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Patrimonio culturale

La fusione a freddo a distanza ravvicinata tra “Lettere” e “Formazione” diventa, da alcuni anni a questa parte, la “Scuola del patrimonio culturale”.

La fusione per mancanza di fondi ministeriali che spinge a ripensare le vecchie dicotomie tra lettere e filosofia e le scienze della formazione cambiando e trasferendo dipartimenti, libri e professori tra un edificio e l’altro in nome della precarietà ministeriale e della sostenibilità economica.

Adesso diventa la scuola del patrimonio culturale ossia una definizione, una sigla buona per dire tutto e niente delle scienze sociali e dei luoghi di sapere e pensiero nell’epoca della globalizzazione del sapere e della svalutazione dei professionisti di qualunque genere a vantaggio “virtuale” dei ciarlatani “digitali”

I nuovi laureati del patrimonio culturale saranno, come vuole il mercato; flessibili, a basso costo, stagisti per vocazione e mancanza di alternative: domani al call center, settimana prossima all’ estero a fare gli sguatteri per pochi euro sognando gli aperitivi disimpegnati dell’ enogastronomia italica da rivivere in formato plastico nella metropoli che non ha mai tempo ma bisogno di multiculturalismo.

Oggi le due ex-facoltà sembrano così vicine da frapporsi. Così accumunate da diventare tutt’uno.
Così è nell’orizzonte piatto e calmo di una giornata autunnale tipica palermitana.

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un poeta disperso

Mi avevano invitato ad un convegno sulla poesia al dipartimento di fisica nucleare. Mi sono sentito come un pesce fuor d’ acqua ma il direttore mi ha riassicurato dicendomi:”La poesia è creazione. Ogni cosa creata è fatta di particelle quindi anche la poesia lo è. Non è tangibile?

Ma niente è tangibile oggi giorno. Creando e ricreando qualcosa poi finisce che diventa reale perché la gente ci crede. Si può creare un universo simile a quello poetico e rimodellarlo come meglio ci piace secondo le leggi della fisica. Poi ci vuole la poesia per spiegarlo a tutti. Il poeta è un fingitore (secondo Pessoa) e il fisico è un creatore o scopritore.

(tratto dalle memorie di Giandomenico Jackson Martinez

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Dopo elezioni

Carmelo fa delle riflessioni sparse ma efficaci:
Ha vinto il centro-destra grazie a Berlusconi e a un bravo amministratore come Musumeci. Il vento della destra prende piede e avanza in tutta Europa dato che hanno preso le cause sociali della sinistra di un tempo. L’astensionismo vince sempre e la gente non vuole saperne della politica.
Dopo anni di centro-sinistra che ha fatto poco o niente, dopo il debito degli 8 miliardi,
dopo avere appreso, con finta meraviglia, dei 24000 forestali,
il nostro caro amico comincia la sua requisitoria dicendo:
Ho un rimprovero da fare a tutti i siciliani che hanno campato di abusivismo edilizio e clientelismo, che tanto bisogna sbarcare il lunario e mangiare ma alla faccia tua io mi tengo il mio misero tornaconto e col cazzo che lo divido con te. Picchi tu cu si?
Chi bbo ri mia?
Se non siamo parenti nè altro, non ho nulla da dividere con te. Le strade possono restare sporche e i monumenti fatiscenti,
a noi interessano i cantieri per l’edilizia, u travagghiu c’è solo lì.

Nell’Ufficio ci lavorano sulu i parassiti ca un fannu un cazzu e si grattanu a minchia.
Poi vai lì per una carta o un documento e devi aspettare mesi e mesi. Per essere ricoverato in una struttura pubblica stessa cosa. perchè gli ospedali hanno liste interminabili
sti politici su tutti latruna, certo, fino a ieri ti facevano lavorare ignorando contratti e ritenute fiscali poi, da quando hai scoperto che prendi la “minima di pensione” e i prezzi sono lievitati, e non puoi comprarti un cazz di niente, allora ti lamenti. Mai sentito parlare di globalizzazione?
Una cosa sconosciuta finchè vivi con i tuoi e ti prendi tutto la pensione e non paghi affitto.
Vai a fare il geistarbeiter in germania e cominci a capire come gli stili di vita siano nettamente differenti tra Sud ed Europa.
Ci vuole un bagno di umiltà, ci vuole alzarvi al mattino e recitare un mea culpa di almeno tre ore per le vostre malefatte e per i vostri tanto odiati politici che avete eletto.
Un mea culpa di come il paesaggio è stato devastato dall’abusivismo edilizio e dal mare inquinato e per le spiagge luride piene persino di frigoriferi abbandonati e pesce in decomposizione.
Un mea culpa per aver fatto scappare le fabbriche all’estero.
Un mea culpa per avere uno statuto speciale da stato-nazione e vivere alle dipendenze di Roma perchè si può sgubbare meglio e tutti a fottere il prossimo.”
A quel punto i 4 amici del bar lo guardano meravigliati e gli dicono:
“Sì, a ragione ne hai tanta, ma che ci puoi fare?
Fai politica, magari nel M5S, così dici di essere diverso da tutti e magari vinci
le consultazioni on-line. Però, dimmi, per chi hai votato tu?”
“Io non sono andato a votare”
“Allora sei come la maggioranza che si lamenta ma non fa niente.
Salvatore! Facci due campari e beviamoci su!”