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Amore perduto al concerto

Sfuggire dalla realtà per ritrovarsi ad un concerto qualunque a ricordarsi di come,
prima dei social, era bello contaminarsi con tanta gente.
L’aria della baldoria è la stessa di anni fa, quando andavamo insieme ai concerti
dei grandi gruppi e delle grande adunate ai cancelli.
Giusto a te pensavo, cara Amanda.
Ti ricordi di me? Del nostro amore finito e andato a male
quando una domenica buttai nel cesso una fotografia
in cui ci stringevamo forte per baciarci di sfuggita.
Si,l’errore fu una colpa mia se quest’anno ti hanno visto
vomitare gli occhi e l’anima ad un concerto rock,
abbracciata ad una testa di cazzo che di certo la sapeva lunga.
Stare qui a ricapitolare le colpe nostre si fa notte,
anche perchè niente dura per sempre e neanche la musica.
Vorrei sapere come stai, se come scrivi è tutto ok,
intanto balliamo e avvinghiamoci ancora l’uno all’altro,
sentiamo il nostro respiro farsi vicino,
le nostre labbra agganciarsi nella presa dell’amore,
per poi liberarsi in cerca di altro, effetto dei desideri impulsivi e momentanei,
tu continui a dimenarti cercando la complicità di qualcun’altro,
io sono già andato all’uscita di un concerto rock
a pomiciare con una troietta qualunque,
alla faccia del tuo pessimismo da quattro soldi
che chiaramente aveva fatto proseliti.
Ti avrò di nuovo per il tempo di un LP,
il lato A e il lato B,
che niente dura per sempre figurati io e te.

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Ferragosto

l’aria è intensamente calda. la città si sveglia gradualmente del torpore di una notte estiva molto calda.
Come ogni ferragosto, ci si prepara all’invasione delle spiagge dove passare una notte di bevute e bagni improvvisati. C’è il solito scenario di gente che si porta tutto da casa e c’è pure la solita tradizionale immondizia già sapientemente posizionata daventi l’ingresso delle spiagge per portarsi avanti con il lavoro.

Nonostante le strisce blu a pagamento non mancano i posteggi selvaggi e improvvisati
come, nell’altra realtà un po meno reale, non mancano i commenti indignati dei cittadini comuni sulla situazione ambientale e sulla sporcizia. Ma che importa? Tanto finchè potremo farci un selfie con il tramonto
alle spalle gustandosi un aperitivo un po tutti si sentiranno a capocabana o giù di lì.

Fa caldi, i rifuti emanano un inteso odore di rancido ma soltanto i pochi pedoni avranno la fortuna di assaporarlo, la maggior parte dei turisti mordi e fuggi passano con l’aria condizionata a palla e hanno come unica preoccupazione trovare un posteggio, possibilemente in terza fila non troppo lontano da quel localino dove fanno una apericena sfiziosa a soli 5 euro.
Non ci sono servizi pubblici funzionanti, le navette e gli autobus fanno orari ridotti o nulli per facilitare il traffico ferragostano.

A ferragosto tutti al mare a formare delle baraccopoli spartane a pochi passi dalla battigia occupando gran parte della spiaggia disponibile e formando un intelligente sistema accumula-rifiuti formato da bidoni vari trovati in loco dove scrivere: indifferenziata, umido, plastica e carta per scaricare il contenuto di tutti questi bidoni in uno enorme che non ha scritta ma ha la sabbia della spiaggia.

Si sente che TUTTI VOGLIONO UNA GRANDE FESTA, Un’estate TRIDIMENSIONALE, una bomba nuclerare e noi che ce ne andiamo al mare e allora io
TI MANDO UN VOCALE DI 10 MINUTI SOLTANTO PER DIRTI QUANTO SONO FELICE,
MA QUANTO è PUTTANA QUESTA FELICITà?
Non lo so, ma pure la tipa accanto non scherza.
Mi avvicino e le dico:
PORTAMI GIù DOVE NON SI TOCCA, DOVE LA VIDA è LOCA,
SU UNA RUOTA, QUESTA NOTTE è NOSTRA
FAREMO COME IL VENTO: DA ZERO A CENTO
E ADESSO CHE MI PRENDI PER LA MANO
VACCI PIANO CHE SE MI STRINGI COSì
IO SENTO IL CUORE A MILLE.

Improvvisamente, arriva l’ennesimo acquazzone estivo che spazza via tutte le illusioni, le baracche estive,le strisce blu e pure tutta l’immondizia…

Si ricomincia daccapo, non è più estate ma si suda lo stesso.
Ed ecco l’ennesimo fuoco d’artificio che si confonde con i fulmini del maltempo.
La festa è finita; tornate a casa a lamentarvi sui social

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Come un materasso in una aiuola

Come un qualunque rifiuto urbano sto in questa aiuola
appoggiato incurante della pioggia estiva come della canicola.
Giusto di fronte il supermercato a fare spese
la gente passa e non mi guarda nemmeno, troppo impegnata a fare altro.
Mi viene in mente la canzone di battiato:
Vivo come un cammello in una grondaia
in questa illustre e onorata società!
sento lo stesso peso ingombrante del cammello in una grondaia
e forse non solo la grondaia sta per cedere, ma tutta l’illustre società
dei consumi e dei rifuti.
E ancora, sto aspettando, un ottima occasione
per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta.
Fosse così semplice abbandonare questo marciapiede prima
e il pianeta poi.
Ma sento che, stanotte, quando tutti saranno andati via,
altri materassi abbandonati arriveranno a riempire gli spazi
e un giorno copriremo e conquisteremo tutta la città.
La città dei morti dormienti nei materassi
o la città dei materassi dormienti.