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Un razzista democratico


la libertà è un signore addormentato sulla panchina di una stazione con la mano sul cazzo e che va a cambiarsi nazionalità all’ambasciata delle filippine.
Fa di tutto per scappare da facili categorizzazioni da società borghese che lo vuole inquadrato nella realtà con il suo ruolo.
Nessuno ruolo. Solo il mero rifiuto.
Può solo dire “non sono e non voglio essere”
La schiena a pezzi dopo il dormire scomodo, la testa che batte imperterrita sulla voce registrata dell’annunciatore dei treni.
Abituato a tutte le aggressioni della vita di strada, pensa a sopravvivere e non lasciarsi vivere. Riempie le luci della notte della sua presenza pesante e dolente come l’ombra proiettata sul muro bagnato di piscio e merda. Continua a ciondolare tra l’addormentato e l’ubriaco.
Io vado via e lo lascio al suo nulla.
Sono ora al lavoro nel call center dei dati informatici.
Tra i tanti grafici e numeri ecco le sue parole dolenti
che nessuno ascolterà. La giornata scivola via nel grigiore.
La libertà a lui costa cara e a me vale una moglie, un figlio e un lavoro come tanti.
A me tutto ciò non appartiene. Mi tengo i miei calcoli e le mie statistiche.
Le supero e ci bevo su con i miei amici al baretto dicendoci:
” C’è una cultura del buon bere, buon gusto, delle cose “cool”
da vendere a fighetti atteggiati per 10 euro e farsi il selfie con la
voglia di apparire belli e sorridenti come non mai.
Ma quanto vale bere una birra da 2 euro con delle patatine scrause in mezzo alla strada ascoltando gente che bestemmia e si lamenta di tutto per non pensare al fatto che non vorrebbero cambiare nulla della loro vita merdosa.
‘A Saluti!

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Non ho più tempo

La perdita di tempo in realtà è una riscoperta di esso.
La sua importanza persa in un mare d’informazioni di ogni tipo ha reso
questa attesa intollerabile. Pare che niente possa cambiare nella realtà dei fatti.
Mentre sul web tutto va troppo veloce e non riesci a controllarlo.
Hai voglia di fermare il tempo, prendere una ora intera a scrivere, leggere e riflettere
quando la curiosità morbosa del tweet ritwittato, o della notifica su facebook
piuttosto che del messaggio whatsapp ti fanno cambiare idea
rispettando il comandamento della condivisione e della interazione continua.
Seguo questo fiume in piena con la curiosità del flaneur; facendone parte ma
con fare critico. Perso nella massa dei cybernauti social osservo e valuto ma
non prendo parte quando fiuto l’Hate speech o il solito leone da tastiera
pronto a scatarrare odio su tutto e tutti.
Continuo il mio vagare da cyberflaneur prendendo tutti gli hashtag di tendenza
per capire dove tira la tendenza e cosa segue l’utente medio.
Ancora hashtag legati a programmi televisivi?
Ma la televisione è superata, perchè parlarne?
Le agenzie pompano un nuovo scandalo politico o fenomeno di costume,
buono a sapersi, ne saprò parlare ma la mia profilazione va verso altri interessi.

Quindi mi perdo in questo sicuro approdo letterario
dove mi spiegano come sono diventato un cyberflaneur

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televisori abbandonati

Non servono più, sono inutili e quindi li abbandoniamo in un posto abbandonato.

Tecnologia superata per idioti vecchi e nuovi. abbandonato come il corso baldassare scaduto.

La cosidetta cittadinanza attiva, se mai esiste, cosa ne pensa? Cosa può fare? l’amarezza ha preso il posto della rassegnazione, tutto ciò è normale e inevitabile..

Però poi la questione del rispetto dell’ ambiente è sempre presente nel dibattito politico e questi sono i frutti di tanto impegno sociale.

Grazie per i rifiuti…

1 · principale

Sessione autunnale

Anche Settembre sta finendo come questa estate appena trascorsa.
I cambiamenti stagionali mi fanno alterare il bioritmo; mi sveglio alle
sei del mattino con i pensieri in disordine, il dolore allo stomaco e gli occhi appiccicati credendo che siano ancora le quattro.
L’orizzonte grigio prepara una giornata di pioggia,
tutt’intorno è un concerto di elementi naturali

“In una vaga disperazione il vento
si dibatteva disumanamente.
Gocce di sangue annerendosi
si gemmavano sulle labbra d’ardesia.
E uscì a isolarsi nella notte,
vedova la luna”

The tempest arrived from long ago
with the noising lament
of the poet bard :

“With the help of your good hands.
Gentle breath of yours my sails
Must fill, or else my project fails
Which was to please. Now I want
Spirits to enforce, art to enchant
And my ending is despair,
Unless I be relieved by prayer,
Which pierces so that it assaults
Mercy itself and frees all faults.”

Now it turns to italian
with a russian remembrance
of a futuristic impetus
and declare:

“Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?”