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La seconda parte dell’addio

la stanza delle torture era in un anonimo magazzino sito in una anonima via di Palermo.
Siamo arrivati lì nel bel mezzo di un afoso pomeriggio estivo. Intorno non c’era inizialmente nessuno poi sono arrivati nell’ordine; una signora di passaggio, la proprietaria di un panificio che sapeva cosa stavamo cercando, il collega di Joseph affacciato al balcone che ci spiegava il posto, una 600 blu con dentro il celebrato con un berretto invernale traspirante che lo faceva sudare dalla testa in giù, il fratello del celebrato con gli amici della vittima celebrata pronti a fare baldoria e a risolvere enigmi e intrighi della particolare stanza.

Io ero già in trance agonistica e in uno stato mentale molto confuso ma ugualmente pronto a fare parte della partita. Entrati nel posto ci viene chiesto di lasciare cellulari, disppsitivi elettronici, portafogli, effetti e affetti personali e una quota di 18 euro che mi rifiuto categoricamente di pagare.
Vengo, prontamente, tranquillizzato e calmato quando anticipano la mia quota spiegandomi che mi verrà rimborsata “un giorno”.

L’addetto alla camera è un tizio che parla con cognizione di causa e dovizia di particolari.
Ascolta pazientemente le mie obiezioni dettate dal alcol e mi spiega il funzionamento della “stanza”
mentre Josph ascolta senza battere ciglio e chiedendosi perchè mai si trova qui.
Alla fine della spiegazione, il tizio indossa un berretto da secondino con tanto di manganello sfollagente e ci invita ad entrare in una stanza-prigione dove almeno c’è l’aria condizionata.

La sola presenza dell’aria confezionata mi porta a preferire questo posto senza obiezioni anche se è al buio, c’è un finto cesso finto-sporco e ci sono finte scritte sul vero muro in parte vere e in parte no. Veniamo ammanettati e costretti a guardare un video con protagonista V per vendetta che spiega come  dovremmo evadere. Gli enigmi sono disseminati dovunque come i lucchetti con le combinazioni numeriche. Ci liberiamo delle manette ed esploriamo la stanza cercando indizi e altro.

C’è la brandina che ci aveva promesso la cameriera della focacceria ma lei non c’è.
C’è un cesso accomodante, dei cassetti fissati male, delle scritte inquietanti e da decifrare
ma la più grande cosrtesia che ci viene data sono le pantofole ai piedi della branda che però non ha cuscini nè lenzuola. Intorno ci sono armadietti chiusi da lucchetti, cassetti chiusi da lucchetti e lucchetti chiusi da lucchetti.

Pian piano risolviamo gli enigmi nonostante le mie intuizioni sbagliate e grazie allo spirito di gruppo.
Jospeh è ancora inebetito e non ha nessuna voglia di collaborare ma ci guarda con partecipazione.
Ad un certo punto troviamo una bottiglia di spumante per festeggiare la permanenza nel posto e lo spirito di gruppo. Oltre la bottiglia ,che finisce in pochi istanti, troviamo uno stereo con messaggi satanici o quasi, un codice morse, dei numeri diffusi e dei simpatici disegni fatti da altri prigionieri.

Improvvisamente, salta fuori una cartina con del profumo che sniffo con piacere e mi provoca, senza un motivo preciso, grandi risate e grandi visioni dimenticate. Gli altri risolvono quasi tutti gli enigmi incoraggiandosi a vicenda mentre io e Joseph continuiamo a guardarci in faccia e ridere per alcuni oscuri motivi.

Veniamo introdotti in altre stanze buie fino ad arrivare al gabinetto di un medico psicopatico ma li finisce il tempo e il secondino ci viene a prelevare per portarci fuori tra le mie proteste perchè avevo cominciato ad apprezzare l’aria condizionata e lo spirito di gruppo.
Niente da fare, siamo stati eliminati dalla casa del grande recluso e adesso ci tocca andare a festeggiare in centro tra fiumi di birre e senza aria condizionata.

Decido di lasciare il gruppo e farmi accompagnare da Joseph a casa sua per farmi mettere una borsa di ghiaccio in testa per allevviare il dolore.

Joseph mi accompagna a casa sua e mi lascia la macchina dopo avergli pagato un riscatto simbolico di duemila euro in gettoni di piombo per avere la nuda proprietà della mia auto in cambio della sua stanza ammobiliata.

L’avventura finisce qui ma non l’addio al celebrato che continua altrove.

Intanto oggi il nostro celebrato si sposa e si va a festeggiarlo tutti insieme allegramente nella stanza della tortura.

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