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Aprile e i corsi

Dopo aver rassettato i pensieri e sistemato le carte, dopo la penitenza della quaresima e la Passione ritorna  la Primavera e le Festività.

Le festività sono passate con il loro strascico di cibarie consumate e mal digerite.

Il lunedì dell’angelo sembrava una rimpatriata tra fricchettoni di una Comune degli anni 70 che pensano più a mangiare che a discutere di un patadigma ideale di convivenza nel segno dell’ amore.

La comune dell’Angelo proprietario del Lunedì ha aperto le porte della villetta sui colli verdeggianti lontani dal caos cittadino.

La parentesi finisce in un giorno di fumi appetitosi e sole raggiante. Al giorno dopo tornare in ufficio è il più brutale dei pegni da pagare alla consuetudine lavorativa.

Al sabato ricomincia il corso e la calca per i posti. Sempre meno posti, sempre più lezioni da seguire e prove da superare.

Le pause caffè si consumano in fretta e fra le tante parole snocciolate dallo scontento c’è chi dice che ” alla fine anche questa prospettiva di lavoro sarà precaria e mal pagata all’inizio finché non si avrà il Ruolo. Alla fine il salario sarà sempre quello, alla fine d’estate ti toccano i tre mesi di ferie e lo stipendio è statale.” Già.

Le motivazioni sono date e spingono ai sacrifici e tutti hanno il diritto di campare in questa terra. Ma la passione? La motivazione? La pazienza? Anche queste finiranno e io sono un individuo non una comunità con dei valori.

Così si preparano a ragionare gli insegnanti di domani, il vecchio adagio che “il fine giustifica i mezzi”
è sempre attuale e al diavolo tutte le strategie e nuovi approcci educativi almeno quano sei in pausa
e consumi il terzo caffè, dopo aver fumato la terza sigaretta pensando all’affitto da pagare e al figlio che un giorno bisognerà educare a valori e diritti.

Al sabato il vialone è quasi deserto. Il bar d’ingegneria l’unica metà in cui ristorarsi e ci si prepara al week end leggendo svogliatamente un libro mentre fuori è tutto un fiorire di alberi e giovani donne apprendiste insegnanti.
Mi tornano in mente i versi di Eliot:

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia di primavera

Lascio all’eternità i versi di Eliot,

ne scribacchio alcuni
dopo che

La pioggia è passata,
le ragazze sono al bar,
i libri sono da studiare,
anche se il concorso può aspettare
e il sabato mattina ci si alza presto
Aprile rimani crudele
Il vero è condizione dell’autenticità
della conoscenza
il bene oggetto della libera volontà.
Aprile mi fa starnutire
dall’allergia mi voglio liberare
e stasera a niente pensare
domani la domenica mi farà riposare

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