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solitudine 

Ormai non riesco a distinguere più tra bellezza e squallore: tutto mi sembra un unico squallido orizzonte precario senza via d’uscita. l’incanto e l’incoscienza del viaggio hanno lasciato il posto alla normalità fatta di virtuale, di aperitivi, di momenti felici da immortalare con selfie tutti uguali, di gente che straparla e si indigna facilmente ma non sa reagire, del correttore automatico di Messenger non valuta e non riconosce il gergo, di stanze vuote da affittare in improvvisati B&B, di tramonti belli e con filtri, di auto sempre e dovunque per intasare strade e gente che ha fretta di arrivare, di #hashtag e like. poi, una sera d’estate, ascoltando le cicale e i gabbiani, mi ritrovo in una strada deserta e , finalmente, tutto ha più senso

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Albeggia candido e sereno:
sarà un’altra giornata di caldo e torpore ,
di assurda attesa e fughe al mare.
Così dovrò farmi e conquistarmi la mia nicchia di serenità
lontana da zanzare, tubi di scappamento e sudore accumulato.
Giugno con le sue calde giornate sta mettendo a dura prova la mia pazienza.
Altri esami da sostenere nei caldi pomeriggi afosi.
Rinviare le fughe al mare per poco tempo o per mancanza di spazio tra i bagnanti
e la solita calca vacanziera fatta di auto e posteggi improvvisati.
Camminare a piedi sotto il solleone e trovare questo divano simbolico
con su scritto:
Madre porca siciliana
hai partorito degli scrofini
e li hai fatti merdosini
come il porco del papà
W la padania”
Un divano ricettacolo di immondizie lasciato (simbolicamente?)
davanti l’ingresso secondario di una area protetta
opportunamente riempita di rifiuti.

Qui l’immondizia è sempre benvenuta…