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Passeggiando sui liquami

Pioggia torrenziale che inondi la città
non sai che male farai.
Saltano i tombini, saltano le tubature,
la melma del sottosuolo si riversa implacabile
è un fiume torrenziale e marcio
che dal sottosuolo invade le strade.
Al mattino questo lerciume sta ancora spalmato sul suolo,
la gente è impotente, constata, farnetica, dice di provvedere
ma niente può.
L’anima più profonda e negletta di ogni città
non aspetta che lo scatenarsi degli eventi per esplodere.
Màrcia è la città, marciano le persone
che indefferenti e indaffarati vanno a fare compere.
Marciano a stento le auto
che si bloccano e strombazzano.
Il solito marciare sul marciume
che di tanta indifferenza si nutre.

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Peppino rivive 40 anni dopo

Il corteo è partito. In testa ci sono i ragazzi della scuole, alcune bandiere rosse e vecchi militanti rossi. Ma il messaggio deve passare alle nuove generazioni. La mafia non ha vinto.

Il resto rimane. Oltre gli slogan rimangono i bar “food e drink” che fanno lavorare gente forse meno impegnata di prima. la provincia stanca e disimpegnata si ricorda di una delle tante vittime innocenti di ieri e li lascia andare. La speranza non è morta, i tempi cambiano, i simboli restano. Le lotte di ieri sono un ricordo sbiadito oggi, ma il buon esempio da seguire, chi del pensiero critico ha fatto la sua ragione di vita, chi ha imparato e insegnato a ribellarsi oggi rivive come se 40 anni fa non lo avessero ucciso e distrutto.

Le sue spoglie mortali saranno pure dei pezzi scomposti ma i suoi gesti e le sue parole ancora integre e vive ci arrivano sempre ribelli e attuali.

Questi ragazzi che marciano gridando il loro “No alla mafia” lo fanno con la serenità e tranquillità di oggi e sono guidati dai genitori come ad una festa di paese e, alla fine, questo è il miglior messaggio da dare.

La porta di casa è e resterà sempre aperta. Qui la legalità è di casa

Amore Non Ne Avremo

Nubi di fiato rappreso
s’addensano sugli occhi
in uno stanco scorrere
di ombre e di ricordi:
una festa,
un frusciare di gonne,
uno sguardo,
due occhi di rugiada,
un sorriso,
un nome di donna:
Amore
Non
Ne
Avremo.

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Maggiolata di Carducci


Maggiolata

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.

Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.

Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l’acqua la terra il ciel.

E a me germoglia in cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.

 

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del dopo 25

Passano carte che ricordano la memoria dei partigiani e dei giornali.

La festa nazionale non è mai completamente tale. Polemiche gratuite da gettare nel calderone della informazione.

Di giornali di carta ieri ne ho visti pochi, sempre meno e sempre più leggeri.

Fatti di parole smozzicate e pensieri digitali con etichette di riferimento

L’Unità di un tempo è scomparsa, diventata indefinita “Democratica”

Parte il dialogo e a parte i patti. Questo governo s’avrà da fare democratamente o meno? Lo deciderà la rappresentanza digitale non quella cartacea

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Adesso devo andare

Devo ancora capire come sentirmi da Straniero a casa mia.
Il tempo della migrazione è passato da alcuni anni,
ritornare tra i banchi non è stato facile ma dovevo farlo.
Regolare i conti col passato per non avere pecche nè riconoscimenti mancati.
Intanto come dovevo sentirmi con chi mi diceva
“perchè sei tornato?”
C’è un motivo perchè si parte? Si, bisogna cambiare aria quando hai tanti stimoli.
Se ti accontenti meglio, non hai pretese o meglio cerchi di fartele bastare.
Si ritorna sempre, prima o poi, al posto di origine.
Se poi in questo posto le cose sono ferme nel tempo,
le campagne abbandonate, il lavoro è smaterializzato e le tasse costano care
perchè allora non andare via nuovamente?
Forse perchè ci piace tutta questa lenta e stanca disperazione.
Forse perchè è sempre meglio lasciare tutto invariato piuttosto che provare a cambiare tutto.
Forse perchè è meglio spararsi gli ultimi soldi in bevute e scopate insensate piuttosto che dare senso.
Forse perchè è meglio non farsi troppe domande che iniziano con “Forse”.
Sono estraneo e mi sono estraniato, sarà vero ma esco allo scoperto con tutte le mie vanità e debolezze.
Ma per ora è meglio non farmi vedere troppo in giro
e scrivere il necessario per la tesi.
Ci becchiamo dopo, sempre se avrò voglia di scriverci su…

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Aprile e i corsi

Dopo aver rassettato i pensieri e sistemato le carte, dopo la penitenza della quaresima e la Passione ritorna  la Primavera e le Festività.

Le festività sono passate con il loro strascico di cibarie consumate e mal digerite.

Il lunedì dell’angelo sembrava una rimpatriata tra fricchettoni di una Comune degli anni 70 che pensano più a mangiare che a discutere di un patadigma ideale di convivenza nel segno dell’ amore.

La comune dell’Angelo proprietario del Lunedì ha aperto le porte della villetta sui colli verdeggianti lontani dal caos cittadino.

La parentesi finisce in un giorno di fumi appetitosi e sole raggiante. Al giorno dopo tornare in ufficio è il più brutale dei pegni da pagare alla consuetudine lavorativa.

Al sabato ricomincia il corso e la calca per i posti. Sempre meno posti, sempre più lezioni da seguire e prove da superare.

Le pause caffè si consumano in fretta e fra le tante parole snocciolate dallo scontento c’è chi dice che ” alla fine anche questa prospettiva di lavoro sarà precaria e mal pagata all’inizio finché non si avrà il Ruolo. Alla fine il salario sarà sempre quello, alla fine d’estate ti toccano i tre mesi di ferie e lo stipendio è statale.” Già.

Le motivazioni sono date e spingono ai sacrifici e tutti hanno il diritto di campare in questa terra. Ma la passione? La motivazione? La pazienza? Anche queste finiranno e io sono un individuo non una comunità con dei valori.

Così si preparano a ragionare gli insegnanti di domani, il vecchio adagio che “il fine giustifica i mezzi”
è sempre attuale e al diavolo tutte le strategie e nuovi approcci educativi almeno quano sei in pausa
e consumi il terzo caffè, dopo aver fumato la terza sigaretta pensando all’affitto da pagare e al figlio che un giorno bisognerà educare a valori e diritti.

Al sabato il vialone è quasi deserto. Il bar d’ingegneria l’unica metà in cui ristorarsi e ci si prepara al week end leggendo svogliatamente un libro mentre fuori è tutto un fiorire di alberi e giovani donne apprendiste insegnanti.
Mi tornano in mente i versi di Eliot:

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia di primavera

Lascio all’eternità i versi di Eliot,

ne scribacchio alcuni
dopo che

La pioggia è passata,
le ragazze sono al bar,
i libri sono da studiare,
anche se il concorso può aspettare
e il sabato mattina ci si alza presto
Aprile rimani crudele
Il vero è condizione dell’autenticità
della conoscenza
il bene oggetto della libera volontà.
Aprile mi fa starnutire
dall’allergia mi voglio liberare
e stasera a niente pensare
domani la domenica mi farà riposare

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Quando i social sanno tutto

La profilazione riprende il nostro essere:
tutto ciò che siamo è lì nel nostro profilo?
I nostri gusti, i nostri orientamenti politici e sessuali, tutto questo?
No, non può essere.
Ognuno di noi è originale ma cade nella trappola del marketing emozionale,
bastano 70 mi piace per sapere tanto sulla personalità di una persona?
Ne bastano 150 per sapere qualcosa sui suoi genitori e 300 per saperne di più del suo partner?
No, ancora una volta NO.
In questi ultimi anni ho scritto di più su carta che sul digitale, solo una parte finisce lì.
Probabilmente questi mostri del marketing sanno del mio ritorno all’inutile luogo natìo e dell’università ma non sanno qual è il mio ultimo cd acquistato come l’ultimo libro.
Dei giochetti di Googleplay ne faccio un uso ragionato, quando un gioco mi chiede di connetermi su facebook per avere maggiori bonus dico di no. In quel momento stacco internet e gioco con le carte.
Lo staff di Trump, così come i cospiratori e imprenditori politici dell’insicurezza nazionale italiana, hanno vinto grazie a questo uso dei big data ma non hanno avuto il mio consenso.
Nei rabbit hole ci sono caduto ma in quelli che volevo io circondato da poesie e immagini di mondi lontani.
Ma il dubbio rimane: quando cerco un lavoro e compilo il form, a chi vanno questi dati e per quali scopi?
Quando voglio acquistare un libro o un cd sul negozio virtuale e magari non voglio acquistare al momento, come mai, magicamente, visitando altri siti mi appare il banner che mi dice “T’interessa ancora questo libro e/o questo cd?” Questi cookies di profilazione come gli altri tipi sono delle trappole.
Ecco i miei dati prima che mi li rubino:
Mi chiamo Davide Andrea Balestri,
ho 32 anni, sono nato a Genova ma i miei si sono trasferiti a Palermo dopo essersi separati.
Mi piacciono Trump e Salvini, odio gli immigrati e uso in modo conpulsivo facebook.
Adoro la musica di Rovazzi e Salmo.
Adoro leggere i libri di Fabio Volo.
Mi faccio almeno tre selfie al giorno che posto su Instagram dove mangio e bevo allegramente
anche se sono disoccupato.
Facci finta di leggere tanti libri quando in verità ne rubacchio solo le frasi più belle.
Sono il vuoto di questa continuo ego digitale bello e cool.
Non mi giudicate, siete come me.