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Dickens, l’uomo che inventò il Natale-Una lettura


La storia di Dickens-l’uomo che inventò il Natale
Guardo questo film consapevole di ritrovare l’ennesima riproposizione di canto di Natale di Dickens. Non è esattamente la solita vecchia favola sulla bontà del Natale, buoni sentimenti e tanto altro. Di certo non mancano questi buoni sentimenti, come non mancano lo spirito natalizio, l’avarizia e la miseria. Eppure tutto pare molto più mescolato e intrecciato. I cattivi non sono sempre così come i buoni fanno sfoggio della loro cattiveria( vedi Dickens stesso, allontanando il padre, la serva e ignorando la moglie).
La storia di Dickens intreccia il suo libro o meglio la genesi del suo ben noto libro- riduttivo dato che non è conosciuto solo per questo libro.
Il film si sviluppa intorno all’idea del libro che doveva riscattare l’autore dopo gli insuccessi degli ultimi tre precedenti. Un libro sul Natale in un periodo in cui il Natale era una semplice festa religiosa con nessuna attesa spasmodica per acquisti, nessuna vigilia, santo stefano o babbo Natale che dir si voglia insomma niente di tutto quello che noi pensiamo e attribuiamo al Natale da almeno 100 anni a questa parte.
La londra delle vite miserevoli e dei personaggi abietti è sempre in primo piano, nessuna speranza di un mondo migliore o di cambiamento sociale di alcun tipo; sangue di ferro e cuore di ghiaccio. Il piccolo Dickens ne ha passate tante e quello che era un piccolo schiavo lavoratore della Warren’s Blacking Factory di lucidanti per scarpe adessso è diventato il noto scrittore che tutti conoscono e ammirano. L’america stravede per lui: applausi, cotillion, spettacoli e discorsi pubblici ma l’Inghilterra è la sua casa; rigido conformismo vittoriano di contro allo spassoso spettacolo americano.
Da questo conformismo, prende forma tra debiti con case editrici, prestiti e distrazioni familiari varie il libro che fa il Natale.
Basta un nome, un nome magari già sentito da qualche parte e annotato tra le carte, ed ecco comparire il personaggio e i personaggi della commedia che aveva promesso di scrivere per Natale.Ma alla scadenza mancano solo sei settimane che passano in continui litigi tra personaggi che fanno di testa loro, parenti in arrivo e in partenza e guai familiari vari.
Il padre debitore che lo inguaia in quello che sembra una vita miserabile ma che gli servirà per fortificare lo spirito e l’animo oggi al suo posto c’è l’istrionico narratore demiurgo di mondi spaventosi per bambini che però ritorna come l’eterno immaturo debitore che sfrutta il nome del figlio per ricavare qualche soldo qui e là. Basta avere un abito decente e tutti ti crederanno, certo, ma magari quel gentleman che il figlio dichiarava piangendo orgoglioso ai piccoli schiavi della fabbrica  era solo un truffatore e debitore fraudolento, fortunatamente ora lo vediamo come il vero patriarca familiare che sostituisce il padre agli occhi dei bambini per la sua inesauribile fantasia.
Giusto quando sembrava che il nostro autore si fosse sbarazzato del padre superandone il ricordo e la delusione, eccolo che arriva all’improvviso, porta scompiglio e non vuole ripartire interferendo nei suoi affari. Così il nostro si rinchiude nel suo mondo cercando di limitare i loro rapporti.
Se il padre vero e proprio è fuori dal suo mondo, al suo posto c’è l’altro padre- o meglio figlio della fantasia e padre anagrafico- il burbero Scrooge che non ha tempo per le stupidaggini e a cui interessano solo i fatti e le cifre. Nessuno cambierà, perchè ormai si è vecchi o forse una speranza c’è dopo tutto il Natale arriverà tra poco o è già arrivato.
Il canto di Natale me lo aspettavo e si confonde con il coro dei personaggi. Tutti corali e tutti di contorno per il grande autore che poi si ritrova piccolo, grande e normale piano piano che passano i minuti e il film.
Alla fine del film uscendo sono pervaso ancora dallo spirito natalizio , non so se del presente o del passato. Fuori piove, non sarà la neve della Londra dickensiana ma ne ricorda l’atmosfera. Ancora Auguri, ma il Natale è finito?

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