fanno la differenziata.”

Fa il punto anche Fippo che dichiara:”E bello arrivare qui tra arbusti, piante varie e auto di grossa cilindrata posteggiate strategicamente in strade strette e anguste. La villa è come me la ricordavo: protetta dalla mole incombente di questo bell’ecomostro-raffineria degli anni migliori quando la mafia dava lavoro e uccideva solo d’estate”
Il regista fischiato e ammirato dichiara:”Non sento nulla, ma sento il calore degli effluvi nocivi dell’immondizia indifferenziata che si confonde con il profumo degli sfincioni appena sfornati e il profumo del mare inquinato dalle industrie. Sensazioni uniche che solo questa città riesce puntualmente a regalarmi. Tra le 12 riaperture della villa- comprese le chiusure non ufficiali e improvvisate- questa è la più chiassosa, ecocompatibile, green, social e che fa rete grazie alla presenza dell’amministrazione”.

Un plauso speciale va a Babbo Natale e alle nataline-rennine che hanno improvvisato un bel balletto sensuale in mezzo ai SUV posteggiati nelle stradine adiacenti, provocando bei momenti di ilarità generale e regali da discount per tutti i protagonisti.
E stata una bella serata in cui a vincere è stata la Cultura e una certa Cultura- dichiara l’assessore alla Cultura che ribadisce- domani la villa resterà chiusa ma riaprerà nei prossimi giorni in orari da decidere e passibili di variazioni casuali date dal simpatico custode mafioso che non capisce nulla di quadri ma ne capisce in quanto posteggi e sfincioni. Grazie a tutti e viva Babbo Natale e la Cultura.”

 

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Un lamento di Natale

La solita fila di automobili blocca i miei pensieri.
è la vigilia di Natale, ma il traffico è quello di ogni giorno come la frenesia dei consumatori.
In giro allegre famigliole, bambini in cerca di regali e genitori stressati e indaffarati. Rimango chiuso a casa a guardare i classici di Natale della Disney ricordandomi di un Natale vissuto solo in TV a guardare trasposizioni di film natalizi coronati da nevicata sulle strade di un Inghilterra immaginata. Quella vissuta da me, quella reale, non ha tempo per queste sensazioni infantili.

Il Natale è uno dei tanti modi per chiamare una festività qualunque della tante Babele linguistiche e culturali di quel enorme traffico organizzato di uomini lavoratori e consumatori. Sono tornato qui senza un preciso motivo, solo per non sentirmi più parlare in inglese standard e non comprare carne in scatola e cibo con lontano sentore di gusto.

Ecco, stavo giusto così spaparanzato su di un divano malfatto ma comodo in mezzo a vastiti vari adagiati dovunque e avanzi di cibo scrauso quando arriva la chiamata di auguri che ti aspetti:” stasera siamo da me in campagna per la tradizionale giocata a carte. Porta qualcosa da bere che non sia il “solitowhiskyscrauso” o il panettone da discount. Cerca di portare allegria e positività!” Allora salto giù dal divano e mi dirigo al bar di fronte ancora in vestaglia e pantofole a ordinare una bottiglia di Jack, dei “grattaevinci” e un caffè al tavolo. Di fonte a me sta un signore di una certa età che mi fissa con riprovazione:” Ma non si vergogna ad andare in giro conciato così?”
“No, per niente, anzi”
“Beato lei! Quando ero giovane anch’io andavo in giro come cavolo mi piaceva!”
” Anch’io! Pare che abbiamo parecchio in comune!”
“Beh! Io vado! Le auguro un buon Natale!”
“Grazie, ma non sono credente! Hare Krisna!”
Sono andato uscito e lo trovo di fronte un portone che piangeva.
“Che succede? Ha perso lo spirito natalizio?”
“No, solo i miei figli emigrati in Australia che mi hanno dimenticato qui”
Rientra con clama e mi invita a seguirlo. Lo aiuto a salire la spesa e comincia a parlarmi
della sua famiglia e come l’ha tirata su con poco e senza tante recriminazioni.
Man mano che sale perde la forza di raccontare e il suo respiro si fa più affannoso.
Arrivato al pianerottolo, la porta si apre su di una tipica casa da nonno con tanto di tapezzeria
retrò e un orologio a cucù fermo da tempo.
“Grazie figliolo, non la facevo così gentile!”

Continua un bofonchiare confuso di parole, quindi si alza per recarsi in cucina. Li lo aspetta un mini altare in cui campeggiano in bella mostra la foto della moglie, i figli da piccoli e scene di vita familiare.

Non so come ripagarla, non ho molto denaro!” Si scusa controllandosi nervosamente le tasche.

“Non serve caro nonno, le prometto che domani mattina passo a trovarla con del buon wiskyscrauso e un panettone da discount.
Fatti trovare con un cappello rosso natalizio e una barba bianca posticcia. Mi siederò sulle tue ginocchia e tu mi racconterai delle storie di vita vissuta.

Raccontami di quando ero bambino è il mondo era un gioco.

Raccontami di quel Natale che attesi Babbo Natale con la TV accesa e i biscotti con il latte sul caminetto.

Grazie per l’invito. A domani e che Dio ti benedica

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C’era una casetta

Jpeg

Avevo una casetta
di fiammiferi fatta.
Fatta con pazienza,
pezzetto dopo pezzetto.
Le porte, le finestre,
persino la soffitta.
E ora è solo un pezzo da buttare.
Minuscola anticaglia.
é tempo di andare, casetta minuscola.
Arriva anche per te il tempo del riciclo.
Ora Il tempo arriva e toglie via ogni parte.
Corrotta e corrosa, piena di ragnatela.
Mai la vita dentro di te hai avuto
ma la vita ti ha toccato, solo per crearti.
Vita passa e consuma
Solo oggetti da consumare.

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La notte del dì di festa

Le luci intermittente delle luminarie illuminano una serata tranquilla
fatta di gente ben vestita per la festa.
Finalmente tranquillità da festa, finalmente strade sgombre da clacson e posteggi selvaggi. Vado in giro portando a passaggio la mia solitudine e immaginando incredibili spazi verdi popolati da gentiluomini del passato. Li vedo apparire sempre imbelletati e controllati nel linguaggio,
nei gesti, nei movimenti.
“è la riscoperta del passato rivisto con nostalgia, malattia sempre attuale di poeti, scrittori e narratori che non riescono a fare la pace con il presente” Mi dice un signore in pigiama e pantofole al bar di fronte. Un tizio logoro, consumato, vecchio come uno strofinaccio usato eppure lucido e pronto nelle sue interpretazioni. “La vita mi ha consumato come questa città logora e morta. Ci rimane solo un paio di visioni buone per nostalgici e del cibo a buon mercato”.
Consuma il caffè e va via scatarrando sul pavimento del bar.
Arriva allora una ragazza minuta e assonnnata, con le occhiaie di un lavoro che odia
ma deve fare che mi dice:
“Vorrei non essere più qui. Dopo le 22 vedi solo gente pazza e stralunata. Anch’io sto diventando pazza e mi salva solo il ballo delle debuttanti della mezzanotte nella villa del marchese.
Vorrei mettere un annuncio:”Cercasi cavaliere per ballo debuttanti. Max serietà e eleganza. No perditempo. Non è un annuncio di lavoro”.
La serata è rinfrascata dalla pioggia pomeridiana, ora spuntano qua e là squarci di cielo limpido. Arriva la mezzanotte ed ecco l’allegra cerchia dei marchesi ballare sullo spiazzo-posteggio del bar che si trasforma in piano nobile di una villa settecentesca. “Le va di ballare, messere?”
La ragazza delle pulizie è ora una piccola principessa con un vestito lungo scintillante, una acconciatura da gran galà e due occhioni da cerbiatta in pericolo.
Si va leggeri sulle note di un rondò veneziano e balliamo su una splendida cornice di un giardino profumato di zagare e ulivi. Arriva il tizio del bar in un completo da marchese con tanto di parrucca bianca e blusa ornata di ricami preziosi.
“Al via alle danze! Messeri e madame ballate e giuocate a fare all’amore! Stanotte il tempo e il lugo hanno poca importanza. Importa solo la festa”
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