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Passeggiando sui liquami

Pioggia torrenziale che inondi la città
non sai che male farai.
Saltano i tombini, saltano le tubature,
la melma del sottosuolo si riversa implacabile
è un fiume torrenziale e marcio
che dal sottosuolo invade le strade.
Al mattino questo lerciume sta ancora spalmato sul suolo,
la gente è impotente, constata, farnetica, dice di provvedere
ma niente può.
L’anima più profonda e negletta di ogni città
non aspetta che lo scatenarsi degli eventi per esplodere.
Màrcia è la città, marciano le persone
che indefferenti e indaffarati vanno a fare compere.
Marciano a stento le auto
che si bloccano e strombazzano.
Il solito marciare sul marciume
che di tanta indifferenza si nutre.

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Maggiolata di Carducci


Maggiolata

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.

Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.

Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l’acqua la terra il ciel.

E a me germoglia in cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.

 

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Aprile e i corsi

Dopo aver rassettato i pensieri e sistemato le carte, dopo la penitenza della quaresima e la Passione ritorna  la Primavera e le Festività.

Le festività sono passate con il loro strascico di cibarie consumate e mal digerite.

Il lunedì dell’angelo sembrava una rimpatriata tra fricchettoni di una Comune degli anni 70 che pensano più a mangiare che a discutere di un patadigma ideale di convivenza nel segno dell’ amore.

La comune dell’Angelo proprietario del Lunedì ha aperto le porte della villetta sui colli verdeggianti lontani dal caos cittadino.

La parentesi finisce in un giorno di fumi appetitosi e sole raggiante. Al giorno dopo tornare in ufficio è il più brutale dei pegni da pagare alla consuetudine lavorativa.

Al sabato ricomincia il corso e la calca per i posti. Sempre meno posti, sempre più lezioni da seguire e prove da superare.

Le pause caffè si consumano in fretta e fra le tante parole snocciolate dallo scontento c’è chi dice che ” alla fine anche questa prospettiva di lavoro sarà precaria e mal pagata all’inizio finché non si avrà il Ruolo. Alla fine il salario sarà sempre quello, alla fine d’estate ti toccano i tre mesi di ferie e lo stipendio è statale.” Già.

Le motivazioni sono date e spingono ai sacrifici e tutti hanno il diritto di campare in questa terra. Ma la passione? La motivazione? La pazienza? Anche queste finiranno e io sono un individuo non una comunità con dei valori.

Così si preparano a ragionare gli insegnanti di domani, il vecchio adagio che “il fine giustifica i mezzi”
è sempre attuale e al diavolo tutte le strategie e nuovi approcci educativi almeno quano sei in pausa
e consumi il terzo caffè, dopo aver fumato la terza sigaretta pensando all’affitto da pagare e al figlio che un giorno bisognerà educare a valori e diritti.

Al sabato il vialone è quasi deserto. Il bar d’ingegneria l’unica metà in cui ristorarsi e ci si prepara al week end leggendo svogliatamente un libro mentre fuori è tutto un fiorire di alberi e giovani donne apprendiste insegnanti.
Mi tornano in mente i versi di Eliot:

Aprile è il mese più crudele, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia di primavera

Lascio all’eternità i versi di Eliot,

ne scribacchio alcuni
dopo che

La pioggia è passata,
le ragazze sono al bar,
i libri sono da studiare,
anche se il concorso può aspettare
e il sabato mattina ci si alza presto
Aprile rimani crudele
Il vero è condizione dell’autenticità
della conoscenza
il bene oggetto della libera volontà.
Aprile mi fa starnutire
dall’allergia mi voglio liberare
e stasera a niente pensare
domani la domenica mi farà riposare

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Quando i social sanno tutto

La profilazione riprende il nostro essere:
tutto ciò che siamo è lì nel nostro profilo?
I nostri gusti, i nostri orientamenti politici e sessuali, tutto questo?
No, non può essere.
Ognuno di noi è originale ma cade nella trappola del marketing emozionale,
bastano 70 mi piace per sapere tanto sulla personalità di una persona?
Ne bastano 150 per sapere qualcosa sui suoi genitori e 300 per saperne di più del suo partner?
No, ancora una volta NO.
In questi ultimi anni ho scritto di più su carta che sul digitale, solo una parte finisce lì.
Probabilmente questi mostri del marketing sanno del mio ritorno all’inutile luogo natìo e dell’università ma non sanno qual è il mio ultimo cd acquistato come l’ultimo libro.
Dei giochetti di Googleplay ne faccio un uso ragionato, quando un gioco mi chiede di connetermi su facebook per avere maggiori bonus dico di no. In quel momento stacco internet e gioco con le carte.
Lo staff di Trump, così come i cospiratori e imprenditori politici dell’insicurezza nazionale italiana, hanno vinto grazie a questo uso dei big data ma non hanno avuto il mio consenso.
Nei rabbit hole ci sono caduto ma in quelli che volevo io circondato da poesie e immagini di mondi lontani.
Ma il dubbio rimane: quando cerco un lavoro e compilo il form, a chi vanno questi dati e per quali scopi?
Quando voglio acquistare un libro o un cd sul negozio virtuale e magari non voglio acquistare al momento, come mai, magicamente, visitando altri siti mi appare il banner che mi dice “T’interessa ancora questo libro e/o questo cd?” Questi cookies di profilazione come gli altri tipi sono delle trappole.
Ecco i miei dati prima che mi li rubino:
Mi chiamo Davide Andrea Balestri,
ho 32 anni, sono nato a Genova ma i miei si sono trasferiti a Palermo dopo essersi separati.
Mi piacciono Trump e Salvini, odio gli immigrati e uso in modo conpulsivo facebook.
Adoro la musica di Rovazzi e Salmo.
Adoro leggere i libri di Fabio Volo.
Mi faccio almeno tre selfie al giorno che posto su Instagram dove mangio e bevo allegramente
anche se sono disoccupato.
Facci finta di leggere tanti libri quando in verità ne rubacchio solo le frasi più belle.
Sono il vuoto di questa continuo ego digitale bello e cool.
Non mi giudicate, siete come me.

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Vladimir Majakovskij- Flauto di vertebre

 

A voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
icone serbate dall’anima dentro i suoi antri,
in un brindisi alla vostra salute,
alzo il cranio traboccante di canti.
(…)
Raduna o memoria,
del cervello dentro il vestibolo,
le femmine amate in lunghi filiari.
D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
travesti la notte in antichi sponsali.
Travasa di corpo in corpo il tuo gaudio.
che questa notte sia memorabile.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.

Miglia di strade io gualcisco in cammino.
Dove celare l’inferno che ho in me?
Quale Hoffman divino
creò, o donna perfida, te?
Sono anguste le vie per la gioiosa bufera.
Gente vestita di gala attinge ed attinge la festa.
Io penso.
Grumi di sangue, i pensieri
malati e rappresi mi strisciano fuori di testa.
Io,
taumaturgo di tutto quello che è festa,
con chi andare alla festa non ho.
(…)

 

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50 anni di Barbarella


Un vortice di sinfonie datate avvolge questa sera d’inverno.
Fuori il tetro spettacolo della città divorata dal maltempo
ci rinchiude nella rievocazione di spazi siderali
e mondi sconosciuti rivissuti
in un caleidoscopico tunnel cinematografico.
Arriva Barbarella con la sua aria naif da anni 60.
Piccola  e ingenua Barbarella che ti concedi a tutti
ma nessuno ti possiede veramente.
Eroina di un mondo immaginifico e interstellare
lontano dalle miserie del disagio sociale digitale.
Regina-soldatessa di un pianeta lontano
dove angeli ciechi sono prigionieri di squallidi labirinti
di subumani schiavizzati e
rivoluzionari cospiratori pasticcioni
.
Cara Barbarella parlami del tempo che fu
in questa finzione cinematografica scrausa.
Impara a fare l’amore allungando il braccio
e ingoiando la pillola del piacere.
Barbarella adesso sei vecchia e hai smesso i panni
dell’attivista anni 70 come della bambola di plastica.
Portami nel regno dei sogni a sognare con la Regina nera
Dammi la chiave invisibile per aprire le porte dei sogni
invasi da lisergiche fantasie d’altri tempi.
Lasciami con gli angeli perchè
“Un angelo non fa l’amore ma è l’amore”

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Ritorno dal passato

Ma è ancora il tempo dei letterati.
Il romanticismo con la sua rivolta luciferina
non gioverà veramente che alle sue avventure
dell’immaginazione.
A.Camus- L’uomo in rivoltà-

Risveglio stanco da un vecchio sogno dimenticato.
Abbandono la realtà squallida del mezzogiorno
per dedicarmi a questa avventura obliata.
Era di Giugno di 8 anni fa.
Le emozioni scorrevano veloci come
i litri di alcool inebriante.
Mersault aveva finito le avventure
e i tre intellettuali reclamavano un posto al mondo

TRE INTELLETTUALI
Stanco e spossato sta questo
incompiuto romantico
sognando imprese migliori e memorabili.
Ma quello  di cui ha bisogno
è solo un lavoro, un amore
e un pò di tranquillità.

Tipico borghesuccio da quattro soldi
che si crede un grande incompiuto
e noi, professionisti del niente,
lo amiamo e lo accogliamo come
uno della nostra schiatta
senza chiedergli onéri o glorie.

Un amore mancato e mai avuto,
Un animo sensibile e irriquieto,
un impulsivo desideroso,
simpatico e vanitoso.
Amico di tutti, nemico di nessuno,
nemico di se stesso.

FEMME FATALE
Non avrai le mie belle membra,
non avvrai il mio cuore.
Una libellulla leggiadra
fluttuante e civettuola.
Nessuno può avermi,
nessuno può possedermi
ma pretendo le tue attenzioni.

Mi nutro della tua anima
e dei tuoi baci mancati .
Chiamami ossessione,
sarò la tua maledizione.

MERSAULT
Godi maledetta.
Le mie parole ti fanno vanto
e mi schianto nell’impossibilità d’averti.
Alla luce morente del giorno

dedico la mia vita,
non prima di mezzodì
mi levo trafitto e arrabbiato
contro il mondo e i suoi deliri
di prepotenza e di mercato.

Pronto a cantarti,
pronto a desiderare
Un caldo bacio verso l’orizzonte rossastro
che eternamente scompare.

Godi, maledetta, godi.
Altri versi, altre carezze
mi allontaneranno da te.
E tu, perfida meretrice,
al primo buzzuro sicuro di sè
ti abbandonerai
manco fosse l’amore della tua vita.

Permettimi soltanto
Di averti con me tra le frasche,
abbandonando i miei compagnoni
al grido di “ViVA IL SOCIALISMO”
che mai ho vissuto
e che non so cosa sia
ma che dalle ingiustizie
del mondo mi affranca e conforta.

Poi tutto venne dimenticato
lasciando amici e false illusioni
affrontando la mondialità e
perdendo la mia identità nella
Babele Globale.

Mi ritrovo qui a bere tristemente.
Te ne sei andata portandoti tutte le mie illusioni
E i tre intellettuali sono operai specializzati.