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Un lamento di Natale

La solita fila di automobili blocca i miei pensieri.
è la vigilia di Natale, ma il traffico è quello di ogni giorno come la frenesia dei consumatori.
In giro allegre famigliole, bambini in cerca di regali e genitori stressati e indaffarati. Rimango chiuso a casa a guardare i classici di Natale della Disney ricordandomi di un Natale vissuto solo in TV a guardare trasposizioni di film natalizi coronati da nevicata sulle strade di un Inghilterra immaginata. Quella vissuta da me, quella reale, non ha tempo per queste sensazioni infantili.

Il Natale è uno dei tanti modi per chiamare una festività qualunque della tante Babele linguistiche e culturali di quel enorme traffico organizzato di uomini lavoratori e consumatori. Sono tornato qui senza un preciso motivo, solo per non sentirmi più parlare in inglese standard e non comprare carne in scatola e cibo con lontano sentore di gusto.

Ecco, stavo giusto così spaparanzato su di un divano malfatto ma comodo in mezzo a vastiti vari adagiati dovunque e avanzi di cibo scrauso quando arriva la chiamata di auguri che ti aspetti:” stasera siamo da me in campagna per la tradizionale giocata a carte. Porta qualcosa da bere che non sia il “solitowhiskyscrauso” o il panettone da discount. Cerca di portare allegria e positività!” Allora salto giù dal divano e mi dirigo al bar di fronte ancora in vestaglia e pantofole a ordinare una bottiglia di Jack, dei “grattaevinci” e un caffè al tavolo. Di fonte a me sta un signore di una certa età che mi fissa con riprovazione:” Ma non si vergogna ad andare in giro conciato così?”
“No, per niente, anzi”
“Beato lei! Quando ero giovane anch’io andavo in giro come cavolo mi piaceva!”
” Anch’io! Pare che abbiamo parecchio in comune!”
“Beh! Io vado! Le auguro un buon Natale!”
“Grazie, ma non sono credente! Hare Krisna!”
Sono andato uscito e lo trovo di fronte un portone che piangeva.
“Che succede? Ha perso lo spirito natalizio?”
“No, solo i miei figli emigrati in Australia che mi hanno dimenticato qui”
Rientra con clama e mi invita a seguirlo. Lo aiuto a salire la spesa e comincia a parlarmi
della sua famiglia e come l’ha tirata su con poco e senza tante recriminazioni.
Man mano che sale perde la forza di raccontare e il suo respiro si fa più affannoso.
Arrivato al pianerottolo, la porta si apre su di una tipica casa da nonno con tanto di tapezzeria
retrò e un orologio a cucù fermo da tempo.
“Grazie figliolo, non la facevo così gentile!”

Continua un bofonchiare confuso di parole, quindi si alza per recarsi in cucina. Li lo aspetta un mini altare in cui campeggiano in bella mostra la foto della moglie, i figli da piccoli e scene di vita familiare.

Non so come ripagarla, non ho molto denaro!” Si scusa controllandosi nervosamente le tasche.

“Non serve caro nonno, le prometto che domani mattina passo a trovarla con del buon wiskyscrauso e un panettone da discount.
Fatti trovare con un cappello rosso natalizio e una barba bianca posticcia. Mi siederò sulle tue ginocchia e tu mi racconterai delle storie di vita vissuta.

Raccontami di quando ero bambino è il mondo era un gioco.

Raccontami di quel Natale che attesi Babbo Natale con la TV accesa e i biscotti con il latte sul caminetto.

Grazie per l’invito. A domani e che Dio ti benedica

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