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Le foto di un tempo

Nascoste in un cassetto chiuso o in una credenza piena di ragnatele
ho trovato queste foto di un tempo.
Testimoni di un tempo lontano, testimoni di ricordi ormai scomparsi.
Rappresentazioni di realtà, di un altra epoca.
Immobili nella loro storicità e nel loro valore.
Adesso sono state digitalizzate in pixel
e non hanno più il supporto carteceo.

Qualcuno si commuove a rivedere lo zio morto con gli amici sorridente
o con la zia scomparsa prematuramente, a baciarsi e amarsi felicemente.
Poi arriva il Nonno da giovane ufficiale in posa statuaria che guarda nel futuro della sua vecchiaia e ai nipoti che arriveranno.
Le foto sono rimaste sul tavolo a riempire i ricordi
a commuoverci con la loro materialità scomparsa.
Adesso spieghiamoci come la foto di oggi non sia più un rituale
ma un quotidiano vezzo da mostrare nel mondo immateriale.
Nessuna materialità, nessuno spazio da riempire.
Tutto e il niente insieme che si abbracciano
nel giro di alcuni megabyte




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Al finale di una tesi

La mediocrità e la violenza comunicativa come punto fondamentale di una nuova involuzione politica e semplificazione allarmante del discorso politico sono quindi il vero problema che impedisce una convivenza pacifica e serena tra i nuovi e vecchi stranieri delle società attuali. Una delle possibili soluzioni per superare questa continua caccia all’estraneo e la sua criminalizzazione ci viene offerta di recenta dal filosofo contemporaneo francese Edgar Morin il quale, consapevole di questa “direzione spaventosamente regressiva” che il mondo ha imboccato da alcuni anni vuole darci una direzione da seguire affermando come <

Bisogna creare delle oasi di resistenza fondate sulla fraternità, sulla solidarietà umana, sul rifiuto dell’egoismo trionfante (…)
Il destino dell’Europa e del mondo non può essere lasciato in mano ai fondamentalisti religiosi, ai nazionalismi, agli “imprenditori della paura” che vincono le elezioni, agli spregiudicati interessi economici delle superpotenze

La sua soluzione a questo troppo diffuso imbarbarimento culturale deve far leva su di un nuovo senso civico da risvegliare e infondere dalle scuole poiché

Soltanto un universalismo fondato sulla solidarietà e sulla fratellanza potrà far fronte a questa deriva.
Bisogna ripartire dalle scuole, dall’educazione dei giovani. C’è bisogno di una classe insegnante che abbia una coscienza civile: non si va a scuola per imparare un mestiere, ma per diventare cittadini colti e solidali

Articolo preso da “la lettura” del 29/07/2018 di Nuccio Ordine, In Europa serve una nuova resistenza.

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Amore perduto al concerto

Sfuggire dalla realtà per ritrovarsi ad un concerto qualunque a ricordarsi di come,
prima dei social, era bello contaminarsi con tanta gente.
L’aria della baldoria è la stessa di anni fa, quando andavamo insieme ai concerti
dei grandi gruppi e delle grande adunate ai cancelli.
Giusto a te pensavo, cara Amanda.
Ti ricordi di me? Del nostro amore finito e andato a male
quando una domenica buttai nel cesso una fotografia
in cui ci stringevamo forte per baciarci di sfuggita.
Si,l’errore fu una colpa mia se quest’anno ti hanno visto
vomitare gli occhi e l’anima ad un concerto rock,
abbracciata ad una testa di cazzo che di certo la sapeva lunga.
Stare qui a ricapitolare le colpe nostre si fa notte,
anche perchè niente dura per sempre e neanche la musica.
Vorrei sapere come stai, se come scrivi è tutto ok,
intanto balliamo e avvinghiamoci ancora l’uno all’altro,
sentiamo il nostro respiro farsi vicino,
le nostre labbra agganciarsi nella presa dell’amore,
per poi liberarsi in cerca di altro, effetto dei desideri impulsivi e momentanei,
tu continui a dimenarti cercando la complicità di qualcun’altro,
io sono già andato all’uscita di un concerto rock
a pomiciare con una troietta qualunque,
alla faccia del tuo pessimismo da quattro soldi
che chiaramente aveva fatto proseliti.
Ti avrò di nuovo per il tempo di un LP,
il lato A e il lato B,
che niente dura per sempre figurati io e te.

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Ferragosto

l’aria è intensamente calda. la città si sveglia gradualmente del torpore di una notte estiva molto calda.
Come ogni ferragosto, ci si prepara all’invasione delle spiagge dove passare una notte di bevute e bagni improvvisati. C’è il solito scenario di gente che si porta tutto da casa e c’è pure la solita tradizionale immondizia già sapientemente posizionata daventi l’ingresso delle spiagge per portarsi avanti con il lavoro.

Nonostante le strisce blu a pagamento non mancano i posteggi selvaggi e improvvisati
come, nell’altra realtà un po meno reale, non mancano i commenti indignati dei cittadini comuni sulla situazione ambientale e sulla sporcizia. Ma che importa? Tanto finchè potremo farci un selfie con il tramonto
alle spalle gustandosi un aperitivo un po tutti si sentiranno a capocabana o giù di lì.

Fa caldi, i rifuti emanano un inteso odore di rancido ma soltanto i pochi pedoni avranno la fortuna di assaporarlo, la maggior parte dei turisti mordi e fuggi passano con l’aria condizionata a palla e hanno come unica preoccupazione trovare un posteggio, possibilemente in terza fila non troppo lontano da quel localino dove fanno una apericena sfiziosa a soli 5 euro.
Non ci sono servizi pubblici funzionanti, le navette e gli autobus fanno orari ridotti o nulli per facilitare il traffico ferragostano.

A ferragosto tutti al mare a formare delle baraccopoli spartane a pochi passi dalla battigia occupando gran parte della spiaggia disponibile e formando un intelligente sistema accumula-rifiuti formato da bidoni vari trovati in loco dove scrivere: indifferenziata, umido, plastica e carta per scaricare il contenuto di tutti questi bidoni in uno enorme che non ha scritta ma ha la sabbia della spiaggia.

Si sente che TUTTI VOGLIONO UNA GRANDE FESTA, Un’estate TRIDIMENSIONALE, una bomba nuclerare e noi che ce ne andiamo al mare e allora io
TI MANDO UN VOCALE DI 10 MINUTI SOLTANTO PER DIRTI QUANTO SONO FELICE,
MA QUANTO è PUTTANA QUESTA FELICITà?
Non lo so, ma pure la tipa accanto non scherza.
Mi avvicino e le dico:
PORTAMI GIù DOVE NON SI TOCCA, DOVE LA VIDA è LOCA,
SU UNA RUOTA, QUESTA NOTTE è NOSTRA
FAREMO COME IL VENTO: DA ZERO A CENTO
E ADESSO CHE MI PRENDI PER LA MANO
VACCI PIANO CHE SE MI STRINGI COSì
IO SENTO IL CUORE A MILLE.

Improvvisamente, arriva l’ennesimo acquazzone estivo che spazza via tutte le illusioni, le baracche estive,le strisce blu e pure tutta l’immondizia…

Si ricomincia daccapo, non è più estate ma si suda lo stesso.
Ed ecco l’ennesimo fuoco d’artificio che si confonde con i fulmini del maltempo.
La festa è finita; tornate a casa a lamentarvi sui social

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Come un materasso in una aiuola

Come un qualunque rifiuto urbano sto in questa aiuola
appoggiato incurante della pioggia estiva come della canicola.
Giusto di fronte il supermercato a fare spese
la gente passa e non mi guarda nemmeno, troppo impegnata a fare altro.
Mi viene in mente la canzone di battiato:
Vivo come un cammello in una grondaia
in questa illustre e onorata società!
sento lo stesso peso ingombrante del cammello in una grondaia
e forse non solo la grondaia sta per cedere, ma tutta l’illustre società
dei consumi e dei rifuti.
E ancora, sto aspettando, un ottima occasione
per acquistare un paio d’ali e abbandonare il pianeta.
Fosse così semplice abbandonare questo marciapiede prima
e il pianeta poi.
Ma sento che, stanotte, quando tutti saranno andati via,
altri materassi abbandonati arriveranno a riempire gli spazi
e un giorno copriremo e conquisteremo tutta la città.
La città dei morti dormienti nei materassi
o la città dei materassi dormienti.

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La seconda parte dell’addio

la stanza delle torture era in un anonimo magazzino sito in una anonima via di Palermo.
Siamo arrivati lì nel bel mezzo di un afoso pomeriggio estivo. Intorno non c’era inizialmente nessuno poi sono arrivati nell’ordine; una signora di passaggio, la proprietaria di un panificio che sapeva cosa stavamo cercando, il collega di Joseph affacciato al balcone che ci spiegava il posto, una 600 blu con dentro il celebrato con un berretto invernale traspirante che lo faceva sudare dalla testa in giù, il fratello del celebrato con gli amici della vittima celebrata pronti a fare baldoria e a risolvere enigmi e intrighi della particolare stanza.

Io ero già in trance agonistica e in uno stato mentale molto confuso ma ugualmente pronto a fare parte della partita. Entrati nel posto ci viene chiesto di lasciare cellulari, disppsitivi elettronici, portafogli, effetti e affetti personali e una quota di 18 euro che mi rifiuto categoricamente di pagare.
Vengo, prontamente, tranquillizzato e calmato quando anticipano la mia quota spiegandomi che mi verrà rimborsata “un giorno”.

L’addetto alla camera è un tizio che parla con cognizione di causa e dovizia di particolari.
Ascolta pazientemente le mie obiezioni dettate dal alcol e mi spiega il funzionamento della “stanza”
mentre Josph ascolta senza battere ciglio e chiedendosi perchè mai si trova qui.
Alla fine della spiegazione, il tizio indossa un berretto da secondino con tanto di manganello sfollagente e ci invita ad entrare in una stanza-prigione dove almeno c’è l’aria condizionata.

La sola presenza dell’aria confezionata mi porta a preferire questo posto senza obiezioni anche se è al buio, c’è un finto cesso finto-sporco e ci sono finte scritte sul vero muro in parte vere e in parte no. Veniamo ammanettati e costretti a guardare un video con protagonista V per vendetta che spiega come  dovremmo evadere. Gli enigmi sono disseminati dovunque come i lucchetti con le combinazioni numeriche. Ci liberiamo delle manette ed esploriamo la stanza cercando indizi e altro.

C’è la brandina che ci aveva promesso la cameriera della focacceria ma lei non c’è.
C’è un cesso accomodante, dei cassetti fissati male, delle scritte inquietanti e da decifrare
ma la più grande cosrtesia che ci viene data sono le pantofole ai piedi della branda che però non ha cuscini nè lenzuola. Intorno ci sono armadietti chiusi da lucchetti, cassetti chiusi da lucchetti e lucchetti chiusi da lucchetti.

Pian piano risolviamo gli enigmi nonostante le mie intuizioni sbagliate e grazie allo spirito di gruppo.
Jospeh è ancora inebetito e non ha nessuna voglia di collaborare ma ci guarda con partecipazione.
Ad un certo punto troviamo una bottiglia di spumante per festeggiare la permanenza nel posto e lo spirito di gruppo. Oltre la bottiglia ,che finisce in pochi istanti, troviamo uno stereo con messaggi satanici o quasi, un codice morse, dei numeri diffusi e dei simpatici disegni fatti da altri prigionieri.

Improvvisamente, salta fuori una cartina con del profumo che sniffo con piacere e mi provoca, senza un motivo preciso, grandi risate e grandi visioni dimenticate. Gli altri risolvono quasi tutti gli enigmi incoraggiandosi a vicenda mentre io e Joseph continuiamo a guardarci in faccia e ridere per alcuni oscuri motivi.

Veniamo introdotti in altre stanze buie fino ad arrivare al gabinetto di un medico psicopatico ma li finisce il tempo e il secondino ci viene a prelevare per portarci fuori tra le mie proteste perchè avevo cominciato ad apprezzare l’aria condizionata e lo spirito di gruppo.
Niente da fare, siamo stati eliminati dalla casa del grande recluso e adesso ci tocca andare a festeggiare in centro tra fiumi di birre e senza aria condizionata.

Decido di lasciare il gruppo e farmi accompagnare da Joseph a casa sua per farmi mettere una borsa di ghiaccio in testa per allevviare il dolore.

Joseph mi accompagna a casa sua e mi lascia la macchina dopo avergli pagato un riscatto simbolico di duemila euro in gettoni di piombo per avere la nuda proprietà della mia auto in cambio della sua stanza ammobiliata.

L’avventura finisce qui ma non l’addio al celebrato che continua altrove.

Intanto oggi il nostro celebrato si sposa e si va a festeggiarlo tutti insieme allegramente nella stanza della tortura.

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Cronaca di un addio celebrato

Una giornata particolare, un addio al “celebrato” preparato ma lasciato all’immaginazione
che però non vede la partecipazione di “peppino il celebrato” impossibilitato causa preparativi vari.
Sicchè, io e il mio amicone Joseph prepariamo una giornata alcolica in preda ai fumi
e alle allucinazioni da alcool.

Iniziamo il “tour de force” incontrandoci alla “focacceria” per un pasto leggero tipicamente estivo:
pizza fritta accartocciata che somiglia a un sofficione Findus d’altri tempi
il tutto innaffiato da abbondanti dosi di birre Weiss.

Alla fine del pasto ci sentiamo piuttosto confusi e sazi ma alquanto soddisfatti.
Arriva la cameriera che ci suggerisce di riposarci in una brandina per un’ora abbondante,
forse ci vuole invitare nella stanza messa a disposizione dei clienti saturi
con servizio speciale offerto dalla cameriera con massaggi rilassanti.

Sfortunatamente, il servizio non è disponibile e neanche la brandina
ma possiamo usufruire del servizio caffè offerto dal simpatico cameriere
che ci suggerisce di prendere la grappa della casa a gradazione leggera ma non troppo.
Ingurgitiamo avidamente le grappe ma subito dopo si manifesta l’istinto universitario del tempo che fu suggerendoci di dirigerci verso Lettere e Filosofia a seguire una laurea random in aula magna.

Ma la stanchezza si impossessa di noi giusto mentre ci spiegano le parabole
di San Matteo oggetto della laurea random.
tutto intorno c’è gente stanca e insofferente, che come noi, è alla ricerca di un baretto
per un qualunque tipo di caffè diverso da quelo delle macchinette.
Chiediamo informazione al nostro amico Paolone il vero guardiano della facoltà.
Narra la leggenda che sia stato lui a fare assumere gli attuali bidelli e che sia intimo di tutti i professori  ordinari ma della sua attività girano soltanto voci non confermate che lavori “per i servizi segreti”.
Il nostro paolone ci porta in uno scantinato ben camuffato da una innumerevoli serie di scatoloni che nascondono una porta lacera e sgangherata che porta ad un tunnel sotterraneo dove si trova una porta che può essere aperta solo digitando una serie lunga di numeri e lettere che in pochi conoscono. inoltre, dopo queste misure di sicurezza, bisogna inserire la propria faccia in una fessura per il riconoscimento facciale. Una volta dentro vediamo un bar arredato come ai tempi del proibizionismo americano
dove si aggirano giocatori d’azzardo, mignotte lascive e uomini d’affari di vari affari.

Ci vengono offerti due caffè freddi e due cremini che rifiutiamo in favore di due vodke fredde.
A pagare è il nostro paolone che ci lascia una busta da aprire solo in caso di necessità se le cose dovessero mettersi male. Abbandoniamo il bar tramite una banale e mal fissata “uscita d’emergenza” che ci porta nel retrobottega del baretto di lettere chiuso. Adesso siamo usciti da quel sogno irreale e forse immaginario ma dobbiamo ancora continuare il nostro famoso tour.
Decidiamo di fare una capatina a casa di Joseph dove ci sdraiamo per terra ad ascoltare vinili di DeAndrè sorseggiando amaro del capo. In un attimo ritorniamo adolescenti e ci confidiamo segreti su storie di ragazze che non esistono e ci abbracciamo commossi quando joseph mi mostra un libro che ha preso in prestito 12 anni fa e non ha restituito più alla biblioteca di Lettere a causa di un momentaneo black out tecnico avvenuto durante un alluvione del gennaio 2006.

Intorno le 5 del pomeriggio, siamo al discount doverealizziamo di essere ancora piuttosto lucidi ma alterati sai dal alcol sia dall’allarme del supermercato che suona a intervalli irregolari e senza troppa convinzione emettendo dei suoni a volte impercettibili e a volte troppo assordanti.
Durante il pagamento alle casse troviamo la nostra guida in un omone del peso di circa 400 chili che paga soltanto 10 confezioni extra-large di salatini e una bottiglia di birra.
Decidiamo di continuare il festeggiamento a casa del omone che non è troppo contento di vederci
anche perchè non ci conosce. Il tizio si accomoda inabissandosi su di una poltrona degli anni 70 consunta e consumata dal tempo e dai chili del tipo.
Il pachiderma assiste commosso ad una puntata di “casi umani” in cui un tipo smilzo di appena 450 chili rimane intrappolato a casa a causa dell’impossibilità di passare attraverso la porta di casa.

Approfittiamo di un momento di commozione dell’energumeno
per allontanarci e prendere altre destinazioni.
Noto che joseph ha requisito la mia auto ( con tanto di chiavi) e che me la lascerà guidare solo a notte inoltrata. Adesso ci troviamo al centro commerciale a fare incetta di bibite vari e gadget strani da usare per l’evento. Troviamo due tocchi di laurea, un maialino che grugnisce, una cintura per bevande da allacciare alla cinta, una pasta per modellare,
degli occhialoni fosforesescenti divertentissimi e dei baffi finti.
Portiamo nel carrello tutto e andiamo a prendere le cose più importanti per un addio al celibato;
un portapillole e una crema solare a spruzzo per bimbi.
Dopo aver fatto alcune compere, ci accomodiamo nella sala ristoro a consumare alcune bevande stravaccati e stanchi come i signori anziani intorno a noi che hanno comprato solo due sacchi di patate e delle confezioni d’acqua ma che pare abbiano girato in lungo e in largo ogni reparto del ipermercato a caccia di offerte mai viste.

Adesso è arrivato il momento di raggiungere gli altri nella famosa stanza “della tortura”