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L’ora più buia, una lettura

Anni bui e disperati si annunciano per l’Inghilterra,
l’esercito tedesco sta avanzando verso l’isola e la guerra è vicina.
In questo periodo difficile, il parlamento inglese ha sfiduciato sir Chamberlain
per aver sottovalutato il pericolo rappresentato dalla Germania nazista
In una seduta di parlamento burrascosa in cui i liberali chiedono le sue dimissioni.
Chi manca è proprio l’uomo che potrebbe mettere d’accordo conservatori e laburisti.
Un uomo che intanto sta in vestaglia nel suo appartamento a dettare telegrammi alla nuova segretaria.

Un uomo burbero, irrispetoso, imprevedibile e dal forte carattere che in passati ha pure commesso
errori grossolani e tante decisioni sbagliate.
Proprio lui, Winston Churchill, viene chiamato a formare un nuovo governo e a presiedere al gabinetto
di guerra per organizzare la difesa delle truppe.

Sono momenti difficili. Il già vecchio Churcill non è più giovane per prendersi in carico una responsabilità
così grande, in più non ha l’appoggio del Re Giorgio che diffida di lui.
Nei primi momenti è in balìa dei suoi ragionamenti troppo stravaganti e imprevedibili.

Capace di avere 100 idee di cui 96 sono delle idiozie e solo 4 sono dei colpi di genio.
Eppure su di lui cadono delle responsabilità enormi.
Un grande oratore, con un eccellente padronanza linguistica ma che è fin troppo sicuro
e arrogante se viene contraddetto. Con lui non si sa come ci si deve comportare dato che non sai se dalla
sua bocca possa uscire un insulto o un apprezzamento.
Il peso dele decisioni si fa sentire sul primo ministro quando si scontra contro i suoi vecchi nemici-alleati
di partito che aveva deciso di tenersi stretti per il loro aiuto e che, più o meno segretamente, vogliono costringerlo alle dimissioni.

Quando si troverà veramente solo, il nostro deciderà di scendere tra la gente e ascoltarla.

Prendere lo spirito inglese promettedo la sola cosa fattibile in tempi di guerra; combattere in tutti i posti.

Combattere per resistere,versare lacrime, sangue e sudore.
Non è più necessaria la diplomazia dei suoi compagni di partito, vale solo lo spirito combattivo e l’audacia.
Non si tratta solo di combattere fisicamente ma, alla fine, bisognerà e il primo ministro riuscirà a
“Nobilitare la lingua inglese e spedirla in battaglia”

L’interpretazione di Gary Oldman è esemplare. Il suo Churchill va oltre l’agiografia del grande statista presentando un personaggio non facile da capire, con le sue difficoltà, con le sue ossessioni per il bere e l’oratoria, con la sua solitudine e con la sua grinta. Gli altri interpreti sono tutti all’altezza del grande attore in un film che si gioca sui dialoghi epocali e sulla forza della parola in tempi duri e difficili.

L’antica arte dell’oratoria viene qui nobilitata per la grande prova della guerra e il nostro Churchill riprende Cicerone come lui stesso dichiara durante il film.

Una pellicola cha pare preparare tutti noi per il “grande cimento” grazie alla guida del grande saggio politico. Giusto questa figura che oggigiorno pare sia scomparsa e di cui si sente bisogno per affrontare non più i tempi di guerra ma i tempi del terrorismo globale.

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