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Nobile ciarpame

Qui un tempo sedevano nobili di alto lignaggio.

Cavalieri, dame, conti e marchesi usavano sostare e ammirare la rigogliosa natura dei dintorni.

Oggi piccoli uomini, di bassezza morale e civica e di volgari natali, non hanno altro posto dove lasciare i loro miserevoli scarti quotidiani.

Le panche conservano ancora integro i loro ricordi della gente che fu. Costoro, con le loro miserie nobiliari da nascondere, non avrebbero mai potuto pensare che gli uomini del futuro avrebbero potuto arrivare a tanta bassezza morale davanti ad un nobile posto.

Continua la decadenza della fu nobile città delle ville

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Le foto di un tempo

Nascoste in un cassetto chiuso o in una credenza piena di ragnatele
ho trovato queste foto di un tempo.
Testimoni di un tempo lontano, testimoni di ricordi ormai scomparsi.
Rappresentazioni di realtà, di un altra epoca.
Immobili nella loro storicità e nel loro valore.
Adesso sono state digitalizzate in pixel
e non hanno più il supporto carteceo.

Qualcuno si commuove a rivedere lo zio morto con gli amici sorridente
o con la zia scomparsa prematuramente, a baciarsi e amarsi felicemente.
Poi arriva il Nonno da giovane ufficiale in posa statuaria che guarda nel futuro della sua vecchiaia e ai nipoti che arriveranno.
Le foto sono rimaste sul tavolo a riempire i ricordi
a commuoverci con la loro materialità scomparsa.
Adesso spieghiamoci come la foto di oggi non sia più un rituale
ma un quotidiano vezzo da mostrare nel mondo immateriale.
Nessuna materialità, nessuno spazio da riempire.
Tutto e il niente insieme che si abbracciano
nel giro di alcuni megabyte




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Sursum corda

Anche questa sfida è passata. Adesso sono dottore magistrale in teorie della comunicazione con 110.

Una magistrale che per me è stata poco problematica, a tratti interessante e non priva di ostacoli. Adesso in alto i cuori e lanciamo i tocchi.

Ho combattuto contro nemici irreali ed inesistenti. Ho lottato contro la mia pigrizia intellettuale e contro il nichilismo spicciolo di chi mi diceva come fosse inutile la laurea.

Una lotta aperta che non è ancora finita.

Adesso nuove sfide arriveranno come nuovi viaggi. Nuovi confronti-scontri con il mondo precario.

Intanto, ancora ebbro di felicità e di bevande, vado a celebrare il mio momentum con lo stesso allegro menefreghismo di alcuni anni fa del dopo triennale.

Finirà questo delirio festoso come è finita la magistrale; di corsa e con alcuni interrogativi irrisolti.

Continua la mia missione di portare avanti il mio delirio ragionato finché ne avrò facoltà (che non sia scienze della formazione). La scuola del patrimonio culturale ha inglobato Lettere e Formazione sacrificando tuttoad un presunto mercato del lavoro da inseguire a scapito di continui ripensamenti e ridefinizioni. Il mio delirio non segue più queste logiche e vaga inquieto come un cyber flaneur dell era digitale sempre più attaccato al reale.

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Ritorno a Milicz

Come essere partito un anno fa ed essere tornato oggi, Milicz la ritrovo sostanzialmente uguale: stessi palazzi vecchi, stessa vita tranquilla di provincia, stesso freddo pungente e stessi passaggi per la foresta.

le diffferenze sono nei negozi di elettronica spuntati qua e là, nel negozio “Netto” alla fermata dell’autobus, nella chiesa principale in fase di restauro. Le persone sono sempre affettuose e alla buona. Gente di provincia con pochi grilli per la testa, vita semplice e bere in allegria al pub “Mefisto” dietro al centro culturale. Stavolta una settimana è stata sufficiente per capire la situazione. Ero con ragazzi da tutta Europa e con locali. Le emozioni più forti sono state durante le scorribande di gruppo in bici e nel report finale in presenza del sindaco.

Gioviale e alla buona. Mi ha avvicinato e abbracciato come se fossimo stimati amici da tanto tempo. Mi ha regalato una penna stilografica di rappresentanza e parte del suo tempo nel suo ufficio.

C’è stato anche quel gra burlone di Sławek in mezzo: un grande amicone che non mi ha fatto pesare di essere il mio “capo” e anzi è stato uno un grande aiuto e una persona sempre cordiale e amichevole.

Per poco, giusto per una sera, rivedo anche la mia insegnate, nonché “prima studentessa di italiano” Basia che mi ha seguito più come guida per ogni tipo di problema che come prof. Neanche il tempo di farci una foto insieme e lei ritorna dal suo amato gatto ed io ritorno tra i nuovi compagni di questa avventura. Cosa l’aveva stupita? Non tanto che io mi trovassi in mezzo a tante ragazze durante la cena, quanto il fatto che le sia venuto incontro per abbracciarla e ringraziarla di tutto. Ritorno a Palermo e i problemi si accumulano come prima e più di prima. Le situazioni non sono complicate ma si complicano da sole se in una serata di Ottobre aspetti per più di 2 ore un treno che ha 60 minuti di ritardo e non si fermerà a Bagheria.

Questo è solo l’inizio ma è anche la fine di un breve ma intenso viaggio nei ricordi.

Se ritornare o meno in quella città della Bassa Silesia me lo chiedo da almeno 2 giorni ogni volta che i piccoli-grandi dispiaceri quotidiani prendono il sopravvento e il malessere pare essere incontrollabile. Altre mete mi attendono e altri progetti ci sono in mezzo. Mercoledì discuterò la laurea e dopo mi rifuggerò nei ricordi di quella lontana terra polacca almeno finché Zbigniew mi scriverà nuovamente e mi inviterà sarcasticamentea rivivere il mio volontariato dalle sue parti bevendoci su ( ma lui ormai non tocca più alcol) e facendo canoate per il fiume e passeggiate in bici fino al lago.