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Fine 2017

IL #17, quello della #rivoluzionediottobre,
è stato #100annifa e nessuno voleva festeggiarlo nella #Russia di oggi.
Sono tutti presi dai mondiali del prossimo anno dove non giocherà
l’#Italia dopo 60 anni di glorie.
L’Italia aveva già dato l’addio all’ultimo re di #Roma, #FrancescoTotti
smette di giocare e rimette il pallone al chiodo come le scarpe.
Il presidente americano continua la campagna degli #haters
e qualcuno sospetta che dietro ci siano i profili#fake russi che minacciano
la nostra #privacy e la #dataprotection.
Per restare sui #fake, come le news, comincia la caccia alle #fakenews
e il governo fa ungirodivite giusto prima di firmare il #biotestamento
e denunciare il #cyberbullismo ma cadere sullo #iussoli.
Ho ricevuto un #colpoditesta in faccia quando sono stato ad #Ostia
quando #casapound si è affermata nelle elezioni che tutti hanno dimenticato
Alcune donne mi hanno accusato di molestie sessuali
e hanno detto tutte #metoo per denunciare, così mi sono rifugiato in
#Catalogna per proclamare l’indipendenza di fatto fin tanto che
ho preferito rimediare a Bruxelles con il presidente #Maduro
per vietare la  fake #Bomba sulla Corea del Nord.
Meglio andarci piano, lentamente, #despacito come la canzone
porque quiero desnudarte a besos y hacer de tu cuerpo #todounmanuscrito
e #subamelaradio en esta cancion.
Passato il momento #latinoispanico #fake, torno all’anglicismi
mentre il ministro mi rassicura che è #piùmeglio così e saltano fuori
le #traccie che i giovani devono seguire grazie a fulgidi esempi d’impegno civile
e di rottura della #malapolitica quali l’esperienza de #LaVardera e di #Genovesejunior
Giusto per l’inglese, le #strangerthings that i could see when i’m in love with the #shapeofyou
let me remind me a fake experience when i reach the #occidentaliskarma,
beh, era in italiano ora che ci penso, una #scimmianudaballa nel mio selfie su #instagram
mentra accarezziamo le #pancinehot preparando un piatto degno di #masterchef.
tutto questo #mifavolare cadendo dal palco di #Palermocapitaledellacultura.
Il Signore ha qualcos’altro da dichiarare?
Certo, sapete bene che non sono più in età da stage
e dopo tutta sta comunicazione fatta di #hashtag e #privacy svenduta
vorrei come minimo lavorare su #bigdata e sui #bitcoin nello spazio del #deepweb
ma costano troppo e, dopo tre presunti stage, non mi ritrovo niente di meglio da
fare se non partire in  vacanza-studio con i ragazzi della Sardegna e perderci all’isola di #Spargi
in una notte tempestosa di inverno, rintanati in un vecchio cineclub abbandonato
a vedere film di Rohmer finchè non arriva
l’eletto di Mann che finisce di scrivere una tesi sulla fake estetica del #cyberflaneur
elettorale in visita al palazzo d’inverno con dei cani d’appartamento.
Finisce anche questa avventura e non ci rimane che chiedere asilo politico al #Bocs
prima che chiuda e che il portoghese arrivi sperando di gestire la sua vita
andando a Roma prima di ripartire per #Lisbona nella rotta per #Gerusalemme
a fare l’ambasciatore #americano per riaprtire per la #NordCorea con il suo razzo atomico.

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Dickens, l’uomo che inventò il Natale-Una lettura


La storia di Dickens-l’uomo che inventò il Natale
Guardo questo film consapevole di ritrovare l’ennesima riproposizione di canto di Natale di Dickens. Non è esattamente la solita vecchia favola sulla bontà del Natale, buoni sentimenti e tanto altro. Di certo non mancano questi buoni sentimenti, come non mancano lo spirito natalizio, l’avarizia e la miseria. Eppure tutto pare molto più mescolato e intrecciato. I cattivi non sono sempre così come i buoni fanno sfoggio della loro cattiveria( vedi Dickens stesso, allontanando il padre, la serva e ignorando la moglie).
La storia di Dickens intreccia il suo libro o meglio la genesi del suo ben noto libro- riduttivo dato che non è conosciuto solo per questo libro.
Il film si sviluppa intorno all’idea del libro che doveva riscattare l’autore dopo gli insuccessi degli ultimi tre precedenti. Un libro sul Natale in un periodo in cui il Natale era una semplice festa religiosa con nessuna attesa spasmodica per acquisti, nessuna vigilia, santo stefano o babbo Natale che dir si voglia insomma niente di tutto quello che noi pensiamo e attribuiamo al Natale da almeno 100 anni a questa parte.
La londra delle vite miserevoli e dei personaggi abietti è sempre in primo piano, nessuna speranza di un mondo migliore o di cambiamento sociale di alcun tipo; sangue di ferro e cuore di ghiaccio. Il piccolo Dickens ne ha passate tante e quello che era un piccolo schiavo lavoratore della Warren’s Blacking Factory di lucidanti per scarpe adessso è diventato il noto scrittore che tutti conoscono e ammirano. L’america stravede per lui: applausi, cotillion, spettacoli e discorsi pubblici ma l’Inghilterra è la sua casa; rigido conformismo vittoriano di contro allo spassoso spettacolo americano.
Da questo conformismo, prende forma tra debiti con case editrici, prestiti e distrazioni familiari varie il libro che fa il Natale.
Basta un nome, un nome magari già sentito da qualche parte e annotato tra le carte, ed ecco comparire il personaggio e i personaggi della commedia che aveva promesso di scrivere per Natale.Ma alla scadenza mancano solo sei settimane che passano in continui litigi tra personaggi che fanno di testa loro, parenti in arrivo e in partenza e guai familiari vari.
Il padre debitore che lo inguaia in quello che sembra una vita miserabile ma che gli servirà per fortificare lo spirito e l’animo oggi al suo posto c’è l’istrionico narratore demiurgo di mondi spaventosi per bambini che però ritorna come l’eterno immaturo debitore che sfrutta il nome del figlio per ricavare qualche soldo qui e là. Basta avere un abito decente e tutti ti crederanno, certo, ma magari quel gentleman che il figlio dichiarava piangendo orgoglioso ai piccoli schiavi della fabbrica  era solo un truffatore e debitore fraudolento, fortunatamente ora lo vediamo come il vero patriarca familiare che sostituisce il padre agli occhi dei bambini per la sua inesauribile fantasia.
Giusto quando sembrava che il nostro autore si fosse sbarazzato del padre superandone il ricordo e la delusione, eccolo che arriva all’improvviso, porta scompiglio e non vuole ripartire interferendo nei suoi affari. Così il nostro si rinchiude nel suo mondo cercando di limitare i loro rapporti.
Se il padre vero e proprio è fuori dal suo mondo, al suo posto c’è l’altro padre- o meglio figlio della fantasia e padre anagrafico- il burbero Scrooge che non ha tempo per le stupidaggini e a cui interessano solo i fatti e le cifre. Nessuno cambierà, perchè ormai si è vecchi o forse una speranza c’è dopo tutto il Natale arriverà tra poco o è già arrivato.
Il canto di Natale me lo aspettavo e si confonde con il coro dei personaggi. Tutti corali e tutti di contorno per il grande autore che poi si ritrova piccolo, grande e normale piano piano che passano i minuti e il film.
Alla fine del film uscendo sono pervaso ancora dallo spirito natalizio , non so se del presente o del passato. Fuori piove, non sarà la neve della Londra dickensiana ma ne ricorda l’atmosfera. Ancora Auguri, ma il Natale è finito?

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A Natale regala Bitcoin

Nel mondo dell’immateriale, delle monete virtuali e
dei salari ribassati, non ci sarebbe soluzione migliore di approfittare
del boom dei bitcoin per cercare di comprarne alcuni.
Azzardare e rischiare, magari trovandoti tentavi di pishing o altra spazzatura.
Regalando i tuoi dati personali a chi sa chi.
Auguri virtuali, umani reali!

https://www.investireoggi.it/economia/regalare-bitcoin-natale-idea-alternativa-meta-buono-lotteria/

http://www.wallstreetitalia.com/trend/bitcoin/

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Scheletri di case

In un freddo pomeriggio qualunque di dicembre, mentre il pranzo domenicale
si esaurisce lentamente e le luci rischiarano un triste vialone deserto,
mi ritrovo a passeggiare fuori città, tra ville abbandonate e passaggi a mari stretti.
Nel freddo del pomeriggio, in mezzo ai ristoranti familiari pieni, le auto posteggiate
in un angolo oscuro e cassonetti straripanti, ecco che saltano fuori monumenti inquietanti.
Brani di muri tirati su e lasciati marcire, muretti pericolanti e sterpaglie fitte.
Eppure lì, duranti i selvaggi e cafoni anni ottanta, tanta “imprenditoria”edilizia
aveva chiuso lo sguardo al mare regalandoci villette da vacanze belle da vedere ma illegali.
Tante villette si susseguono per la costa chiudendoci la visuale del mare.
Quando finiscono le villette, ecco riemergere dai muriccioli tratti del golfo.
Siamo nuovamente vicino al mare, siamo sul golfo.
L’edilizia è finita, la natura non è ancora morta.