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Vladimir Majakovskij- Flauto di vertebre

 

A voi tutte,
che piacete o siete piaciute,
icone serbate dall’anima dentro i suoi antri,
in un brindisi alla vostra salute,
alzo il cranio traboccante di canti.
(…)
Raduna o memoria,
del cervello dentro il vestibolo,
le femmine amate in lunghi filiari.
D’occhio in occhio versa il tuo giubilo.
travesti la notte in antichi sponsali.
Travasa di corpo in corpo il tuo gaudio.
che questa notte sia memorabile.
Oggi io suonerò il flauto
sulla mia colonna spinale.

Miglia di strade io gualcisco in cammino.
Dove celare l’inferno che ho in me?
Quale Hoffman divino
creò, o donna perfida, te?
Sono anguste le vie per la gioiosa bufera.
Gente vestita di gala attinge ed attinge la festa.
Io penso.
Grumi di sangue, i pensieri
malati e rappresi mi strisciano fuori di testa.
Io,
taumaturgo di tutto quello che è festa,
con chi andare alla festa non ho.
(…)

 

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Elezioni politiche


Le campagne elettorali e quelle comunicative sono ormai finite.
Ora si pensa a fare un governo ma con chi?
La lega e il Movimento esprimono dissenso
ma hanno il consenso
che pare biodegradabile.
Oggi c’è,domani scompare o meglio cambia.
Sono specchio di un elettorato confuso, incerto e impaurito.
Si scatenano emozioni momentanee, di pancia, di fastidio.
Il centrosinistra perde, ben gli sta, in tutta Europa va così
Il centrodestra vince, è l’alternanza o almeno così pare.
Il terzo è dato da tanti consensi.
Politiche e ancora politiche
uno show televisivo senza fine
in cui si vende e si svende
di tutto persino la dignità
alimentato dai social.
Questo impegno politico
dei nuovi volti
è una menzogna morale
che genera la tirannia
del consenso e del dissenso.

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50 anni di Barbarella


Un vortice di sinfonie datate avvolge questa sera d’inverno.
Fuori il tetro spettacolo della città divorata dal maltempo
ci rinchiude nella rievocazione di spazi siderali
e mondi sconosciuti rivissuti
in un caleidoscopico tunnel cinematografico.
Arriva Barbarella con la sua aria naif da anni 60.
Piccola  e ingenua Barbarella che ti concedi a tutti
ma nessuno ti possiede veramente.
Eroina di un mondo immaginifico e interstellare
lontano dalle miserie del disagio sociale digitale.
Regina-soldatessa di un pianeta lontano
dove angeli ciechi sono prigionieri di squallidi labirinti
di subumani schiavizzati e
rivoluzionari cospiratori pasticcioni
.
Cara Barbarella parlami del tempo che fu
in questa finzione cinematografica scrausa.
Impara a fare l’amore allungando il braccio
e ingoiando la pillola del piacere.
Barbarella adesso sei vecchia e hai smesso i panni
dell’attivista anni 70 come della bambola di plastica.
Portami nel regno dei sogni a sognare con la Regina nera
Dammi la chiave invisibile per aprire le porte dei sogni
invasi da lisergiche fantasie d’altri tempi.
Lasciami con gli angeli perchè
“Un angelo non fa l’amore ma è l’amore”

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Ritorno dal passato

Ma è ancora il tempo dei letterati.
Il romanticismo con la sua rivolta luciferina
non gioverà veramente che alle sue avventure
dell’immaginazione.
A.Camus- L’uomo in rivoltà-

Risveglio stanco da un vecchio sogno dimenticato.
Abbandono la realtà squallida del mezzogiorno
per dedicarmi a questa avventura obliata.
Era di Giugno di 8 anni fa.
Le emozioni scorrevano veloci come
i litri di alcool inebriante.
Mersault aveva finito le avventure
e i tre intellettuali reclamavano un posto al mondo

TRE INTELLETTUALI
Stanco e spossato sta questo
incompiuto romantico
sognando imprese migliori e memorabili.
Ma quello  di cui ha bisogno
è solo un lavoro, un amore
e un pò di tranquillità.

Tipico borghesuccio da quattro soldi
che si crede un grande incompiuto
e noi, professionisti del niente,
lo amiamo e lo accogliamo come
uno della nostra schiatta
senza chiedergli onéri o glorie.

Un amore mancato e mai avuto,
Un animo sensibile e irriquieto,
un impulsivo desideroso,
simpatico e vanitoso.
Amico di tutti, nemico di nessuno,
nemico di se stesso.

FEMME FATALE
Non avrai le mie belle membra,
non avvrai il mio cuore.
Una libellulla leggiadra
fluttuante e civettuola.
Nessuno può avermi,
nessuno può possedermi
ma pretendo le tue attenzioni.

Mi nutro della tua anima
e dei tuoi baci mancati .
Chiamami ossessione,
sarò la tua maledizione.

MERSAULT
Godi maledetta.
Le mie parole ti fanno vanto
e mi schianto nell’impossibilità d’averti.
Alla luce morente del giorno

dedico la mia vita,
non prima di mezzodì
mi levo trafitto e arrabbiato
contro il mondo e i suoi deliri
di prepotenza e di mercato.

Pronto a cantarti,
pronto a desiderare
Un caldo bacio verso l’orizzonte rossastro
che eternamente scompare.

Godi, maledetta, godi.
Altri versi, altre carezze
mi allontaneranno da te.
E tu, perfida meretrice,
al primo buzzuro sicuro di sè
ti abbandonerai
manco fosse l’amore della tua vita.

Permettimi soltanto
Di averti con me tra le frasche,
abbandonando i miei compagnoni
al grido di “ViVA IL SOCIALISMO”
che mai ho vissuto
e che non so cosa sia
ma che dalle ingiustizie
del mondo mi affranca e conforta.

Poi tutto venne dimenticato
lasciando amici e false illusioni
affrontando la mondialità e
perdendo la mia identità nella
Babele Globale.

Mi ritrovo qui a bere tristemente.
Te ne sei andata portandoti tutte le mie illusioni
E i tre intellettuali sono operai specializzati.

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Sono tornato- una lettura


Chi è tornato? Lui,
il “Duce” Benito Mussolini.

Impossibile? E invece sì, e costui si è materializzato nei pressi di Porta Alchemica di Piazza Vittorio
dove tre bambini giocano a pallone.
Lui è ritornato dal passato per ritrovarsi nella Roma odierna anche se crede di essere ad Addis Abeba.
Dov’è la “stirpe italica” tanto decantata? Chi sono costoro?
Sono i “nuovi” cittadini romani che vivono quotidianamente la città
mentre i romani “de Roma” stanno altrove ma non si vedono.

Lui è sempre più disorientato. Nessuno crede a questo individuo vestito da “Duce”
che adesso deve fare i conti col presente e con la sua rinnovata bramosia di riprendersi l’Italia.
Ma ormai l’impero è finito, la guerra è stata persa. L’Italia degli ultimi anni
appare come un insieme vorticoso delle facce dei 28 primi ministri dal 47 ad oggi.
Per Lui sono dei commedianti della democrazia che è ormai un cadavere putrescente.

Lui ha ormai in testa di riprendersi l’Italia e la provvidenza gli manda un documentarista-aspirante regista che lo porterà in giro per tutta la penisola per vedere cosa rimane dello spirito italiano.
Comincia così una carrelata di “italiani medi” di ogni città con i loro pregi e difetti.
Da adesso, tutti gli italiani incontrati per strada diventano commedianti  inconsapevoli di una tragicommedia da canale youtube
che diventa merce di scambio da proporre al network nazionale per lo sfigato documentarista.

L’idea piace. Lui diventa popolarissimo e cominciano le sue comparsate televisive.
Lui diventa il personaggio del giorno, il controverso protagonista da reality e da talk show
che tutti aspettavano e che ha fatto impennare l’audience del canale MyTV.
Gli Italiani gli chiedono di ritornare per cacciare via politici, immigrati e riportare il lavoro.
Tutti pare abbiano dimenticato il passato e sono presi da un eterno presente da immortalare in
innumerevoli “selfie” con costui che non può che essere un attore o un comico irriverente.
Eppure non è così. C’è chi ha ancora un poco di buon senso e diffida di costui
magari ricordandosi del nonno partigiano e non abboccando
al facile entusiasmo da trasmissione campione di ascolti canticchiando marcette militari.
Fra di essi c’è di sicuro l’anziana nonna che risplovera la sua “memoria storica” nonostante l’Alzaimer,  per ricordare con lucidità e rividere in lui un assassino
in quanto responsabile delle leggi razziali e delle persecuzioni nel ghetto di Roma.

Ma la gente non vuole ricordare e continua a glorificare il “duce” nei tanti selfie
e tanti applausi nel suo nuovo show popolarissimo.
Ma Lui non ricambia e dice chiaramente chi sono gli italiani di oggi:
” Eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni ritorno e vi ritrovo un popolo di analfabeti”, un popolo che ha una tecnologia avanzata nei televisori sottili ma che trasmettono “MERDA”.
Un popolo che si sente sempre solo nonostante i “media sociali” e che sta “chino a fissare un telefono”.

Eppure la gente apprezza questo buffone vestito in divisa perchè è un personaggio televisivo.
Superficiale e piatto come tutti i personaggi televisivi, di cui riprende i facili populismi che parlano alla pancia della gente, insomma un poco come vorrebbe essere l’italiano medio.
Ma a conoscerlo meglio tutte le cattiverie saltano fuori.
Lui che fino a ieri era osannato e ammirato da tutti, soprettutto dai credenti dell’Audience,
piano piano si rivela un assassino ma non per le leggi razziali o le persecuzioni, ma per aver ucciso un inerme cagnolino. Un mostro che uccide un cane diventa facile vittima dell’opinione pubblica
che ha sempre bisogno di un capro espiatorio da condannare
per assolvere la propria bestialità e perdonare la propria animalità.
Così c’è solo una colpa recente da espiare, dimenticando quelle storiche, davanti al pubblico dei buoni sentimenti della novella De Filippi perversa soggiogatrice…

Il film è un fedele remake del film tedesco”Lui è tornato” del 2015
di cui segue quasi minuziosamente battute e situazioni se non fosse
che prende degli sviluppi diversi ed è calato perfettamente nella realtà italiana.

Un film gradevole, forse con troppe pretese, che non lascia il tempo di riflettere immerso nel turbinio dei tempi televisivi, aggiungendo tanti slogan e frasi ad effetto che colpiscono l’attenzione ma non lasciano il tempo di riflettere e metabolizzare le parole.
I protagonisti sono tutti delle macchiette televisive, anche chi non sa di esserlo, che devono fare trasparire da subito le loro buone o cattive intenzioni senza sotterfugi perchè il pubblico deve capire senza infingimenti. Sono tutti televisivi e come tali devono essere consumati al più presto.
Rimane una tragicommedia che lascia l’amaro in bocca e qualche sorriso dolente.
Rimane una realtà in cui il desiderio dell’individuo del pubblico televisivo odierno non è quello di “vincere” o di fare un “glorioso cimento” ma di diventare un famoso cuoco provetto perchè, come dice Lui,
in Italia ormai non si pensa ad altro che a mangiare”, magari consumando l’ennesimo spettacolo d’intrattenimento patinato e imbellettato.
Non c’è tempo durante il film per il silenzio e per il suo potere da rivalutare,
oppure per rivalutare l’effetto delle parole come per ridare valore e nuovi valori alla Politica e ai politici.

Un film che riflette parzialmente sul nostro essere sempre connessi con il mondo globalizzato dimenticandoci chi siamo se non quando ci sediamo a tavola per mangiare, quando anche noi saremo protagonisti di un nostro personale show che saremo sempre propensi
a condividere con il resto del mondo fregandocene del silenzio e dell’anonimato.

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Razzismi di rete

Ricomincia la caciara da Elezioni politiche
e con essa si susseguono le dichiarazioni che colpiscono
( vedi Caso Fontana)
piuttosto che i casi di stupidità varia
( vedi rogo del pupazzo della Boldrini), ( la signora che non si fa visitare da un nero)
Sento il bisogno di scrivere alcune cose che faranno capire
che il fenomeno non va sottovalutato nè minimizzato.
Non sono mie considerazioni, preferisco lasciar parlare i libri:

il razzismo è un fenomeno tutta’altro che scomparso e marginalizzato.
esso va considerato in primo luogo come un fenomeno in cui tutti possono essere coinvolti
e di conseguenza va tenuto sotto osservazione, controllato e affrontato come fosse una malattia
incurabile del corpo sociale. Le cure possono intervenire di volta in volta sui sintomi,
cercando di reprimere da una parte tutte le espressioni di razzismo, di controllare le forme
di razzializzazione che si operano attraverso il linguaggio mediatico e istituzionale

Tratto da “Razzismi” di Daniele Petrosino.

Razzismo è un termine problema, un termine nel quale si incrociano e si scontrano una quantità di questioni.

Georges Mauco notava che “il termine razzismo sta assumendo un’estensione così ampia che lo troviamo riferito a qualsiasi situazione conflittuale.
Si arriva a parlare di razzismo anti-giovani o anti-vecchi…

Oggi il termine razzismo non esprime tanto la realtà di una razza quanto l’intolleranza verso lo straniero, contro chi è diverso, inferiore o in grado di minacciare la specificità del gruppo e l’egoismo stesso dell’individuo.
Il termine razzismo, nella vulgata antirazzista corrente, è stato così desemantizzato per generalizzazione abusiva.

tratto da Tuguieff, La forza del pregiudizio.

 

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L’ora più buia, una lettura

Anni bui e disperati si annunciano per l’Inghilterra,
l’esercito tedesco sta avanzando verso l’isola e la guerra è vicina.
In questo periodo difficile, il parlamento inglese ha sfiduciato sir Chamberlain
per aver sottovalutato il pericolo rappresentato dalla Germania nazista
In una seduta di parlamento burrascosa in cui i liberali chiedono le sue dimissioni.
Chi manca è proprio l’uomo che potrebbe mettere d’accordo conservatori e laburisti.
Un uomo che intanto sta in vestaglia nel suo appartamento a dettare telegrammi alla nuova segretaria.

Un uomo burbero, irrispetoso, imprevedibile e dal forte carattere che in passati ha pure commesso
errori grossolani e tante decisioni sbagliate.
Proprio lui, Winston Churchill, viene chiamato a formare un nuovo governo e a presiedere al gabinetto
di guerra per organizzare la difesa delle truppe.

Sono momenti difficili. Il già vecchio Churcill non è più giovane per prendersi in carico una responsabilità
così grande, in più non ha l’appoggio del Re Giorgio che diffida di lui.
Nei primi momenti è in balìa dei suoi ragionamenti troppo stravaganti e imprevedibili.

Capace di avere 100 idee di cui 96 sono delle idiozie e solo 4 sono dei colpi di genio.
Eppure su di lui cadono delle responsabilità enormi.
Un grande oratore, con un eccellente padronanza linguistica ma che è fin troppo sicuro
e arrogante se viene contraddetto. Con lui non si sa come ci si deve comportare dato che non sai se dalla
sua bocca possa uscire un insulto o un apprezzamento.
Il peso dele decisioni si fa sentire sul primo ministro quando si scontra contro i suoi vecchi nemici-alleati
di partito che aveva deciso di tenersi stretti per il loro aiuto e che, più o meno segretamente, vogliono costringerlo alle dimissioni.

Quando si troverà veramente solo, il nostro deciderà di scendere tra la gente e ascoltarla.

Prendere lo spirito inglese promettedo la sola cosa fattibile in tempi di guerra; combattere in tutti i posti.

Combattere per resistere,versare lacrime, sangue e sudore.
Non è più necessaria la diplomazia dei suoi compagni di partito, vale solo lo spirito combattivo e l’audacia.
Non si tratta solo di combattere fisicamente ma, alla fine, bisognerà e il primo ministro riuscirà a
“Nobilitare la lingua inglese e spedirla in battaglia”

L’interpretazione di Gary Oldman è esemplare. Il suo Churchill va oltre l’agiografia del grande statista presentando un personaggio non facile da capire, con le sue difficoltà, con le sue ossessioni per il bere e l’oratoria, con la sua solitudine e con la sua grinta. Gli altri interpreti sono tutti all’altezza del grande attore in un film che si gioca sui dialoghi epocali e sulla forza della parola in tempi duri e difficili.

L’antica arte dell’oratoria viene qui nobilitata per la grande prova della guerra e il nostro Churchill riprende Cicerone come lui stesso dichiara durante il film.

Una pellicola cha pare preparare tutti noi per il “grande cimento” grazie alla guida del grande saggio politico. Giusto questa figura che oggigiorno pare sia scomparsa e di cui si sente bisogno per affrontare non più i tempi di guerra ma i tempi del terrorismo globale.